Se la Pepsi batte la Coca Cola

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Il succo di quello che potrebbe sembrare una vera rivoluzione l’ha espresso Lorenzo Baratter, capogruppo regionale del Patt, di professione storico, gradito collaboratore dell’Athesia: “A volte la Pepsi batte la Coca Cola”.

Sotto il velo dell’irriverente comparazione commerciale la battuta rivela il legittimo orgoglio per l’accordo sottoscritto lo scorso 17 novembre dal Presidente Ugo Rossi con la ministra italiana all’istruzione Stefania Giannini al fine di potenziare, mediante l’estensione progressiva della metodologia Clil, l’apprendimento plurilinguistico nelle scuole trentine. Dal 2020, ecco l’ambizioso traguardo, gli studenti a sud di Salorno dovranno essere in grado di muoversi in un “ambiente trilingue”, in un certo senso ergendosi a maestri dell’altra provincia autonoma, cioè quella di Bolzano, pur dotata dalla storia e dalla composizione sociale dei suoi abitanti di maggiori possibilità. Possibilità in effetti tutt’ora però mai colte a sufficienza.

Una simile comparazione è ovviamente suggestiva, ma forse inopportuna. Certo, l’encomiabile slancio plurilinguistico dei trentini fa risaltare, per contrasto, le tradizionali pastoie e i consueti psicodrammi in tema di apprendimento linguistico dei bolzanini. Stabilire il perimetro di una gara tra le due province confinanti, magari puntando all’enucleazione di coefficienti numerici come quelli in uso per stilare le classifiche sulla qualità della vita (dove già Trento ha ormai preso a staccare Bolzano), ci farebbe tuttavia perdere di vista l’essenziale. Non di competizione abbiamo infatti bisogno per raggiungere un livello sempre più alto e diffuso di plurilinguismo all’interno della nostra regione, ma semmai di cooperazione, mettendo dunque in rete esperienze e concrete opportunità di scambio.

Chiediamoci allora piuttosto che cosa possa dare l’esempio trentino a Bolzano e cosa Bolzano a Trento. In primo luogo, occorrerebbe innestare l’atteggiamento più disinvolto e ormai sgombro di timori sedimentati dal passato conflittuale dei primi nelle strutture ancora ingessate del sistema scolastico altoatesino, offrendo al contempo la possibilità di trasferire in terra trentina quelle risorse umane effettivamente plurilingue utili a velocizzare l’implementazione degli aggiornamenti didattici ai quali puntano i “Welschtiroler”. A quasi sessant’anni dal Los von Trient sarebbe anche un modo per ricucire in modo intelligente e futuribile le membra dell’antica unità andata in frantumi con lo scoppio della Grande Guerra, quando le diverse lingue finirono purtroppo per dare origini a cruente e durature trincee identitarie.

Corriere dell’Alto Adige, 9 dicembre 2014 (pubblicato col titolo “Plurilinguismo in salsa trentina”)