Lo scheletro nell’armadio di Magnago

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Silvius Magnago è considerato un po’ il padre della patria sudtirolese. Si deve a lui, infatti, l’accanita ricerca di una soluzione politica al lungo contenzioso tra Stato italiano e popolazione locale di lingua tedesca e ladina. Ricerca alla fine coronata con l’ottenimento del secondo statuto d’autonomia e persino con il conferimento di un titolo onorifico, nel 1991, da parte del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Se questa è la parte in luce della sua vita, c’è però anche una parte in ombra. Nel 1940 l’allora ventiseienne Magnago presentò presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna una tesi di laurea dal titolo più che esplicito: “I reati contro la razza ed il patrimonio biologico ereditario nella legislazione nazional-socialista“. L’informazione è contenuta nel profilo biografico di Magnago disponibile su Wikipedia (nella versione tedesca però è omessa), eppure in rete non si trovano altre indicazioni utili a saperne qualcosa di più, manca per esempio il nome del relatore*, e anche le pubblicazioni monografiche mi pare sorvolino tutte sul punto specifico. Considerando l’anno di presentazione e il contesto politico (nel 1940 l’Italia è ancora saldamente in mano al fascismo e la stesura del “Manifesto della razza” risale a due anni prima) sembrerebbe scontato poter affermare che la tesi di Magnago non contenga spunti critici. Per il futuro difensore della minoranza alla quale aveva “deciso” di appartenere, una posizione che l’ha portato ovviamente a praticare in seguito un deciso anti-fascismo, la persecuzione su base razziale di altre minoranze, in pratica l’essenza dell’ideologia nazi-fascista, non costituiva dunque un problema ma solo un modo per concludere gli studi e aprirsi alla carriera futura?

* Aggiornamento: Massimiliano Boschi mi ha inviato un link che rimanda a una pubblicazione in cui si accenna alla tesi di Magnago e se ne indica il relatore: Guido Battaglini. Inoltre, il lavoro di Magnago viene definito “l’unico esempio, ad ora noto, di attenzione scientifico-accademica alla normativa razziale tedesca”.

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3 thoughts on “Lo scheletro nell’armadio di Magnago

  1. A quando un esauriente articolo su quei politici italiani (tanti, purtroppo!) che da ferventi ed attivissimi fascisti sono improvvisamente divenuti campioni di democrazia dopo il 25 Aprile 1945?

  2. Tema noto. Ogni cambio di regime impone un cambio di guardaroba. E in Italia i vestiti si cambiano con grande facilità.

  3. Voci di paese raccontano che Magnago sarebbe passato dall’esaltazione per la camicia nera a quella marrone in breve tempo; e da ultimo alla stella alpina, facendo rapidamente carriera. Si dice che ad un congresso SVP fosse stato fischiato da un dableiber sarentinese in costume per il suo passato, apparentemente passato inosservato ai più. Più di un genuino antifascista notò la cosa, ma lo scontro “etnico” non permetteva a critiche di questo genere di arrivare a fondo. Il rappresentante della minoranza sudtirolese era “blindato”…
    Che poi Magnago fosse un uomo più affascianato dall’ autoritarismo che dai diritti individuali è dimostrato anche dalla scarsa considerazione che ebbe delle lettere degli attivisti torturati in carcere…

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