L’idiosincrasia non è un progetto

Caramaschi Tagnin

In vista del ballottaggio di domenica, non sono poche le domande che turbano un elettorato già stanco e sfibrato. Il metodo con il quale verrà insediato il nuovo sindaco del capoluogo altoatesino esprimerà l’effettiva volontà popolare? Indipendentemente dal responso delle urne, egli riuscirà a ottenere poi la maggioranza di voti consiliari indispensabile alla formazione della sua giunta? In pratica due facce di un’unica medaglia, ma la distinzione è utile per sgranare i problemi dei quali occorre prendere coscienza al fine di capire ciò che può accadere dopo il 22 maggio.

Per quanto riguarda il metodo, la polemica è stata innescata da Giovanni Benussi e poi si è alimentata anche dalla parte di centrodestra raccolto attorno alla candidatura di Mario Tagnin, allorché è diventato chiaro che si sarebbe riformato il consueto asse Svp-Pd. Da tale punto di vista, in effetti, il voto di domenica potrebbe avere scarsa influenza, poiché è difficile immaginare che un eventuale successo del candidato di Uniti per Bolzano e Lega possa riuscire a ribaltare gli accordi già stipulati tra le forze sinora unite nel governare la città. Dovendo rispettare la legge elettorale vigente (che, come noto, non attribuisce alcun premio di maggioranza), sarebbe in ogni caso improprio parlare di un tradimento della volontà popolare. Piuttosto, bisogna constatare ancora una volta come il centrodestra — presentandosi diviso — abbia mancato la possibilità di giocarsi la partita davvero alla pari.

Renzo Caramaschi, dunque, ha incassato per tempo l’appoggio di Svp e «Io sto con Bolzano» di Angelo Gennaccaro. Permangono, tuttavia, dubbi che potremmo definire di natura idiosincratica. Il nodo da sciogliere concerne ancora l’inclusione (auspicata da Caramaschi) o l’esclusione (richiesta dalla Svp) dei Verdi, che intanto hanno comunque sciolto la riserva e annunciato la volontà di dare il loro apporto governativo. L’allergia della Svp agli eco-sociali inerisce un contesto più ampio, proiettato già sulle provinciali del 2018, nel tentativo di nuocere a un concorrente insidioso. Forse stavolta, però, il partito di raccolta, almeno a livello cittadino, dovrebbe ridurre il proprio impulso a considerarsi onnipotente. Non è infatti scontato che l’allestimento di una «grande coalizione», dall’identità politica più sfumata o dai confini costantemente variabili, chiuderebbe il varco ad esiti incerti. Forse rappresenterebbe, al contrario, un incerto navigare a vista.

Corriere dell’Alto Adige, 19 maggio 2016

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