L’Euregio zoppicante

euregio

Se l’Euregio fosse un vascello non sapremmo in quali acque farlo navigare. Un giorno – quando si fa festa e vengono pronunciati grandi proclami – sembra il mare aperto del futuro che si ricongiunge a quello, non meno vasto, del passato; l’indomani però lo spazio improvvisamente si richiude e il mare diventa una pozzanghera, anche se agitata da venti furiosi. Non ci fossero importanti decisioni da prendere, tale schizofrenia istituzionale potrebbe risultare innocua e trascurabile.

Di pozzanghera si è trattato per esempio la scorsa settimana, allorché dal tentativo di organizzare un incontro “transfrontaliero” sullo scottante tema dei profughi ne è nato un bisticcio tra sudtirolesi e tirolesi del Nord, questi ultimi colpevoli, a detta dei primi, di aver invitato a loro insaputa anche i colleghi trentini. L’iniziativa è stata in particolare contestata al presidente del Landtag tirolese, Herwig Van Staa, che si era proposto di coinvolgere il collega Bruno Dorigatti. E fortuna che poi Dorigatti si è sfilato adducendo impegni di altra natura, ché altrimenti avremmo avuto un incidente diplomatico addirittura più penoso. Risultato: a rimetterci è stata solo la stampa – in particolare il quotidiano Südtiroler Tageseitung, che ha raccontato la vicenda – accusata dallo stesso Van Staa di scarsa serietà.

Eppure, sottolineare la bassezza di simili polemiche non è praticare sterile giornalismo voyeuristico o rivelare retroscena che sarebbe meglio tenere celati. A fronte di situazioni come quelle che stiamo vivendo, ci piacerebbe avere la sensazione di essere guidati da un ceto dirigente consapevole della delicatissima responsabilità alla quale si trova esposto. Una responsabilità che evidentemente non può essere banalizzata da insulse ripicche sulla gerarchia di certi ruoli, come se si trattasse di discutere su chi ha la precedenza e su chi invece deve restare dietro la porta. Detto ancora più semplicemente: senza vera cooperazione inutile illudersi di risolvere qualcosa, figuriamoci i problemi più seri.

“Il significato delle crisi sta nell’indicazione, da esse fornite, che l’occasione per cambiare strumenti è arrivata”. La citazione di Thomas S. Kuhn è tratta da un libro di epistemologia (“La struttura delle rivoluzioni scientifiche”), ma sarebbe bene tenerne conto anche in altri ambiti. Qui il paradosso è che la strumentazione apparentemente sussiste – l’Euregio come entità geopolitica –, però non siamo in grado di tirarla fuori quando serve davvero, oppure sbagliamo puntualmente l’occasione per farlo.

Corriere dell’Alto Adige, 22 settembre 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...