Migliorare la società civile aiuta la politica

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La politica non è la causa di ogni male e la società civile non è la causa di ogni bene. Piccolo gioco per scoprire l’espressione o la parola più abusata in questa campagna elettorale. Ogni dichiarazione breve è qualificata come un “cinguettio” (e guai a chi non semina su “Twitter” le proprie considerazioni sul mondo); al posto dei programmi sono spuntate come funghi le “agende”; una posizione appena un po’ più decisa, o comunque non perfettamente equidistante da ciò che un tempo chiamavamo “destra” o “sinistra”, è rubricata subito alla voce “estremismo”. Il vero fenomeno debordante è costituito inoltre dalla continua evocazione del ruolo quasi taumaturgico attribuito alla “società civile”. Formula tanto evocata quanto probabilmente poco compresa in tutte le sue implicazioni.

Ho fatto così una piccola ricerca. Alla voce “società civile” dell’enciclopedia Treccani on-line, Giuseppe Bedeschi scrive che per il pensiero giusnaturalistico del Seicento “società civile” era soltanto un sinonimo di “società politica”. Cioè esattamente l’opposto di quanto oggi siamo soliti pensare. Fu poi grazie alla riflessione di Jean Jacques Rousseau che cominciò a prendere forma quella disgiunzione terminologica alla quale ci siamo abituati. Ma cosa intendeva Rousseau per “società civile”?

Nel “Discorso sull’origine e fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini” (1755) la “società civile” è il campo in cui si manifesta l’“ambizione divorante”, la “smania di innalzare la propria posizione” e l’“oscura tendenza a nuocersi reciprocamente”. La politica allora serve a garantire e sanzionare – mediante l’inganno operato dai più forti – le ineguaglianze e le disparità già create dalla “società civile”. Per il filosofo ginevrino sarebbe dunque stato impensabile proporre di curare i mali della politica mediante un ricorso proprio a quella “società civile” che di quei mali rappresenta la causa.

Certo, magari l’analisi di Rousseau risulta nel complesso datata. Ancora apprezzabile sembra però la sua capacità di distinguere, non opponendole, “società civile” e “società politica”. Senza al riguardo cadere in un’ardua ipostatizzazione e separazione tra “buoni” e “cattivi”, egli insiste piuttosto su alcuni elementi di continuità difficilmente negabili. Più ingenui di lui, noi tendiamo ad attribuire proprio alla “società civile” i tratti idilliaci che Rousseau riservava allo “stato di natura”, e spostiamo tutto il peso delle critiche, per non dire il disprezzo, sulla politica. In questo modo ci sfugge l’essenziale: soltanto se fossimo in grado di migliorare il nostro vivere civile, continuando cioè ad operare nel contesto delle nostre inclinazioni e professioni, saremmo sicuramente poi anche capaci di animare una politica migliore.

Corriere dell’Alto Adige, 11 gennaio 2013

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10 thoughts on “Migliorare la società civile aiuta la politica

  1. Beh, non so cosa avrebbe pensato Rousseau – amatissimo dai giacobini – di Francesco Palermo, ma io credo che la sua candidatura onori l’intera regione.
    Noto però – e immagino che dovrei anche rassegnarmi, una buona volta – che quando la relazione del segretario del PD Nicoletti è arrivata a questo passaggio (trascrivo): “Adesso c’è l’accordo per il seggio della Bassa Atesina: la SVP vi ha rinunciato e ha convenuto di convergere sul nome del prof. Francesco Palermo, noto esperto di questioni istituzionali relative alle autonomie speciali”, si sono alzate voci in sala: “Chi è?”
    Decenni di lavorio per separare le sorti di Trento e di Bolzano hanno portato a questo.
    Dovrò rassegnarmi, appunto.
    Bah.

  2. Sulla distinzione delle province di Trento e Bolzano (con la relativa spessa ignoranza reciproca che le caratterizza) mi pare abbiamo già detto e non è il caso di infierire. Il mio caro amico Sandro (che ama camminare in montagna) mi dice sempre che i rapporti tra gli scarpinatori dei due vecchi tronconi del Tirolo meridionale sono ottimi. Peccato che la politica si faccia a fondo valle.

