Un abbraccio che piace a pochi

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Nel suo intervento rivolto agli elettori italiani, pubblicato venerdì 15 aprile sul Corriere dell’Alto Adige, il candidato sindaco della Svp Christoph Baur ha scritto che la sua proposta non deve essere intesa come un ritorno al passato, alludendo cioè all’ultimo governo cittadino esercitato da un borgomastro di lingua tedesca, Julius Perathoner, bensì come un gesto innovativo, da compiere per “rompere gli schemi”. Il passo saliente della sua esposizione contiene persino una sfumatura autocritica: “I vecchi schemi riguardano anche i comportamenti del partito che rappresento, la Svp, che sta facendo grandi passi nel superare l’idea di doversi assumere a Bolzano responsabilità solo per i cittadini di lingua tedesca e ladina”.

Ci si potrebbe chiedere realisticamente in cosa consistano questi “grandi passi”, al fine di saggiare la credibilità di una tale apertura. L’ha subito fatto, per esempio, il candidato sindaco del Pd, Renzo Caramaschi, il quale non ha peraltro trovato difficoltà nel rispondere: “Se io volessi candidarmi con la Svp, loro non me lo consentirebbero in quanto italiano. Però dagli italiani, adesso, vogliono i voti. Eppure nel loro statuto c’è scritto che tutelano i tedeschi e i ladini, quasi che noi fossimo una razza inferiore”. Dunque un palese “no, grazie” connotato da infastidito sospetto.

È indubbio che la campagna elettorale non offra la migliore superficie d’appoggio per approfondire tale discussione, data soprattutto l’ipersensibilità nei confronti delle paventate “invasioni di campo”. Inoltre, facendo distillare il contenuto delle dichiarazioni di Baur con il fuoco polemico di Caramaschi, il precipitato che si ottiene è più omogeneo di quanto sembri, riducendosi in sostanza alla questione del primo passo: deve essere la Svp a procedere a una riscrittura dei suoi principi costitutivi, prima di poter esprimere posizioni più inclusive, oppure il credito rispetto a quest’apertura deve essere accollato interamente agli “italiani”, scommettendo cioè a scatola chiusa su un cambiamento per adesso soltanto annunciato?

Come si vede, si tratta ancora di semplici speculazioni che non lasciano presagire nulla di nuovo. Contrariamente a quello che in genere si dice, la mancanza di coraggio, la permanenza all’interno dei vecchi schemi e degli automatismi legati all’interesse nel mantenere una “rappresentanza divisa” caratterizza la società altoatesina e sostiene, anziché depotenziare, il discorso dei politici. Prendiamone atto senza accusare sempre gli “altri” di frenare uno sviluppo che, in realtà, ben pochi vogliono. 

Corriere dell’Alto Adige, 19 aprile 2016

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