Liste civiche. Un vademecum

Picasso

Chi sarà, come sarà il prossimo sindaco di Bolzano? Chiederselo adesso, a ridosso del commissariamento che ha sancito l’impossibilità di avviare la terza legislatura capitanata da Luigi Spagnolli, potrebbe sembrare inopportuno. Un’impresa quasi disperata.

La città vive con sbigottita disillusione – quasi un ossimoro – la fine di un’epoca e non appare ancora capace di immaginarsi un futuro politico praticabile. Di più: proprio dal fallimento di una certa politica, generalmente intesa come la politica tout court, si è originata la situazione attuale. Ci troviamo a poggiare i piedi su un terreno visibilmente desertificato e quel che manca non sono solo le persone in grado di additarci l’ulteriore cammino, ma persino le idee per individuarle.

Almeno una cosa appare però già molto chiara. Il comune discredito della politica a denominazione partitica produrrà un profondo rimescolamento delle carte e, con ciò, l’adesione all’unica forma di partecipazione in grado di eludere, anche se magari solo in apparenza, i più usuali codici di riconoscimento. Se dunque finora abbiamo avuto il fenomeno della creazione di liste civiche – paradigmatica quella a sostegno del sindaco uscente – cresciute in buona sostanza all’ombra dei partiti, il meccanismo con ogni probabilità s’invertirà, e stavolta saranno i partiti a nascondersi e raggrupparsi dietro lo scudo di nuove liste civiche.

Anche se sussiste il rischio che il tutto si risolva in un’operazione di sconsolante facciata, possiamo provare così a suggerire qualche criterio utile all’elaborazione di una proposta più incoraggiante.

Innanzitutto, sarebbe bene se le future liste civiche non annoverassero personaggi che sono stati in primo piano nel recente o remoto passato. I cittadini sono stanchi di veder passare e ripassare sotto le loro finestre le medesime facce, soprattutto quelle che in questi anni hanno cambiato sponda e colore. Parimenti disdicevole, poi, sarebbe verificare tangenze – se non addirittura appartenenze – a gruppi d’interesse consolidato. Utilissimo conoscere in anticipo l’opinione dei futuri candidati su questioni tuttora aperte (pensiamo alla vicenda Benko), molto meno spacciare per opinione ciò che magari è un’aperta (o peggio, occulta) militanza. Infine, ci piacerebbe che la vecchia sfaldatura etnica venisse superata non solo a parole, ma da un autentico profilo interculturale, in grado di liberare Bolzano (e in prospettiva la provincia) dal peggiore dei suoi automatismi.

Corriere dell’Alto Adige, 17 ottobre 2015

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