Le difficoltà di un deus ex machina

Prima francamente sorpreso. Ovviamente anche e soprattutto nel senso di piacevolmente stupito. Adesso progressivamente interessato, ho cominciato a seguire la campagna elettorale del candidato comune Svp/Pd Francesco Palermo nel collegio senatoriale Bolzano-Bassa Atesina.

Intanto bisogna subito dire che la candidatura del giovane professore si è annunciata alla maniera di un deus ex machina, cioè con l’effetto teatrale – in uso presso gli antichi greci – secondo il quale lo scioglimento di una trama intricata veniva prodotto mediante la comparsa di un evento inatteso. Sedato però il primo momento di sbigottimento e riportati sul tappeto dei duri fatti rimane un problema: nel proseguo della vicenda come si comporteranno gli uomini in carne ed ossa, ossia quelli che devono riconoscere nel nume una guida effettiva e non banalizzarne il messaggio?

Palermo, apprezzato dal ceto intellettuale e perfettamente a proprio agio quando si tratta di brillare in fatto di raisonnement costituzionale, non ha sinora mai avuto l’esigenza di confrontarsi con gli istinti grossolani di pance elettorali avvezze a digerire magari anche sassi, non certo però trattati di diritto comparato. Nei giorni immediatamente seguenti l’annuncio della sua partecipazione, bastava infatti accostare l’orecchio ai luoghi canonici nei quali il gorgoglìo epigastrico tende maggiormente a manifestarsi per cogliere segnali poco incoraggianti. A quei tedeschi restii ad accettare il nome di un italiano dietro il proprio simbolo di riferimento, e per di più spaventati dalle voci di posizioni pericolosamente progressiste su proporzionale e scuola bilingue attribuitegli al pari di accuse infamanti, si accompagnavano gli ammuffiti malumori degli italiani contrari per principio a qualsiasi “inciucio” con la Svp, come se in questa terra fosse peraltro possibile dare vita ad esperienze politicamente significative senza dialogare strettamente col maggiore partito sudtirolese.

Magari la pochezza delle candidature alternative non sembra mettere a repentaglio la riuscita dell’operazione, le considerazioni critiche alle quali accennavo non dovrebbero essere comunque sottovalutate. La riforma dello statuto d’autonomia – che costituisce l’obiettivo strategico posto alla base dell’accordo “garantito” dal profilo di un candidato scelto praticamente ad hoc – sarà un’impresa difficile, tale da richiedere non solo molta pazienza e competenza, ma anche un più largo coinvolgimento dei soggetti finora impigliati nella duplice retorica dello stato nazionale da restaurare nelle proprie ormai sorpassate prerogative o dell’indipendentismo formato discount che sottovaluta tensioni e lacerazioni sempre pronte a riemergere.

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22 thoughts on “Le difficoltà di un deus ex machina

  1. Che Palermo sarà eletto lo sanno anche i sassi, e forse neanche con tanti voti in meno rispetto a Peterlini. Certo che, se parliamo di come è nata la candidatura, proprio di due partiti che hanno organizzato le migliori primarie (un pelo taroccate quelle del PD…), per Palermo hanno rispolverato il cencellismo

  2. No, ma infatti la mia preoccupazione non riguarda tanto l’elezione… è il discorso generale che abbisogna di un maggiore puntellamento.

  3. Commento di parte interessata, ovviamente. Come sempre Gabriele coglie un punto importante. Mi sono posto (e continuo a pormi) queste stesse domande e non posso che giungere sempre alla medesima conclusione: si tratta di un’occasione non facile ma straordinaria di fare un salto di qualità in questa terra, mettendo mano allo statuto in modo condiviso e creando un consenso comune per l’autonomia. Il metodo, ancora più del contenuto, è rivoluzionario. Se la cosa funziona è un’ottima notizia, e sarà per me un onore aver dato un contributo importante. Se non funziona, mi dispiacerà perché credo che si sarà perso un treno che forse non ripasserà più, ma personalmente non cambia niente. A qualcuno che in questi giorni (sono pochi, per la verità) mi dice che non vota un italiano (peggio se si chiama Palermo, ho sentito anche questa) o non accetta accordi con la SVP rispondo che non mi sforzerò di convincerlo a cambiare idea.
    Questa candidatura (anche se nata in extremis, in modo del tutto inaspettato, dopo che i partiti si erano posti veti incrociati, senza primarie, ecc., tutta roba che non mi riguarda) la vedo come quelle dei tempi dei romani o della repubblica di Venezia: una sorta di servizio limitato nel tempo e nei contenuti per provare a dare un contributo in un settore in cui ho accumulato un po’ di esperienza e competenza.
    Mi hanno cercato perché non di partito, e quindi fedele all’impegno resto fuori dalle beghe politiche. Finora funziona, confido che funzioni anche in seguito.