    Certo, apparentemente la scelta di Palermo è una dimostrazione che la politica deve essere salvata dalla società civile (ma per Palermo si potrebbe spendere persino la tanto abusata – e ormai inflazionata – parola di “tecnico”). Resto però dell’avviso che una certa separatezza di ambiti e di compiti, presupponendo ovviamente che quei compiti vengano ben fatti, non sarebbe affatto disdicevole. E comunque è falsissimo che la “società civile” (per non dire addirittura “la gente”) sia più avanti della “politica”. Oggi leggevo sulla Dolomiten commenti e lettere di civilissimi cittadini assai contrariati dalla scelta di Palermo. Lo dipingevano come una nazionalista e come un “italiano”, quindi inaffidabile e sconveniente a priori (superare con facilità il complesso dell’appartenenza etnica è qualcosa che qui possono immaginarsi solo gli ipocriti illusionisti di BBD). Andiamo avanti lentamente, e continuando a fare molta attenzione.

  3. Sì, penso che ogni società civile (laddove esista, ossia laddove sia veramente partecipe: è più democrazia partecipata che serve non semplicemente più democrazia diretta; la seconda senza la prima può creare gravi problemi) sia lo specchio della sua classe politica.
    Io però Palermo non me lo vedo come un elemento esterno alla società civile. Il suo contatto con il pubblico mi pare sia stato continuo (è venuto persino varie volte a Trento! ;oD
    e mi piace come sia aperto alla discussione anche con i non-addetti ai lavori. Insomma non è un professore-censore che stronca ogni critica dall’alto della sua presunta autorevolezza.
    *****
    Da quando ho scritto il commento sconsolato c’è però una novità positiva.
    La candidatura di Palermo sta smuovendo qualcosa anche in Trentino:
    http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2449
    Uno scatto di orgoglio e dignità?
    *****
    Forse i commenti critici sono quelli dei bruggeriani delusi? Definire Palermo un nazionalista vuol proprio dire avere le bistecche sugli occhi. Non dico che lui incarni l’Alto Adige Sudtirolo come potrebbe/dovrebbe essere, perché non lo conosco abbastanza per dirlo, non voglio creare altri idoli superflui e tra l’altro non saprei bene dire cosa sia giusto per l’Alto Adige (a parte la fine dei livori, della sfiducia, del sospetto, ecc.), però mi pare che ce la stia mettendo tutta per esserlo.
    Spero davvero che faccia bene, perché è un momento in cui ne abbiamo davvero bisogno.
    Ultimamente sembra che ci sia un’aria nuova in provincia di Bolzano e spero che arrivi anche quaggiù.

  4. @gadilu
    Sono un po’ più ottimista, Gabriele. La societa tedesca sudtirolese non e’ solo fatta di lettere al Dolomiten. La pancia della societa’ tedesca e’ in gran parte diversa e loro riescono ben a vedere anche la notevole caratura della candidatura di Palermo come riescono a vedere anche i notevoli vantaggi che l’accordo SVP-PD potrebbe portare al Sudtirolo. Moltissimi riescono ben a capire che a Roma potrebbe essere più vantaggioso stare in una coalizione piuttosto di essere 2 lupi solitari in un parlamento fatto di 630 onorevoli. Tanti hanno secondo me un buon ricordo del governo di centrosinistra prodiano e su di loro non penso che attecchisca tanto l’etichetta comunista.
    I Partiti di opposizione tedesca in vista delle elezioni non hanno fatto una gran bella figura e si sono sbranati fra di loro; all’occhio del sudtirolese per quanto riguarda seriosita’ ed eventuale futura governabilita’ non un bel biglietto di visita.
    Pero’ rimane; per una parte del elettorato di lingua tedesca(più che altro di stampo patriotico separatista) un italiano e’ invotabile tout court e basta.
    Loro o staranno a casa o voteranno i Freiheitlichen. Da quel punto di vista ancora più delle altre volte ‘postetnico’ non esiste. Basta vedere anche i commenti su SüdtirolNews(dove spesso scrivo). E basta leggere anche fra le righe i Presseaussendungen dei vari partiti d’opposizione tedesca; la critica al candidato dopo un po ruota intorno alla sua etnia ed e’ a parer mio veramente mal celata. Sui postetnici non dico più niente; ho detto tutto già altre volte; penso che per contare i postetnici separatisti bastino le dita di due mani; i separatisti etnici sono molto ma molto di più.

