Le ragioni di un successo

Bonazza Puglisi Trigolo

Per spiegare il successo elettorale di CasaPound è utile andare oltre lo stereotipo esplicativo inerente l’avanzata dei «fascisti del terzo millennio». Preoccuparsi significherebbe ben poco se non riuscissimo anche a comprendere perché ciò sia accaduto, al fine di individuare strategie di contenimento.

La prima questione da chiarire riguarda proprio la valutazione critica dell’etichetta politica che gli stessi esponenti di CasaPound rivendicano con orgoglio allorché vengono chiamati «fascisti». Vittorio Foa, uno dei padri della Repubblica nata dall’antifascismo, ha scritto: «Il fascismo è stato un fenomeno storico che ha avuto un inizio e una fine e farlo diventare una categoria ideologica è un errore pericoloso. Il male nuovo che c’è non si chiama fascismo. Credo che il male, l’intolleranza, la pulizia etnica e altro ci siano e vadano combattuti, ma se io le chiamo fascismo sono portato a rivedere le vecchie lotte e non le nuove». Analisi corretta, ma occorre una precisazione ulteriore. Può accadere, infatti, che la novità abbia bisogno d’indossare vecchi indumenti consunti, soprattutto se essi, in determinati contesti, sono tuttora portatori di una carica polemica (dunque attraente) capace di sfidare il pensiero dominante.

Per quanto riguarda Bolzano o, meglio, per molti suoi abitanti, in prevalenza di lingua italiana e residenti nelle zone lontane dal centro, il pensiero dominante è rappresentato da una certa versione ufficiale dell’antifascismo che qui ha assunto storicamente un duplice profilo: da un lato quello raccontato dalla «minoranza egemone», identificata con il potere provinciale «tedesco» ritenuto, a torto o a ragione, responsabile di aver emarginato la popolazione «italiana» da ogni scelta essenziale; dall’altro quello sostenuto da una sinistra oggi perdente, accusata non solo di essere succube del potere «tedesco», ma anche di praticare l’ideologia «buonista» dell’accoglienza dei migranti che lucrerebbero sui «nostri» servizi sociali per darci in cambio il «degrado».

Se a queste due micidiali componenti vittimistiche sommiamo il «darsi da fare» dal basso, ovvero gli esempi di un attivismo che tende a saltare con disprezzo la mediazione politica, schierandosi a fianco dei cittadini «indifesi», abbiamo tutti gli ingredienti principali di un successo che non potrà essere contrastato efficacemente senza prendere sul serio le sorgenti problematiche dalle quali si è finora costantemente alimentato.

Corriere dell’Alto Adige, 11 maggio 2016

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One thought on “Le ragioni di un successo

  1. Partiamo dall’inizio, in fondo poco tempo fa. Il partito che si rifaceva al fascismo, in termini elettorali era riuscito a superare costantemente il 20% nella città di Bolzano. All’interno di quel “piccolo partito di massa” c’era già tutto l’armamentario ideologico classico di un partito di destra. In più, come sempre avviene storicamente in situazioni di esasperato nazionalismo e di contrapposizione etnica era stato “eletto” dagli italiani come campione contro la sopraffazione degli altri: i cattivi tedeschi. Evaporato il grosso moderato degli elettori, recuperati o rassegnati ormai alla “pacificazione”, resta il “residuo alogenico” dello zoccolo duro, il più ideologizzato e razzista. Niente di nuovo!

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