Destino della Regione

Ogni tanto capita di riparlare della Regione Trentino-Alto Adige. A dire il vero l’occasione è piuttosto rara perché, com’è noto, le sedute dell’istituzione che la rappresenta, cioè il Consiglio regionale, avvengono col contagocce e soprattutto al fine di dibattere temi perlopiù autoreferenziali. Scorrendo la lista dei disegni di legge elaborati negli ultimi dieci anni da quell’assemblea, si scopre per esempio che ci si è occupati parecchio del trattamento economico e del regime previdenziale dei suoi membri, nonché di tutta una serie di minutaglie formali appena percepite dall’opinione pubblica. Un po’ come se qualcuno si occupasse continuamente di tenere in funzione e oliare il motore di una macchina con la quale si è comunque deciso di non oltrepassare il confine del proprio garage.

Attenzione però a tirare conclusioni affrettate. Muovere critiche radicali all’indirizzo della Regione (anzi, di tutte le Regioni) è divenuto senza dubbio molto popolare, eviterebbe però di farci comprendere un aspetto della questione non direttamente rubricabile alla voce “cattiva politica”. Qualche tempo fa è stato Elmar Pichler Rolle a cogliere il punto anche a costo di passare per un difensore della “casta”. Rispondendo a Pius Leitner, secondo il quale lo scioglimento della Regione dovrebbe avvenire per mezzo di un intervento del Parlamento di Roma, l’esponente Svp ebbe buon gioco nel rinfacciare al collega frettoloso il paradosso di una posizione, quella sostenuta dai Freiheitlichen, che da un lato vorrebbe puntare a una crescita futura delle autonomie locali (addirittura fino al conseguimento dell’indipendenza), e dall’altro chiede però a un organismo esterno di cancellarne in modo autolesionistico la cornice di attuale riferimento.

Apprezzata la sagacia di Pichler Rolle, rimane pur sempre il problema d’immaginarsi un nuovo contenuto per una scatola da chiunque definita come “vuota”. A questo proposito fanno sorridere le ultime parole del profilo storico pubblicato sul sito ufficiale della Regione: “Attualmente è in corso una fase di dibattito e riflessione che riguarda l’adeguamento della Regione, nelle sue forme istituzionali, ai cambiamenti intervenuti negli ultimi vent’anni”. Attualmente?

In un saggio del 1923 intitolato “L’uomo tedesco come sintomo”, Robert Musil scrisse che il cammino della storia non è simile alla traiettoria di una palla da biliardo, ma segue un corso imprevedibile. Nella vecchia Austria ci si affidava volentieri a questo pigro incedere delle cose, al “fortwursteln” che in italiano indichiamo con l’espressione “tirare a campare”. Quando si dice il peso della tradizione.

Corriere dell’Alto Adige, 5 ottobre 2012 (pubblicato col titolo: Tirare a campare. Il grande peso della tradizione)

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