La resistibile ironia dei secessionisti

Sul solito sito BBD, oggi ho letto un pezzo che, nelle intenzioni dell’autore, avrebbe voluto risultare ironico [QUI]. Rielaborando con fiacca fantasia il recente discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Napolitano al Kursaal di Merano (in occasione del conferimento della massima onorificenza del Land), il suddetto autore tesseva un plaidoyer onirico redatto a favore del dissolvimento dello Stato nazionale (ovviamente l’Italia) e dunque dell’avvento di un Libero Stato Sudtirolese da inserire nel contesto di un’Europa finalmente mondata non solo dai nazionalismi, ma dalla stessa presenza delle nazioni. Ho letto più volte l’articolo in questione cercando un riferimento almeno vagamente comparabile al Presidente austriaco Fischer (anche lui presente a Merano e anche lui insignito della medesima onorificenza), ma non l’ho trovato. Evidentemente (e in questo senso risultava davvero gustosissima l’ironia tentata, anche se stavolta in senso involontario) certe nazioni sono più obsolete di altre, o per meglio dire: ad alcune nazioni è garantita una sussistenza maggiore, mentre le altre possono tranquillamente finire nella pattumiera della storia. In effetti il pezzo mi ha fatto ridere. Poi però mi sono ricordato che questo autore non è – o non vorrebbe essere – il paladino di un secessionismo etnicheggiante che ben conosciamo. No. Qui abbiamo o dovremmo avere a che fare con uno che fa professione, nientemeno, di “post-etnicismo”. Un “post-etnicismo” alquanto sghembo, come si può capire. Che poi è anche l’unico “post-etnicismo” possibile, se chi lo propone non ha ancora capito che nessuna logica secessionista può superare il principio nazionalista o micro-nazionalista che lo attraversa da parte a parte.

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25 thoughts on “La resistibile ironia dei secessionisti

  1. Leggo or ora:

    Der Autor dieses Artikels hat nicht verstanden, dass Wolfgangs Beitrag nicht lustig sein soll. Er soll durch seine Absurdität vielmehr aufzeigen, was hätte geschehen können bzw. was ebenfalls vorstellbar (und aus unserer Sicht wünschenswert und demokratisch, aber im Nationalstaat sehr unwahrscheinlich) gewesen wäre. Es ist auch kein Zufall, dass die fiktive Rede Napolitano (und nicht Fischer) in den Mund gelegt wurde. Das hat nichts damit zu tun, dass wir »nur« die Auflösung Italiens wünschen — sondern damit, dass es hier (genauso wie im Meraner Kurhaus) um Südtirol geht. Und bzgl. Südtirols Unabhängigkeit hat Fischer leider sehr wenig mitzureden; wenn’s nach Österreich ginge, wäre Südtirol wohl schon längst ein eigener Staat. Um es aber nochmal in aller Klarheit zu sagen: BBD befürwortet die Auflösung aller Nationalstaaten, das wurde hier schon mehrmals unmissverständlich geschrieben; und auch Wolfgangs Hinweis auf Menasses Rede belegt dies.

    Sul fatto che l’articolo di Wolfgang sia poco divertente concordo (ma avevo affermato che fosse ironico, e dunque divertente, così come potrei dire che al polo sud c’è un clima ideale per prendere la tintarella in costume leopardato). Del resto, immaginarsi che un Presidente di uno Stato nazionale (sia pure quello della terribile Italia) possa fare un discorso secondo gli auspici di un gruppetto di astiosi anti-italiani a tamburo battente, sarebbe come immaginarsi un Durnwalder che in un qualsiasi teatro romano affermi di scusarsi per l’orientamento etnicista del suo partito e dell’Autonomia che si è storicamente affermata. Anche l’affermazione sui presunti desideri austriaci (“wenn’s nach Österreich ginge…”) non si capisce bene a cosa si riferisca, avendo l’Austria perorato storicamente solo due soluzioni: 1) il ritorno del Sudtirolo entro i confini della Repubblica alpina risultanti dalla sconfitta di due guerre mondiali (l’ultima, ricordiamolo, in seguito alla gioiosa adesione della suddetta Repubblica alla Germania di Hitler alleata dell’Italia fascista!) e 2) l’autonomia del Sudtirolo entro i confini dell’Italia nel quadro di riferimento europeo e nello spirito di “buon vicinato” che ormai da decenni la diplomazia di quel Paese persegue con rarissime cadute di stile (sto ovviamente parlando dei suoi vertici istituzionali, che esistano poi anche cani sciolti in braghe di cuoio disposti a puntare su altre ipotesi fa parte del gioco). E poi il colmo: BBD sarebbe per il dissolvimento di OGNI Stato nazionale, ma per la fondazione di un nuovo Stato “non nazionale” la cui impalcatura giuridica e collocazione geo-politica rimane un mistero per tutti (compresi i solerti propagatori di questa idea strampalata) o, per l’appunto, un mero atto di “fede visionaria”.

