Una sosta da rendere piacevole

Stazione di Servizio

Sull’ultimo numero del settimanale “ff” è pubblicata un’interessante inchiesta di Norbert Dall’Ò sulle aree di servizio autostradali, in particolare le 23 distribuite lungo il percorso della A22.

Parlando con i frequentatori più abituali, per esempio i camionisti, gli impiegati o anche semplicemente osservando le strutture presenti, il giornalista dipinge un quadro scoraggiante. E la conferma delle impressioni negative arriva da una sorta di esame puntuale delle varie voci fornite per offrire una valutazione qualitativa più oggettiva: il carburante costa al litro in media 10 centesimi in più rispetto alle stazioni di servizio collocate altrove; si tratta di luoghi nei quali non è possibile riposarsi, manca l’ombra e non esistono spazi per bambini; la merce esposta, generalmente scadente, è carissima mentre il cibo in certi casi è improntato alla peggiore cultura del fast-food. C’è scarsa traccia, infine, di un plausibile richiamo alla specificità dei luoghi attraversati dal malcapitato ospite. Uniche note positive: servizi igienici puliti e un ottimo, nonché economico, caffè.

Il dato curioso è che il resoconto è stato pubblicato proprio nei giorni in cui, a livello nazionale, la società “Autostrade per l’Italia” ha varato una campagna improntata al rilancio delle aree di servizio: “Sei in un Paese meraviglioso. Scoprilo con noi”. In pratica, si vorrebbe trasformare questi siti in spot luccicanti “per regalare agli automobilisti esperienze di viaggio originali e coinvolgenti – sto citando il roboante testo che presenta l’iniziativa – e promuovere il turismo di qualità”. Fuochi d’artificio, insomma. Per adesso in forma di maxi-installazioni illustrative, alle quali però si aggiungeranno “affissioni, totem informativi e sistemi multimediali”. Tra le prime 13 aree di servizio selezionate al fine di lanciare l’ambizioso progetto, il nostro territorio brilla comunque solo per la sua assenza.

Fermiamoci però un momento a pensare (del resto stiamo parlando di luoghi – o meglio “non luoghi”, come direbbe Marc Augé – di sosta). Possibile che tra la situazione di decadenza raccontata dall’inchiesta di Dall’Ò e le promesse mirabolanti di “Autostrade per l’Italia” non sia praticabile un più sobrio compromesso?

Forse quello di cui c’è davvero bisogno è una via di mezzo, basata su quanto, alla fine, le aree di servizio dovrebbero semplicemente limitarsi ad essere. Che cosa cerca chi ha già fatto molti chilometri e molti altri ne dovrà ancora fare? Un’occasione per interrompere il viaggio, possibilmente in modo piacevole e rinfrancante, senza essere costretto a ripartire in tutta fretta con una smorfia di disgusto sulla faccia.

Corriere dell’Alto Adige, 20 luglio 2013

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