Il perimetro democratico

Fisch Kompatscher 2

Arno Kompatscher e Heinz Fischer

Sabato prossimo, durante la sua visita ufficiale, il Presidente della Repubblica austriaca prenderà visione anche del percorso museale ricavato negli ambienti sottostanti il Monumento alla Vittoria di Bolzano. La circostanza è molto significativa, perché Heinz Fischer, giunto al termine del suo mandato, non è certo un capo di Stato qualunque. La sua venuta appare inoltre quantomai propizia almeno per due motivi contingenti.

Come ricordava ieri il nostro Toni Visentini, appena un mese fa gli elettori transalpini hanno concesso all’indipendente-verde Van der Bellen una risicata preferenza sul candidato del partito della Libertà, Norbert Hofer, pronunciatosi ripetutamente, e con scellerata leggerezza, a favore della riapertura della questione sudtirolese. Se Hofer avesse prevalso, se cioè ad imporsi fosse stata l’opzione più estremista e identitaria, è indubbio che avremmo avuto effetti destabilizzanti anche al di qua del confine, proprio mentre il tema della frontiera è tornato a costituire un problema nelle relazione diplomatiche tra Italia e Austria. Lo scongiurato pericolo (ammesso sia davvero scongiurato, incombe infatti lo spettro dei ricorsi) dà quindi alla visita di Fischer il senso pieno della riaffermazione di un principio da salvaguardare al cospetto dei resti, opportunamente storicizzati, del passato di violenza e intolleranza che essi documentano. Si tratta, in sostanza, della piena assunzione di una responsabilità da sottolineare in modo costante e solenne, perché l’antifascismo costituisce il cemento delle nostre democrazie.

Ad accompagnare Fischer nel ventre del Monumento – ecco il secondo punto di rilievo – sarà Renzo Caramaschi. Il nuovo sindaco di Bolzano e il suo vice, Christoph Baur, hanno di recente rilasciato alcune dichiarazioni per così dire equivoche su CasaPound, movimento che dal fascismo continua a trarre un riferimento non solo storico, bensì addirittura prospettico. Ieri, meglio tardi che mai, hanno chiarito come non ci sia alcuna apertura politica. Tracciare un discrimine, all’interno del perimetro democratico, tra quel che è tollerabile, perché porta al suo sviluppo, e quel che invece ne mina ideologicamente le basi non è un dovere civile trascurabile o solo politicamente corretto. L’ideologia fascista non smette di essere ripugnante perché i suoi adepti sono votati, ripuliscono i giardinetti e all’occorrenza indossano una camicia hawaiana con fare scherzoso. Come ha ribadito il Landeshaptmann, ogni sdoganamento istituzionale di CasaPound è “inconcepibile e impensabile”. La visita di Fischer al Monumento alla Vittoria sia colta come un’occasione per affermarlo con la massima decisione.

Corriere dell’Alto Adige, 23 giugno 2016

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