Cappuccini e vacche da mungere

Metafore, similitudini e apologhi. Di recente è stato Pier Luigi Bersani — fresco vincitore delle primarie del Pd — a farne larghissimo uso. Un tratto prontamente ripreso in chiave ironica dal comico Crozza: «Siam mica qui a pettinar le bambole… Siam mica qui a tagliar via i bordi ai toast… Siam mica qui ad asciugare gli scogli…», e così via. Anche dalle nostre parti gli amanti del linguaggio figurato in politica non mancano e dall’interpretazione dei campi semantici più sovente arati si possono ricavare interessanti riflessioni.

Luis Durnwalder, per esempio, ha chiuso così una lunga intervista pubblicata sull’ultimo numero del mensile Brixner: «Se io non do da mangiare a una vacca non la posso neppure mungere». Il presidente della giunta provinciale era stato sollecitato a prendere posizione sulla questione di alcuni cospicui investimenti — nella fattispecie il finanziamento della funivia di collegamento tra la stazione ferroviaria di Bressanone e la Plose — resi più complicati in tempi di crisi e penuria di fondi. «Proprio in momenti come questi — argomenta Durnwalder — non dobbiamo farci scoraggiare». Ecco dunque il discorso della vacca da foraggiare per essere poi munta, anche se personalmente avanzerei dei dubbi sull’opportunità strategica d’ingrassare proprio quel tipo d’animale, magari a scapito di altri soggetti condannati invece a dimagrire.

Siccome si parla di funivia, è inevitabile pensare all’assessore Thomas Widmann che proprio ieri, tra l’altro, ha scritto una lettera a tutti i docenti. Quando le vacche erano appena più grasse, anche costui si era infatti già segnalato per il ricorso alle immagini colorite quali surrogato di una pencolante efficacia argomentativa. La funivia della Plose? Beh, aveva risposto da assessore alla mobilità, è necessaria per poter consentire alle moltitudini di turisti attratti dalla futuristica infrastruttura di farsi una bella sciata in cima al monte e poi, prima di ripartire con il treno, scendere comodamente a valle per bersi un cappuccino fumante in piazza Duomo. Una Gemütlichkeit più immaginaria che prevedibile, a ben vedere, ma in fondo perché preoccuparsi? L’importante è trovare lo slogan d’impatto e pazienza se alla fine i conti non tornano, tanto qualcuno che paga si trova sempre.

Gli insegnanti, per esempio. Perché non rivedere il contratto che li riguarda (mungendoli un po’ di più) per ovviare alle ristrettezze del bilancio? Loro, del resto, di cappuccini da sorbire in piazza Duomo e nelle altre innumerevoli piazze del Sudtirolo non hanno davvero bisogno, con tutto il tempo libero che si ritrovano. Ora, da assessore al personale, Widmann cerca di tranquillizzare gli insegnanti: bene, ma prima o poi qualcuno dovrà dire a chi toccherà fare sacrifici. Perché, per tornare alla saggezza di Bersani, con le favole non si governa.

Corriere dell’Alto Adige, 5 dicembre 2012

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One thought on “Cappuccini e vacche da mungere

  1. Beh, anche i cappuccini, ultimamente, vanno forte: non ne aveva parlato ultimamente l’ineffabile Biancofiore in polemica con Saviano?
    E invece, per tornare alle vacche, qualche anno fa, l’ineffabile assessore provinciale Grisenti (ultimamente caduto un po’ in disgrazia) aveva parlato di “magnadora massa alta”.
    Insomma: cappuccini e vacche pare riscontrare il favore dei politicanti.

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