Il Ferragosto di Franz Thaler

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Tra gli avvenimenti storici più rilevanti del Ferragosto 1945 contiamo: l’Imperatore Hirohito annuncia la resa incondizionata del Giappone, ponendo fine alla seconda guerra mondiale; la Corea viene liberata dopo che il governo dell’Impero giapponese ha accettato i termini di resa dettati dagli alleati; l’Indonesia proclama l’indipendenza dai Paesi Bassi e Achmad Sukarno ne diventa il primo Presidente. Esiste però anche una storia minuta che merita ugualmente di essere ricordata. L’ha fatto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, indirizzando al sudtirolese Franz Thaler un biglietto di auguri per il giorno – si tratta proprio del 15 agosto 1945 – in cui egli tornò nella sua Val Sarentino dopo la terribile prigionia nei campi di sterminio nazisti.

Franz Thaler è molto noto in Sudtirolo ma il gesto di Mattarella, si spera, potrebbe contribuire a risvegliare qualche coscienza assopita a sud di Salorno. La sua vicenda si legge in un piccolo libro – intitolato “Unvergessen” in lingua tedesca, quindi tradotto da Raetia con “Dimenticare mai” – da lui stesso scritto dopo il suo fortunato rimpatrio. Ecco le scarne note che lo presentano: “Perdonare sì, dimenticare mai. Ispirato da questa massima Franz Thaler, classe 1925, racconta gli anni più bui della sua vita. Nel 1939, durante le Opzioni in Alto Adige, il padre di Thaler decide di rimanere in Italia invece di emigrare nel Terzo Reich. Da un giorno all’altro il giovane Franz si trova in balia dei maltrattamenti dei nazisti altoatesini e dei loro simpatizzanti. Pur essendo un Dableiber – un restante – e quindi un cittadino italiano, nel 1944 gli viene recapitato l’ordine di arruolamento nell’esercito di Hitler, spingendolo a fuggire sulle montagne. Solo quando il pericolo di rappresaglie contro la sua famiglia si fa concreto Thaler si costituisce. È l’inizio di una travagliata odissea che lo porterà, passando per varie carceri, fino al campo di concentramento di Dachau e, temporaneamente, nel lager satellite di Hersbruck. Tornerà a casa nell’agosto del 1945; un ventenne dal fisico martoriato e dall’animo affranto”.

Oggi quel ventenne ha già spento novanta candeline, fa parte dunque della sempre più esigua schiera dei sopravvissuti, e sicuramente avrà accolto con piacere il riconoscimento del Presidente della Repubblica, il quale gli esprime “ideale partecipazione e sincera commozione”. Una lezione anche per tutti coloro i quali, immuni dall’aver provato sulla propria pelle le devastazioni di una dittatura e l’abominio della discriminazione, ancora si baloccano con simboli e idee che non cesseranno mai di condannarle.

Corriere dell’Alto Adige, 14 agosto 2015

Pubblicato con il titolo: Mattarella omaggia Thaler, il “resistente” antinazista

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