    Un mio commento su SüdtirolNews:
    Habe heute auch den Meinungsartikel in der heutigen Dolomiten gelesen; man hört viel für und wider diesem Abkommen. Bin nach allen Abwägungen weiterhin der Meinung daß unterm Strich das Abkommen besser ist als eine ‘jungfäuliche Kandidatur’ (das heißt alleine) der Mehrheitspartei. Der Senatswahlkreis Bozen-Unterland ist seit jeher ‘schwierig’ und das Gleiche was man heute von Palermo sagt stand vor 5 und 10 Jahren auch über Peterlini so in der Zeitung. Meiner Ansicht braucht nicht nur die SVP sondern Südtirol und seine Autonomie insgesamt unbequeme&unabhängige Quer- und Vordenker wie es Peterlini(den ich immer gerne gewählt habe :)war(und hoffentlich weiterhin ist) und wie es auch Palermo einer ist. Kann mich einer Diskussion im Sender Bozen erinnern in der Pius Leitner Palermo als eine Art Chefideologe der SVP bezeichnet hat(lasse mich gerne korrigieren falls ich mich geirrt haben sollte); Palermo ist näher an der SVP als es hier manche meinen. Wie Du richtig erwähnst wird der PD mit ziemlicher Wahrscheinlichkeit den Mehrheitsbonus ergattern(facciamo le corna ;); die SVP wäre dann dabei und käme, vorausgesetzt sie kommt regional über 20%, zum Mehrheitsbonus und damit zum dritten Abgeordnetenmandat. Natürlich ist der Verbindung ein politisches Risiko; speziell in Südtirol. Aber selbst wenn die SVP alleine kandidieren würde müßte sie in Rom für Südtiroler Anliegen Verbündete suchen; das ist in einer Koalition viel leichter; als ‘Mitwahlsieger’ sowieso. Ansonsten winkt die Isolierung.

    Aber wahr; Südtirols Politik ist am Scheideweg. Die frühere Politik der SVP auf allen Hochzeiten zu tanzen und selbst die ‘Tirolpatrioten’ anzusprechen ist heut nicht mehr möglich. Der Kristallisationspunkt Autonomie vs Sezession(=Visionen der Opposition) ist längst erreicht; politisch schließen sich beide Optionen vollkommen aus. Die SVP hätte sich auch für ein Lavieren sowie für das ‘einmal poltern und einmal verhandlen’ entscheiden können; aber eine solche Politik ohne Entscheidung, der Vollen Hosen oder noch Schlimmer des Nachlaufens der Opposition, wäre zurecht als Schwäche ausgelegt worden. Die Mehrheitspartei kann nicht blauer sein als die Freiheitlichen oder selbstbestimmter als Fr. Klotz; es wäre eine verlorenes Rennen.
    Es ist aus Obmann Theiners Sicht Volles politisches Risiko aber man hat sich mutig endlich entschieden in Richtung Ausweitung der Autonomie/ 3. Statut zu marschieren. Der Kern der Mehrheitspartei ist die Autonomie; der Kern des heutigen Südtirol ist es sowieso. Das Personal für diese Richtung ist vorhanden; sehe viele kompetente Leute und neue Gesichter.
    Bei den nächsten Basiswahlen wünsche ich mir mehr Courage; manchmal war mir zuviel Angst vor der eigenen Courage da; aber der Anfang war nicht schlecht und aller Anfang ist schwer.