  4. Anch’io seguo con interesse le vicende della candidatura di Palermo. Praticamente e’ il candidato che incarna il patto SVP-PD; dal punto di vista intellettuale una candidatura di assoluto rilievo. Pero’ potrà parlare alla pancia dell’elettorato tedesco della bassa atesina?
    Il patto sostanzialmente mi piace; pero’ il momento non e’ un granche’. Il partito di maggioranza assoluta cerca ancora di uscire da tutti i fatti dell’anno scorso; e’ indebolito dalle lotte intestine fra ‘nuovo’ e ‘vecchio’, fra riformisti e tradizionalisti. L’Obmann Theiner e i suoi(mi viene in mente adesso soprattutto Karl Zeller) hanno fatto un notevole passo in avanti; tutto full risk.
    Specialmente Theiner in queste elezioni si gioca tutto; se l’SVP non supera lo sbarramento del 20% regionale e se i candidati propri non sfondano allora la vedo buio per l’autunno. L’accordo non e’ solo osteggiato dai soliti separatisti ma in parte anche dai media tedeschi e da certi correnti economici, liberal di destra all’interno del SVP; loro forse preferirebbero una campagna blockfrei o adirittura una che quasi rincorre gli Freiheitlichen.
    Comunque e’ una corsa all’interno della quale si intrecciano diverse vicende.
    La direzione che deve prendere il partito; la gestione delle riforme e del rinnovamento. Il volto della futura autonomia; territoriale per tutti o gli uni contro gli altri? La scelta del futuro Landeshauptmann; Theiner, Kompatscher o forse la signora della Val Pusteria, Helga Thaler Ausserhofer?
    Se il PD e l’SVP sono vincenti allora si procede nella direzione tracciata da Palermo, Theiner e Zeller; vedasi l’articolo ff:
    ” Sicher ist es eine Neupositionierung, wenn man feststellt, dass wir nicht nur ein neues Autonomiestatut angehen wollen, sondern dass wir dieses neue Autonomiestatut gemeinsam mit den Italienern schreiben wollen.”

    “Theiner aber riskiert Kopf und Kragen?
    Zeller: Das ist richtig. Mir täte es leid, wenn sein mutiger Schritt nicht honoriert wird. Aber ich glaube nicht, dass das passiert. Die Zeit ist reif für dieses Projekt.”
    http://www.ff-online.com/ausgaben/03-399/der-dritte-mann/
    Dai separatisti non mi aspetto niente; gli Freiheitlichen in bassa atesina fanno una campagna del ‘L’unico candidato tedesco del senato e’ quello nostro’; che la dice lunga sul Freistaat aller drei Sprachgruppen’. Chi crede ancora a fantasie seccesioniste postetniche basta che segue la campagna in bassa atesina e oltradige; dovrà ricrederci.
    Sara’ a livello italiano e locale una sfida all’ultimo voto; in posta c’e’ tanto; non meno che il futuro; mia opinione.

  5. @ martin: Giusto, e tutto vero (quella sui Freiheitlichen è bella: se necessario – spero di no – la userò, se me lo permette). Unica precisazione: non ho intenzione di parlare alla pancia dell’elettorato, né di quello “tedesco”, né di quello “italiano”, ma di parlare alla testa. Se costerà voti pazienza. Ma provare a fare quello che non si sa fare (l’amicone delle pacche sulle spalle che si interessa alle vicende di ogni maso) e in cui non si crede forse paga ancora meno.

  6. Bello il commento di Francesco Palermo; che personalmente stimo molto.
    Pero’ su’ un punto non sono d’accordo; penso purtroppo se che non funziona perderemo molto di più di un treno. Siamo al bivio. Se in febbraio non funziona secondo me la politica dell nostra provincia tornerà indietro degli anni ottanta. La parte nell’SVP che vuole questo famoso Terzo Statuto scritto insieme con gli italiani ne uscirebbe indebolita e prenderanno il sopravvento le correnti che concepiscono l’autonomia solo per se e contro tutti gli altri. E’ una sfida.
    Pero’ sono fiducioso; il Sudtirolo/Alto Adige oggi e’ diverso e più evoluto. La gran parte capisce che non esiste evoluzione positiva degli uni senza gli altri; men che meno mettendo gli uni contro gli altri.

