Il raziocinio arma vincente

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Gli incresciosi fatti del Capodanno di Colonia hanno riacceso la discussione sull’integrabilità dei cittadini di religione islamica nel nostro tessuto sociale. Il fronte di coloro i quali ritengono che ciò sia di fatto impossibile, a causa di un’alterità culturale irriducibile, ha ricavato così nuova linfa polemica. Ciò accade proprio nel momento in cui la parola Gutmenschen (“buonisti”) – utilizzata generalmente contro chi è invece favorevole all’accoglienza – è stata in Germania dichiarata Unwort des Jahres, la parola peggiore dell’anno, responsabile di avvelenare e rendere impraticabile il dibattito pubblico.

In effetti non esiste niente di più sterile che ribadire la cementificazione dei diversi modi di considerare il tema dell’integrazione ricorrendo a formule che squalificano l’avversario. Se la delicatezza e la complessità della problematica fosse davvero percepita per quel che è, tale pessimo costume si dissolverebbe nel paziente riconoscimento delle difficoltà da affrontare volta per volta.

Contestualmente, un altro atteggiamento da emendare risiede nel reagire solo emotivamente o senza effettiva cognizione di causa davanti a tutti quei fenomeni che solo una fantasia scopertamente interessata potrebbe ascrivere al problema sopra menzionato. Due esempi recenti, occorsi in Trentino e in Alto Adige, ne illustrano il meccanismo. Il primo, del quale si è reso protagonista il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi, riguardava una protesta episodica di alcuni profughi alloggiati nel campo di Marco in relazione al tipo di cibo ricevuto. “Diamogli da mangiare carne di maiale a colazione, pranzo e cena”, è stata la proposta del consigliere rivestita da rozzo disprezzo. Allo stesso modo, in occasione di una pacifica manifestazione islamica tenutasi a Bolzano per celebrare la nascita di Maometto ed esibire cartelli di invito alla reciproca tolleranza, i leghisti locali non hanno trovato di meglio che agitare l’infondato sospetto di trovarci in presenza di intollerabili esibizionisti scesi in strada per intaccare l’identità culturale della città.

Abbiamo un’unica possibilità per ridurre la spinta destabilizzante del fondamentalismo: adoperare tutto il raziocinio di cui siamo capaci al fine di discernere quel che è realmente pericoloso (e perciò senz’altro da combattere) e quindi non offrire spunti di opposizione identitaria quando non è neppure necessario. Rafforzare il nemico con la propria stupidità non è mai stata una strategia vincente.

Corriere dell’Alto Adige/Corriere del Trentino, 16 gennaio 2016

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