Luci e ombre del compromesso necessario

Talvolta In Alto Adige-Südtirol è semplice giudicare la qualità di un provvedimento legislativo: se la sua introduzione scatena contemporaneamente i malumori delle destre italiane e tedesche, vuol dire che si è fatto qualcosa di buono sul piano della convivenza. La legge provinciale sulla toponomastica votata allo scoccare della mezzanotte di venerdì potrebbe confermare questa regola.

Sulla materia, che come ognuno sa è molto spinosa, ci si è accapigliati per decenni senza mai cavare il ragno dal buco. Il campo era costantemente occupato da due teorie contrapposte: pugili suonati e barcollanti, eppure difficili da mandare al tappeto proprio perché ostinati e capaci di sostenersi a vicenda. Da una parte i difensori della toponomastica italiana, a dir poco restii a denunciarne la derivazione fascista, oltre che insensibili alla differenza tra “bilinguismo” e “binomismo” tanto cara ai loro critici; dall’altra i paladini di una supposta esattezza scientifica, per i quali cioè un nome o è “cresciuto storicamente” oppure è solo una falsificazione, e dunque intenzionati a fare piazza pulita di un grandissimo numero di toponimi italiani confinandone l’uso in una sfera esclusivamente privata.

Per oltrepassare uno stallo del genere, costruendo un percorso che mantenesse la giusta distanza tra questi estremi, era necessario far nascere un compromesso in grado sia di erodere il principio della traducibilità di ogni nome, anche a costo di scalfire il principio dell’intangibilità dell’intera toponomastica istituita da Ettore Tolomei, sia di accettare l’avvenuta storicizzazione di molti toponimi (o per meglio dire microtoponimi) italiani, ormai entrati nell’uso e dunque da legittimare mediante una normativa scritta finalmente con inchiostro provinciale. Almeno da questo punto di vista, è possibile salutare con benevolenza il risultato raggiunto.

Certo, permangono dei problemi. Senza contare l’incognita dell’ennesima commissione (paritetica, per fortuna, ma di nomina politica), l’ombra più minacciosa si addensa sulla modalità scelta per giungere a circoscrivere il repertorio dei toponimi da ufficializzare. Le Comunità comprensoriali, investite a sorpresa del compito di selezionare le varie denominazioni in base al famoso ma vago criterio dell’uso, non paiono idonee a svolgere questo ruolo e soprattutto non scongiurano il rischio che la litigiosità, l’inconcludenza e l’istinto prevaricatore possano tornare a manifestarsi. Speriamo non accada, perché di toponomastica davvero vorremmo non sentirne parlare più per un po’. Purtroppo certe frettolose dichiarazioni di Durnwalder (pronunciate solo in tedesco) non aiutano a essere ottimisti.

Corriere dell’Alto Adige, 18 settembre 2012

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6 thoughts on “Luci e ombre del compromesso necessario

  1. mah Gabriele mi sembra stavolta la hai presa molto larga, dire che questo era un compromesso necessario richiederebbe anche discutere sul perchè era necessario e a chi era necessario. Altrimenti il rischio è di dire che si è lavorato per risolvere i conflitti, dubito che si sia andati in questa direzione, penso si sia lavorato per aumentarne la portata.

  2. Vedi Sergio, esiste anche un ottimismo istituzionale. Diciamo che quando scrivo per il giornale viene messo maggiormente in evidenza.

  3. Luca, era necessario perché si pervenisse a una legge firmata dalla Giunta provinciale a base Svp+Pd (poi, certo, si poteva anche tranquillamente vivere senza quella legge e continuare a reclamarla per l’eternità in attesa che si sgretolassero quei cartelli politici o cambiassero definitivamente pelle). Difficile invece che si giungesse alla posizione (non da disprezzare, ma assai elitaria: conosco solo F. Kronbichler che la sosteneva) di non fare assolutamente nulla, rifiutando però anche in linea di principio di occuparsi di una simile materia dal punto di vista legale. Però era, per l’appunto, una posizione elitaria.

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