Scambiarsi un segno di pace

Musulmani in chiesa

La presenza dei fedeli islamici nelle chiese cattoliche, registrata domenica anche in regione, è estremamente positiva. Non è la prima volta che le due comunità religiose si scambiano segnali di avvicinamento o esprimono volontà di dialogo. Senza scomodare il più eminente ricordo storico al riguardo — il viaggio di San Francesco in Egitto e Palestina nel 1219, durante la quinta crociata — basti qui accennare all’esistenza del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, istituito da Papa Paolo VI nel 1964, che prevede fra l’altro una speciale commissione per le relazioni tra cattolici e musulmani.

Quanto accaduto domenica, però, appare molto forte alla luce di una tendenza narrativa, affermatasi anche in alcuni ambienti che Papa Bergoglio ha definito afferenti al fondamentalismo cattolico, in margine ai ripetuti casi di violenza islamista. Secondo tale prospettiva, l’unico modo per ridurne l’impatto sarebbe osteggiare la presenza dell’islam, comunque sia declinato sui nostri territori, perché ormai ci troviamo in aperta guerra di religione. Ciò implicherebbe però anche concedere al presupposto nemico una porzione non piccola di vittoria, vale a dire quella generica e generalizzante data dall’assimilazione di ogni monoteismo alla sua vocazione assolutistica («Non avrai altro Dio al di fuori di me»). Prevenire la degenerazione assolutista di qualsiasi monoteismo sembra diventato dunque il compito principale del dialogo interreligioso. Ogni speranza di pace verrebbe infatti meno se si affermasse che il compito di qualsiasi fede consiste nel rinserrarsi entro i propri confini, forzando la logica del confronto nella dialettica distruttiva dell’assimilazione o dell’annientamento.

Come ha ben scritto Adriano Sofri: «Noi non crediamo né vogliamo far credere di stare combattendo una guerra di religione. Noi non siamo affatto disposti a riconoscere ai jihadisti dell’Isis alcun titolo a parlare e agire in nome di tutto l’islam. Dunque noi dobbiamo combatterli e sconfiggerli, prima di tutto nei territori di cui si sono impunemente impadroniti, perché sono nemici dell’umanità. Noi non combattiamo una guerra di religione, combattiamo per la libertà religiosa, di qualunque religione». In quel «noi» Sofri include esplicitamente i cittadini di tutto il mondo che stanno dalla parte «giusta», senza distinzione etnica o di fede. Ed è su tale piano che va costruita l’alleanza vincente contro l’oscurantismo.

Corriere dell’Alto Adige, 4 agosto 2016

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...