  5. La mia e’ una speranza. Ai sondaggi non credo più cosi tanto; danno una specie di indicazione ma non ci dicono chi vince e chi perde; e soprattutto di quanto. Già in passate elezioni i sondaggisti non hanno fatto una gran bella figura. E’ una partita tutta da giocare; penso pero’ che sarà difficile che il PD non abbia la vittoria alla camera.
    Per quanto riguarda il Südtirol/Alto Adige l’Obmann Theiner si gioca tutto. Se ci fosse un’astensione molto elevata dell’elettorato tedesco e se nel peggior caso la SVP non superasse l’astina del 20% regionale allora vedo per lui buio pesto. Gli avvoltoi sono già in attesa in caso di ‘malfunzionamenti’. E’ scontato che il patto abbia molti avversari interni al partito; che anche loro sono in attesa del voto. In gioco non ci sono solo i posti per il parlamento; in gioco ci sono gli equilibri all’ interno del partito più il discorso dei rapporti con Roma e il suo governo.
    Un successo rafforzerebbe la posizione del ‘giovane’ Theiner; una disfatta spaccherebbe il partito; con i più bui presentimenti per l’autunno.
    Siamo al Scheideweg.
    Penso che ce la faccia; non ho dati. 😉
    Ho da ‘presentare’ solo le sensazioni che vengono dalla pancia; sentendo e parlando con la pancia del Sudtirolo tedesco.

  6. Caro Gabriele,
    non posso che confermare che nel mio piccolo, nella cerca dei miei amici scialpinisti l’amicizia tra sudtirolesi e trentini sia ben salda.
    La conoscenza specifica delle dinamiche politiche-elettorali è senza’altra ristretta agli addetti ai lavori. Francesco Palermo nella sua intervista all’AA lo dice espressamente «In effetti non faccio molta vita sociale. Quando sono a Bolzano sto all’Eurac e con la mia famiglia. Il vero lavoro di un professore è studiare e scrivere». Non credo che i suoi articoli venissero pubblicati in contemporanea anche sull’edizione del quotidiano “Trentino”.
    Trovo la sua candidatura un ottimo passo avanti, se abitassi in quel collegio elettorale avrebbe il mio voto.
    Sulla candidatura del giornalista Kronbichler segnalo l’interessante articolo pubblicato sul quotidiano trentino “l’Adige”:
    http://www.ladige.it/blogs/penne-politica-l-etrusco-esploratore-pusterese-curioso
    e per finire ti segnalo il blog del mio amico fortezzino Bruno, nel quale vengono pubblicate alcune delle nostre gite compiute quasi sempre in compagnia dei nostri cari amici trentini:
    http://scialpinismozen.blogspot.it/

  7. Tanto per rimanere sull’argomento dell’euro regione trentino-tirolese, anche se non collegato all’intesa tra le regioni confinanti volevo solamente evidenziare che anche verso nord non è che gli scambi di notizie ed informazioni siano più intensi. Ad esempio non ho letto né sui quotidiani locali di lingua tedesca o italiana notizie più dettagliate sul referendum che si svolgerà domenica prossima in Austria. I nostri vicini dovranno esprimersi in un referendum sull’abolizione del servizio di leva o civile obbligatorio e per l’introduzione del servizio militare professionista. Gli ultimi sondaggi danno in leggera maggioranza il voto per il mantenimento del servizio di leva: (52% contro il 48%). Sarà che nella mia cerchia di conoscenti ce ne sono alcuni con doppia cittadinanza che studiando ad Innsbruck hanno avuto problemi con il mancato assolvimento del servizio di leva, perciò interessa non solo questa piccola schiera di giovani ma anche chi chiede la riunificazione con la madre patria.

    http://diepresse.com/home/politik/bundesheer/1330221/index

    http://www.tt.com/Nachrichten/5962785-2/schlammschlacht-mit-maulkorb-und-%c3%a4ngsten.csp

  8. Devo fortunatamente correggere Sandro.
    Francesco Palermo poteva essere letto anche sul Trentino.
    Saltuariamente e a volte su argomenti forse un po’ troppo tecnici, ma un po’ di visibilità ce l’ha avuta anche quaggiù.

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