  7. @Martin non credo affatto che queste elezioni siano un bivio. Al Senato i candidati SVP (Palermo compreso) sono più che blindati e saranno determinanti per la maggioranza. E anche se la SVP alla Camera non riuscisse a raggiungere il 20% non sarebbe certo un dramma, il Sammelpartei possiede un apparato mediatico in grado di far ricadere la colpa sulla concorrenza

  8. @Oscar Ferrari
    Ok; i candidati al senato son’ blindati. Pero se l’SVP malauguratamente non riuscisse a mandare onorevoli a Roma le colpe ricadrebbero sul Obmann e naturalmente sull’accordo SVP-PD. Quell’accordo ha un sacco di nemici e i più pericolosi non sono i Freiheitlichen ma quelli all’interno del partito; quelli che aspettano null’altro che un passo falso delle punte odierne. In questo caso le carte verranno rimescolate, l’accordo pluriennale verra ‘stracciato’ e Palermo si ritroverà si a Roma ma senza interlocutori locali al potere.
    Non si tratta solo di mandare Palermo al Senato; il progetto che sta a cuore a Palermo, Zeller e Theiner ecc. e’ il Terzo Statuto. Secondo me l’unica via realmente percorribile; il resto e’ il ritorno nelle trincee etniche; strada che a Qualcuno all’interno del SVP non dispiacerebbe.

  9. @Martin. In ogni caso, finirà con la solita solfa di sempre, la SVP cercherà sempre di ottenere i risultati goccia a goccia, stando attenta a mantenere la questione sudtirolese sempre aperta, rappresenta la sua ragion d’essere. Un po’ come Bubka, che faceva i record mondiali un centimetro alla volta, incassando ogni volta il premio. Un terzo statuto che chiuda la faccenda non interessa a nessuno, o meglio al massimo a quelle poche centinaia di persone che voteranno per me

  10. Sbaglio o la Volkspartei entra anche senza superare il 20%? Secondo me sarà il primo partito della “coalizione che supera il 10%” ad avere meno del 2%, quindi secondo porcellum dovrebbero passare anche quei candidati (che in proporzione al risultato saranno 2, 3 o 4). A sto punto il PD quei seggi glieli garantisce comunque (sempre ammesso che io non faccia qualche errore di omissione). Penso che il prossimo statuto non potrà esser scritto solo da italiani e tedeschi e ladini più o meno buoni, ma dovrà accogliere anche il contributo di quelli tra noi, e siamo tantissimi, che ormai intendono l’essere altoatesino qualcosa di diverso. Parlo di chi, a prescindere dal proprio sviluppo intellettuale, si sente legato ad un territorio ed innamorato del proprio essere un po’ nord un po’ sud, un po’ preciso e un po’ geniale, il tutto inserito in un prezioso contesto europeo. Litigare su toponomastica, proporzionale etnica e scuola bilingue per quelli fa già parte di un secolo passato…

  11. Oscar, ci terrei a farti passare questa informazione: il cosiddetto terzo statuto (qualunque cosa esso significhi) non è stato tolto da un paragrafo del famoso libro di Fukuyama, quello sulla “fine della storia”. Quindi non è che si tratta di “chiudere la faccenda”, ma di dare una riordinatina a un assetto istituzionale che – e sarebbe bello avere molta chiarezza su questo – non sembra più offrire tutte le garanzie dovute al cospetto di tempi cambiati e che sicuramente ancora cambieranno (quindi si tratta di qualcosa già di per sé transitorio). Le poche persone che voteranno per te (ma io ti auguro che siano molte di più) lo fanno per esprimerti una meritata simpatia, non per altro.

  12. @Uwe Staffler

    Nun gut; ich habe das Gesetz so verstanden; an anderer Stelle wurde das so auch diskutiert und am Ende ist man zum Schluss gekommen daß die SVP die 20% Hürde nehmen muß. Aber ohne Gewähr; lasse mich gerne vom Gegenteil überzeugen. Aber das porcellum ist wirklich kompliziert; dieses Wahlgesetz gefällt mir aus vielen Gründen nicht. Mit dem Rest Deines Beitrages weitgehend einverstanden; wir brauchen eine ganzheitliche Sicht auf die Autonomie. Aber anfangen zu schreiben müssen sie zuerst einmal Experten und die repräsentativsten Exponenten der Autonomisten; unabhängig von der Zunge.

