Una storia comune

heimat

Ricorre in questi giorni uno degli anniversari più gravi della recente storia sudtirolese. Si tratta del famigerato accordo sulle “opzioni”, ufficialmente sottoscritto a Roma il 21 ottobre del 1939, con il quale fascisti e nazionalsocialisti decisero di organizzare l’eliminazione di quello che, con orrido linguaggio razzista, si usava definire “elemento allogeno”.

La vicenda delle “opzioni” ha lasciato un trauma profondo nella psicologia sociale dei sudtirolesi di lingua tedesca e ladina, tanto da essere a lungo, in pratica fino alla fine degli anni Ottanta, sepolto sotto una coltre di reticenza. Il motivo è complesso. Coloro i quali, plasmati dalla propaganda nazionalista, decisero di abbandonare il Sudtirolo scoprirono ben presto che la fratellanza di lingua e di sangue promessa oltre il confine del Brennero non era che un tragico abbaglio. Nella maggioranza dei casi si trattò di un esilio amarissimo. Infatti – sia a causa dell’esplosione del secondo conflitto mondiale, sia recependo i primi racconti delle condizioni di vita patite dai sudtirolesi espatriati – il fenomeno subì ben presto un forte rallentamento. Ma le difficoltà ci furono ovviamente anche per chi decise di restare. Etichettati come “Walsche”, e dunque traditori della stirpe, dai “Weggeher” (“coloro che vanno via”), la loro fedeltà alla Heimat era messa a dura prova dalla perdurante condizione di assimilati ai quali veniva negato il riconoscimento della diversità culturale.

Sono occorsi ben 50 anni prima che nel mondo di lingua tedesca le ulcere prodotte dalle “opzioni” venissero evidenziate per poter essere finalmente curate con l’aiuto di ricerche e documentazioni storiche più obiettive. Un esame all’inizio doloroso e poi compiuto con maggiore serenità, fino alla recente pubblicazione del libro Option und Gedächtnis. Errinnerungsorte der Südtiroler Umsiedlung 1939 a cura di Eva Pflanzelter (edizioni Raetia), che raccoglie ulteriori testimonianze dalla voce ancora udibile dei protagonisti di allora.

E da parte italiana? Al di là di qualche lodevole eccezione – si ricordi il bel volume Le opzioni rilette – Die mitgelesenen Briefe, uscito l’anno scorso grazie all’impegno dell’associazione culturale La fabbrica del Tempo o qualche contributo scientifico isolato apparso in opere a scarso carattere divulgativo – continua a sopravvivere la percezione che, quando parliamo di “opzioni”, trattiamo in definitiva una storia che non ci riguarda. Eppure non è così, o lo sarebbe soltanto al prezzo di non comprendere che anche la decisiva implicazione italiana nell’evoluzione di quei fatti lontani ha bisogno di essere rielaborata e chiarita in modo da illuminare un tratto essenziale della nostra personale difficoltà a sentirci responsabile parte di questa terra.

Corriere dell’Alto Adige, 22 ottobre 2014

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