Sante alleanze e nuove crociate

Frattini BiancofioreConsultando la pagina di Wikipedia dedicata all’ex ministro degli Esteri Franco Frattini leggiamo: «Il 22 ottobre 2010 dichiara all’Osservatore Romano che l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam dovrebbero allearsi per contrastare l’ateismo, da lui definito, nella stessa intervista, un fenomeno perverso, al pari dell’estremismo».

Riformulando liberamente alla luce degli ultimi sviluppi politici: sancire la santa alleanza dei tre monoteismi sarebbe un’impresa sicuramente più facile che mettere sotto un unico cappello Forza Italia, Fratelli d’Italia, CasaPound, AltoAdige nel Cuore e Lega Nord. Tante sono le sigle che intendono concorrere alle prossime elezioni comunali di Bolzano nell’ambito del centrodestra, e mi scuso se ne ho dimenticata qualcuna. Per quanto poi riguarda il ruolo del perverso fenomeno estremistico da contrastare, è chiaro che qui dovremmo chiamare in causa la «coppia di fatto» Pd-Svp, da anni al governo della città e della Provincia proprio a causa della pochezza programmatica e del sempre più scarso consenso elettorale raggiunto dai suoi litigiosi competitors.

Il nome di Frattini ha cominciato a circolare allorché Michaela Biancofiore si è accorta che la candidatura di Alessandro Urzì, proposta dal coordinatore di Forza Italia Enrico Lillo e da lei in un primo momento addirittura avallata, non riscuoteva l’entusiasmo sperato. Risultato: anche Lillo si è sentito offeso dall’ennesimo intervento esterno di Biancofiore e adesso c’è la seria minaccia che neppure quel minimo comun denominatore garantito dalla candidatura di Urzì riesca a frenare l’emorragia delle polemiche e dei risentimenti incrociati.

C’è però un ulteriore colpo di scena. Pensando a un «big nazionale», Biancofiore ha scoperto un nodo irrisolto e discriminatorio nella legislazione delle elezioni in provincia di Bolzano. Chi non risiede qui continuativamente da quattro anni non può essere eletto sindaco. Finora nessuno ci aveva fatto soverchio caso, ma con il profilarsi all’orizzonte di un candidato d’importazione (il cui nome è peraltro tenuto segreto da Biancofiore) il problema diventa macroscopico e la battaglia assurge alla dimensione di una crociata contro l’apartheid voluta dal «califfato oscurantista dell’AltoAdige» (testuale). Come dire: l’obiettivo era il povero Lillo, ma guarda un po’ quale bersaglio si riesce a colpire.

Sul fatto che il requisito dei 4 anni sia incostituzionale ora più o meno tutti lo ammettono. Sullo sfondo, intanto, rimane la città con le sue esigenze e i suoi problemi.

Corriere dell’Alto Adige, 6 marzo 2015

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