Ricostruire la fiducia sociale

profughi

Venerdì scorso, in piazza Magnago, si sono radunati alcuni migranti definiti “fuori quota”. Fra loro anche donne e bambini. Il triste assembramento era successivo all’emanazione di una circolare, firmata dal responsabile delle politiche sociali della Provincia, Luca Critelli. Il testo è più o meno sintetizzabile così: ridurremo l’accoglienza temporanea di persone appartenenti a categorie “vulnerabili” e ciò creerà di primo acchito un maggiore numero di disperati messi da un giorno all’altro sulla strada. In tal modo, questa la speranza dell’estensore, Bolzano assumerà un volto meno ospitale e i profughi ci penseranno due volte, prima di scegliere la nostra città come loro destinazione o luogo di sosta. Ovviamente questa potrebbe essere considerata una ricostruzione tendenziosa, ma la presenza di quelle persone sotto la statua di Re Laurino testimoniava che, almeno nella sua prima parte, la sintesi non è poi molto lontana dalla realtà.

Cambio di scena, stavolta più mossa e cruenta. Gruppi di migranti si inseguono sui prati del Talvera. Alcuni sono armati di mazze e c’è un fuggi-fuggi di cittadini (tra i quali altri migranti, o comunque persone dall’aspetto esotico) spaventati da quello scoppio di violenza. Secondo l’interpretazione più accreditata erano persone in lotta per il controllo del territorio, quindi degli spazi che vengono solitamente occupati da chi è dedito a piccole attività criminali.

Qual è la connessione possibile, il contesto in cui collocare le due situazioni? A mio modo di vedere si tratta della dinamica di implicazione instaurata tra il restringimento della superficie di sostegno legale attribuibile alla categoria dei migranti e la sua degenerazione in termini di comportamenti manifestamente fuori legge.

La circolare della Provincia, in questo senso, era profondamente sbagliata, perché andava a intaccare il capitale di fiducia sociale senza il quale non è possibile affrontare i problemi posti dall’immigrazione. Bene, dunque, ha fatto il Landeshauptmann Arno Kompatscher a dichiarare che ne andranno rivisti alcuni criteri. Meglio ancora se ciò accadrà concordando una comune linea d’azione con i massimi rappresentanti delle istituzioni statali, a cominciare dal riconoscimento delle problematiche inerenti i “fuori quota”.

Aver riconosciuto l’errore commesso e aver cercato il dialogo con il Ministro Angelino Alfano è un primo passo importante. Adesso speriamo ne seguano altri.

Corriere dell’Alto Adige, 5 ottobre 2016, pubblicato con il titolo “Cambio di rotta responsabile”    

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