La vittoria della consapevolezza

Contro Aeroporto

La partita sul referendum per l’ampliamento dell’aeroporto si è conclusa, come sappiamo, con la vittoria schiacciante dei contrari. A caldo, l’attenzione dei commentatori si è soffermata maggiormente sulle ragioni – e le giustificazioni – di chi ha perso, lasciando per così dire in ombra l’esame delle motivazioni dei vincitori, dai primi visti come il popolo di coloro i quali dicono o direbbero sempre “no” a tutto. In realtà è possibile dare una lettura diversa, per una volta ipotizzando che la partecipazione, tutto sommato consistente, e il risultato siano scaturiti da una consapevolezza basata su informazioni più attendibili e circostanziate di quelle propagate dai favorevoli. Ridotto all’essenziale: chi ha votato “sì” l’ha fatto fidandosi di vaghe promesse di crescita, gli altri avevano invece chiarissimo almeno il concetto di ciò che non volevano.

Una prova indiretta di quanto affermato è rinvenibile nell’atteggiamento adottato dal Landeshauptmann, il quale nelle settimane precedenti il voto si è molto speso per convincere i cittadini della bontà del “suo” progetto di legge, ma poi, proprio a ridosso del 12 giugno, ha intuito che la rimonta non era più possibile ed è stato costretto ad ammettere di aver sottovalutato ampiezza e radicamento del fronte contrario. Col senno di poi, sarebbe però bastato sfogliare l’opuscolo illustrativo divulgato dal Consiglio provinciale per accorgersi di un dato saliente. Mentre infatti la parte del “sì” si concludeva con una parata di personaggi eccellenti, espressione quindi di uno strato privilegiato, quella del “no” dava voce alla gente comune, animata dai reali sentimenti presenti e diffusi su tutto il territorio. Aver sottovalutato questo aspetto è sicuramente l’errore principale di Arno Kompatscher, e rende perspicuo il divario tra il desiderio di pochi e le preoccupazioni di molti.

Una notazione ulteriore va fatta poi ad un livello più generale. Chi decide di puntare a una maggiore partecipazione deve mettere in conto che, almeno su certe questioni, si sviluppi un volume di ricerca autonomo, in grado di erodere il potere delle tradizionali (e verticali) agenzie di formazione del consenso. Non è ovviamente una tendenza priva di rischi – il più rilevante dei quali è costituito dal noto fenomeno della resistenza emozionale a qualsiasi tipo d’intervento effettuato nel proprio cortile – ma contrastarla non migliorerebbe la situazione. Lo stesso Kompatscher, seppur a denti stretti, ha del resto assicurato di aver recepito il messaggio degli elettori in vista delle scelte future da adottare per l’utilizzo dello scalo aeroportuale.

Corriere dell’Alto Adige, 18 giugno 2016, pubblicato col titolo “La fabbrica del consenso”

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