Il necessario passo avanti

Bianchi

In tema di accoglienza dei migranti faremmo tutti un grande passo in avanti se la discussione non si arenasse, come spesso invece purtroppo accade, tra favorevoli a priori e contrari per partito preso. Si tratterebbe insomma di adottare quel punto di vista utilitaristico (rivolto a massimizzare i benefici collettivi, senza distinzioni di sorta) che il sociologo Luigi Manconi ha di recente sintetizzato in un volume (“Corpo e anima”, Edizioni minimum fax) dal significativo sottotitolo “Se vi viene voglia di fare politica”: “La sottrazione allo stato di marginalità del maggior numero possibile di migranti (…) costituisce la garanzia essenziale per disinnescare il cortocircuito tra condizione di miseria sociale e reazione di quegli stessi soggetti a rischio”.

Sottrarre alla marginalità i “migranti” – termine in ogni caso generico, includente anche quello di “profughi” – significa però anche un’altra cosa, ossia impedire che si radicalizzi in senso comune la percezione di “usurpatori” di diritti (per giunta ai danni degli autoctoni), sciaguratamente sempre più attribuita ai soggetti che avanzano una legittima richiesta di accoglienza.

Forse occorre chiarire il punto teorico con un esempio. Qualche giorno fa il sindaco di Laives, Christian Bianchi, ha escluso che il comune da lui guidato possa offrire a breve scadenza ospitalità ad un numero anche minimo di profughi, e che in ogni caso ciò sarebbe vincolato alla precondizione di conferire loro un ruolo di utilità pubblica. La posizione di Bianchi non è priva di ambiguità. Da un lato il sindaco appare interpretare l’inaccettabile rifiuto a cooperare al fine di distribuire su tutto il territorio provinciale la quota di accoglienza prevista dagli accordi con lo Stato nazionale (si tratta, ricordiamolo, dello 0,9 per cento del totale). Dall’altro la spiegazione punta ad una condivisibile definizione delle clausole di post-accoglienza, in realtà l’aspetto più lacunoso del sistema italiano, visto che consente ancora la chiusura a riccio delle comunità che hanno gioco facile nel ritenere alquanto labile l’implementazione di programmi strutturati di sostegno all’integrazione sociale ed economica dei titolari di protezione.

Per uscire dall’ambiguità, allora, è necessario che anche Bianchi faccia un passo avanti e proponga di fornire il suo pieno appoggio al piano di distribuzione provinciale dei profughi corredandolo di qualche buona idea per il loro proficuo impiego. Siamo convinti che ci riuscirà.

Corriere dell’Alto Adige, 11 agosto 2016

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