L’autonomia dissonante

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Settant’anni sono una buona misura di tempo per tracciare un consuntivo. Per farlo – parliamo ovviamente del consuntivo inerente lo stato di salute delle nostre autonomie provinciali, peraltro ancora inserite in una cornice regionale assai scricchiolante – bisogna comunque fare attenzione a scegliere con cura il punto di vista dal quale muovere. E qui il paesaggio appare dissonante, anche nel giorno di festa. Vediamo brevemente perché.

Se badiamo alle celebrazioni, ai discorsi di circostanza espressi in forma rituale, specialmente nei luoghi che hanno fatto “la storia”, e dunque in un certo senso cercano di trattenerne lo spirito, non ci sono problemi. Al solito ricade il discorso del “modello”. “L’accordo di Parigi – ha affermato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni – ha evitato che vi fosse un conflitto congelato nel cuore dell’Europa ed è precursore di scelte che hanno ispirato la crescita dell’integrazione europea”. Sorrisi, applausi, brindisi. Ma come sempre tra la mozione e l’atto si distende una discreta porzione d’ombra.

L’ombra, nella fattispecie, riguarda i lavori della Convenzione (Konvent) che avrebbe il compito di accordare la struttura esemplare dell’autonomia alle esigenze presenti e future. Nell’ultima seduta bolzanina del gruppo dei trentatre è emersa una frattura evidente tra le competenze di chi sta operando in quel contesto e l’azione politica – animata da un gruppo di senatori sudtirolesi e trentini – concretizzatasi in un disegno di legge costituzionale già depositato in Parlamento. Una mancanza di comunicazione che ha generato stupore, incertezza e malintesi, tanto da far affiorare un dubbio radicale: è utile tentare di stimolare dei cambiamenti dal basso, ossia favorendo la partecipazione dei cittadini, se poi le decisioni che contano vengono comunque prese in modalità top-down?

Il presidente Kompatscher e il senatore Palermo hanno cercato di gettare acqua sul fuoco, ribadendo che l’elaborazione a più livelli della riforma è perfettamente compatibile con l’istanza partecipativa della Convenzione, quindi hanno auspicato che, a partire dai prossimi incontri, i parlamentari possano palesare meglio la propria funzione di guida. A questo punto, però, si tratta di agire molto in fretta e con grande chiarezza, perché altrimenti la frattura indicata potrebbe allargarsi in una voragine fatta di sfiducia e disinteresse per le sorti dell’autonomia appena festeggiata.

Corriere dell’Alto Adige, 7 settembre 2016

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