No room for the weak

BambinoQuesta immagine era pubblicata sull’edizione odierna del Corriere della Sera. Si tratta di una “pietà”, con tutta evidenza. Una pietà inconcepibile, visto che il Cristo rappresentato è un bambino (si tratterebbe dunque della vittoria di Erode). Purtroppo però non si tratta di un simbolo religioso, né tantomeno di una sua elaborazione artistica. È la spaventosa realtà, la miserevole realtà della nuova banalità del male. Quando l’ho vista, stamani, mi sono commosso. Guardandola, mi ha soprattutto colpito il fatto che il bimbo fosse completamente vestito. Mi sono immaginato i gesti amorevoli, anche se magari frettolosi, della madre o del padre, prima della partenza. Di notte fa freddo, sul mare. E anche se il viaggio magari viene compiuto in una stiva, ammassati gli uni agli altri, ovunque regna un freddo inestinguibile. Ma quei gesti di protezione non sono serviti, perché there’s no room for the weak. No, oggi non c’è alcuna protezione per il debole. L’immagine parla dunque essenzialmente di noi, che non sappiamo offrire protezione neppure ai bambini, che abbiamo voltato le spalle ai deboli, e li lasciamo affogare.

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