La Catalogna non è il Sudtirolo

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Le elezioni regionali svoltesi domenica in Catalogna hanno espresso il loro verdetto. I partiti favorevoli alla secessione, alcuni di loro uniti per l’occasione in un ventaglio che abolisce la distinzione classica tra destra e sinistra, hanno chiaramente prevalso. Secondo Ricard Palou, editorialista di El Punt, il maggiore quotidiano catalano, “l’indipendentismo ha incassato una vittoria inappellabile in una giornata storica che condizionerà il futuro della Catalogna e della sua relazione con lo Stato spagnolo”. Prendere atto di tale esito può aiutarci anche a chiarire alcuni riflessi che il voto catalano – come lo fu quello, di segno contrario, scozzese – avrà certamente in Sudtirolo.

Dando per scontate le reazioni entusiaste del tradizionale fronte patriottico, quel che si tratta di capire è se una via catalana sarebbe comunque praticabile anche dalle nostre parti. Cavarsela in modo sbrigativo, cioè semplicemente asserendo la non sovrapponibilità delle due particolari esperienze, non basta. Al contrario, è utile accennare a una comparazione proprio per dimostrare come l’ipotesi secessionista, a seconda dei differenti contesti, si configuri in prospettive completamente diverse.

Tanto per sfiorare l’aspetto più eclatante, ciò che distingue l’indipendentismo catalano da quello sudtirolese è la trasversalità politica alla quale accennavo all’inizio e la forte opzione inclusiva (là non si ragiona mai di gruppi linguistici contrapposti, per esempio) che dunque incontra il favore di non pochi progressisti. Tutt’altro scenario in provincia di Bolzano. Qui la popolazione continua ad essere frammentata in universi culturali scarsamente integrati e in quasi settant’anni di regime autonomistico (quarantacinque, se li contiamo a partire dall’entrata in vigore del secondo statuto) il cosiddetto “patriottismo costituzionale”, evocato di tanto in tanto dai nostri massimi referenti istituzionali, risulta incomprensibile per la maggioranza dei cittadini. Su simili basi, pensare di poter costruire qualcosa di anche solo lontanamente somigliante a quanto stanno facendo i catalani equivale all’intenzione di edificare un palazzo di venti piani su una sottile lastra di ghiaccio.

Commentando a caldo l’esito del voto della Catalogna, Sven Knoll ha scritto sul suo profilo facebook: “Katalonien zeigt wie es geht” (La Catalogna ci mostra come funziona). Peccato si sia scordato di aggiungere che è proprio l’ingombrante esistenza di politici come lui a rendere per il Sudtirolo il progetto impossibile e francamente indesiderabile.

Corriere dell’Alto Adige, 29 settembre 2013

2 thoughts on “La Catalogna non è il Sudtirolo

  1. “I partiti favorevoli alla secessione hanno chiaramente prevalso”
    Gabriele, in un referendum il 47,8% significherebbe sconfitta, non trionfo.
    Non a caso i titoli più usati sono “vittoria a metà”, “vittoria zoppa”, ecc.
    Inoltre è evidente che i separatisti di sinistra (Cup) non condividono nulla del programma politico dei separatisti maggioritari (destra liberista di Cdc), oltre al comune desiderio di realizzare uno stato sovrano. Un po’ poco per amministrare la cosa pubblica.

    “là non si ragiona mai di gruppi linguistici contrapposti, per esempio”: opinabile.
    Uno dei motivi di conflitto è proprio che l’insegnamento della lingua spagnola a volte passa al terzo posto dopo catalano e inglese.
    La Catalogna è molto più simile all’Alto Adige di quanto si pensi.

    In Scozia questi due problemi non esistono. Quello dei nazionalisti scozzesi è l’unico modello concreto e praticabile. L’unica cosa che manca è la capacità di applicare alla Scozia il modello decentrato. I nazionalisti tendono paradossalmente a ragionare centralisticamente. Però il dibattito anche su quel versante esiste, come esiste la volontà di rimediare.

  2. lingue o dialetti possono diventare frontiere invalicabili, indipendentemente dal grado di affinità, se la volontà di una o entrambe le parti è quella di dividersi, non capirsi, scontrarsi, costruire un muro di diffidenza e paura.
    Gli spagnoli non si sentiranno MAI a loro agio in uno stato catalano indipendente, se dovesse restare al potere la destra che ha monopolizzato il governo della Catalogna fino ai nostri giorni, mentre molti inglesi residenti in Scozia hanno votato pro-indipendenza perché non si sentono trattati con sufficienza o disprezzo.
    Questa è la differenza sostanziale.
    Non esiste un disagio inglese in Scozia

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