Il sondaggio rischia di essere un imbroglio

Il 27 ottobre, data delle elezioni provinciali, si avvicina. Süd-Tiroler Freiheit ha deciso però di sovrapporre alla campagna elettorale, impostata secondo il modello della democrazia rappresentativa, anche una campagna di tipo referendario, chiamando cioè i cittadini a esprimersi con un sì o un no in merito all’autodeterminazione. Si tratta in realtà di un imbroglio ed è utile spiegare perché.

Non è escluso che, tra quanti parteciperanno al sondaggio sull’autodeterminazione promosso dal partito, i più ingenui credano di contribuire in qualche modo a modificare lo status di appartenenza del Sudtirolo all’Italia. In realtà la domanda è posta in modo ambiguo, cercando di stabilire soltanto se sussista la volontà maggioritaria di poter esprimere un’opinione al riguardo, cosa che non ha certo bisogno di essere certificata, visto che le opinioni sono libere. L’imbroglio consiste nel confondere un piano meramente formale, che concerne la possibilità di applicare l’istituto della democrazia diretta anche al tema dell’autodeterminazione, con un’operazione di natura geo-politica. Essendo posto esclusivamente secondo la prospettiva di Süd-Tiroler Freiheit, il tema stesso si riduce in definitiva a miccia per infiammare di nuovo una disputa ideologica — favorevoli versus contrari all’Italia — presentandosi come semplice propaganda partitica. Così facendo, a mio parere, si danneggia sia l’immagine della democrazia diretta, sia paradossalmente anche la causa autodeterministica che davvero potrebbe avere avvocati più avveduti di Klotz & co.

Esiste poi un altro aspetto dell’imbroglio che lo rende, se possibile, ancora più eclatante. Ogni voto dovrebbe essere segreto e individuale (una persona, un voto). Christoph Moar, l’esperto informatico dei Verdi, è riuscito a dimostrare che per quanto riguarda il sondaggio di Süd-Tiroler Freiheit, eseguibile anche online, non sono stati previsti i necessari parametri di sicurezza. Sarebbe cioè abbastanza semplice manipolare il risultato mediante l’attivazione di votanti multipli. Se poi gli stessi organizzatori volessero smascherare l’inganno, ha spiegato Moar, ciò comporterebbe il controllo dell’identità di chi ha votato, con la conseguente vanificazione del principio della segretezza. Affondati dalla critica, gli esponenti di Süd-Tiroler Freiheit hanno adesso deciso di ritirare provvisoriamente il referendum online, confermando che di reale imbroglio si trattava. Ma anche se verranno perfezionati i meccanismi di sicurezza, le obiezioni formali esaminate in precedenza non perderanno comunque peso.

Un vero disastro, insomma, proprio in un momento in cui chi sostiene la causa della democrazia diretta — sta terminando in questi giorni la raccolta delle firme per contrastare la legge approvata in Consiglio provinciale con i soli voti della Svp — fa fatica a mobilitare un numero sufficiente di cittadini.

Corriere dell’Alto Adige, 7 settembre 2013

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