    @Oscar
    OK. La vertenza non sarà mai chiusa; in un territorio popolato da più etnie ci sarà sempre chi si appellerà ad una vertenza non chiusa. Etnia e’ insieme con religione una delle caratteristiche più intime e forti di un essere umano; per qualcuno la presenza dell’altro sarà sempre un problema ‘irrisolto’. Per me, per Te e per tanti altri e’ una ricchezza, una risorsa; ma per ancora altri sarà sempre un problema. Non possiamo farci niente.

    PS: Gestern hatte ich eine interessanten Fernsehabend:
    Österreich I – Vom Reich zur Republik
    http://tv.orf.at/orf3/stories/2569563/
    Interessante come funziona il discorso del etnia.

  13. Gadilu, chiaro che si tratta di un’imprecisione, e ancora non è niente al confronto del “ve lo diamo noi il terzo statuto, dopo il los von Rom e il los von Trient ecco il los von Brüssel”. Il fatto è che l’annessione alla Svizzera sarebbe quanto di meglio potremmo fare sotto tutti gli aspetti, e a votarla saranno solo quelli che mi trovano simpatico

  14. Se poi parliamo di Palermo, mi preoccupa un po’ che per garantirsi un’eventuale rielezione (mica detto che la prossima legislatura duri tanto), potrebbe doversi dimostrare più realista del re, appiattendosi sulle posizioni SVP

  15. Oscar, ma per fare l’annessione alla Svizzera ci vuole il consenso della Svizzera. Ok, domanda sciocca. Perdona. Fai finta di non aver sentito…

    Se Palermo si appiattisce sulle posizioni della Svp butta un po’ alle ortiche la sua carriera di studioso che non mi sembrerebbe finitissima. Perché mai uno dovrebbe essere così sciocco? Palermo farà quel che potrà, e se non potrà farlo tornera a fare quello che ben faceva. Chiaro, no?

  16. Oscar, un giro in Parlamento mi pare più che sufficiente. Se funziona e si fa la riforma, bene per tutti, se non funziona significa che non c’erano le condizioni e ci penserà qualcun altro. Come testimonia la mia candidatura, certezze nella vita non ce ne sono, ma mi sembra probabile che la SVP (o il PD) quel seggio poi lo rivorrà per se. Insomma, niente di più lontano da me di pensare a una eventuale rielezione. Semmai nel Nationalrat svizzero in caso di annessione, allora forse se ne potrà parlare, avranno bisogno di qualche riformina pure lì se si prendono un altro cantone.

  17. preso in parola, Francesco. Ti prometto che avrai un ruolo di rilevo nel nuovo cantone che, confinando con quello dei Grigioni, non potrà che essere degli Incanutiti e dei Pelati

  18. ci conto 🙂 vado in quota incanutiti, per ora. Spero di non passare nel frattempo sul versante pelati dopo essermi strappato i capelli con questa avventura….

  19. Uwe e Martin citano nei loro commenti il porcellum nel caso del mancato raggiungimento del quorum del 20% dell’svp a livello regionale.
    Effettivamente quella legge elettorale è stata formulata in un modo complesso, oltre alle soglie di sbarramento ci sono i primi di maggioranza per la coalizione vincente e salvataggi per il miglior perdente all’interno della coalizione. E’un meccanismo convulso che può portare a risultati inaspettati.
    Se l’svp arrivasse al 33% in provincia così come rilevato dall’agenzia incaricata dal “Dolomiten” e non supererebbe quindi la soglia del 20% a livello regionale e la coalizione di Bersani vincesse, l’svp potrebbe quale miglior perdente accaparrarsi parte del premio di consolazione a scapito di altre liste collegate come quella della sel (Florian Kronbichler).

  20. “Il fatto è che l’annessione alla Svizzera sarebbe quanto di meglio potremmo fare sotto tutti gli aspetti”

    Certo. Invece del “Un Tirolo da Kufstein a Borghetto” io lavorerei sul piú originario “Una Rezia dai Grigioni al Friuli”.

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