  2. “Postethnisch’ ist im allerbesten Fall eine hauchdünne Patina auf einem Körper der in jedem Fall eine Sprache besitzt und zutiefst ethnisch denkt. Deshalb gibt es auch die dort propagierten ‘italienischsprachigen Südtiroler’ nicht, weil aus Italienischer Sicht Südtiroler bereits eine ethnische Konnotation hat. Es gilt Folgendes: Südtirol hat ein sehr ambivalentes Verhältnis zu Deutschland und Österreich. Gewisse Dinge wie Doppelstaatsbürgerschaft und Niederschrift der Schutzfunktion für Südtirol in die Ö Verfassung wünschen die Südtiroler von Wien. Vergleicht man allerdings Südtirol mit Nordtirol so ist Südtirol ‘mental’ eher zwischen Deutschland und Österreich. Meiner Ansicht ist das so weil Südtirol den jahrzehntelangen Prozess der ‘Österreichwerdung’ so nicht mitgemacht hat. Und zudem schwebt über Südtirol die Erbsünde der Option; also der mehrheitlich leichtfertigen Entscheidung lieber einer ‘Großen Nation’ angehören zu wollen, dafür die Heimat aufzugeben als einem kleinen Land. Der Dualismus deutsch-österreichisch beherrscht weiterhin Südtirol und spiegelt sich auch heute noch in den politischen Auseinandersetzungen in der heutigen Opposition wieder; wo die STF eher für österreichisch und die FH für deutsch steht. Praktisch wird also auch die Zukunft von der Vergangenheit beherrscht. Für postethnisch ist daher auch kein Platz. Und nochmal? Was macht der Postethnische 2013?

  3. Ormai credo tutti sappiano che al ristorante BBD il menù è quello di sempre.
    Il cuoco non è troppo versatile ma non ha MAI ingannato i suoi clienti: “quel che passa il convento”.
    Questo è un tratto apprezzabile della sua gestione.
    Quanto alla fede visionaria di uno stato non-stato/patriamatria, copioincollo quel che ho scritto altrove: “Ricordatevi sempre che gli Ebrei, prima di poter essere emarginati e poi sterminati, sono stati snazionalizzati (cf. Hannah Arendt per un approfondimento). Diversamente, lo stato di diritto li avrebbe tutelati ed una sua eccessiva manomissione avrebbe indebolito la presa del nazismo sulla popolazione tedesca, che era tutt’altro che assoluta”.
    Poiché non si sa mai chi può andare in futuro, sarebbe opportuno evitare vaghezze, opacità e fedi visionarie: ci sono in ballo le vite di centinaia di migliaia di persone.

  4. Eine Frage an Herrn Fait:
    Glauben Sie wirklich, was Sie da schreiben?
    Glauben Sie wirklich, dass man die “Italiener” in Südtirol mit den Juden in Europa vergleichen kann?
    Glauben Sie wirklich, dass durch die Webseite BBD hunderttausende von Menschenleben in Gefahr sind?
    Glauben Sie wirklich, dass “Wir Südtiroler” die Italiener in Südtirol in Gaskammern führen werden, sobald wir einen eigenen Staat ausgerufen haben?

    Wenn Sie jetzt 4-mal mit Ja antworten müssen, dann, ja dann haben Sie ein Problem, und ein Besuch bei einem Psychotherapeuten wäre sicher eine gute Investition in ihre Zukunft.

  5. Jonny: “Ebrei” sono tutti quelli che perdono la tutela di uno stato-nazione, laddove il diritto internazionale è violato sistematicamente per mille ragioni.
    Potrebbero esserlo anche i sudtirolesi, un domani.
    Era un discorso generale, non troppo difficile da comprendere, se in Alto Adige la società non fosse un terreno fecondo per il fanatismo e la faziosità.

    NOTA BENE: ero tentato di aggiungere “malauguratamente” alla frase “Potrebbero esserlo anche i sudtirolesi, un domani”.
    Poi ho cambiato idea.
    Lo volevo fare solo perché mi aspetto che Jonny – non so chi sia Jonny: ho solo letto la sua risposta – creda che la cosa mi farebbe almeno un po’ piacere.
    Questo mio sospetto è il risultato delle psicosi che dominano l’Alto Adige: nulla si può dire senza timore che spunti fuori una dietrologia. Ogni singola parole fa soppesata con maniacale scrupolosità.
    Ma quel “malauguratamente” non lo scriverò, perché non voglio essere schiavo di queste patologie della coscienza, grazie.

  6. Credo che le paure di Stefano siano eccessive e il paragone con quanto accaduto nella Germania di Hitler fuorviante. Rimane però la contraddizione di fondo che i nostri amici di BBD (dall’alto di una incomprensibile spocchia) sembrano non comprendere. Posto che l’eliminazione delle nazioni (e dunque anche dello status di “nazionalità”) abbia un senso, resterebbe da definire quale altra fonte giuridica garantirebbe ai cittadini residenti in un determinato territorio di vivere sotto la tutela di un ordinamento legislativo oggi garantito (bene o male) dall’appartenenza nazionale. In effetti gli amici di BBD non propongono l’abolizione di ogni nazione, ma la costruzione di una “nazionalità senza nazionalità” che alla fine pure intende l’identificazione con un solo e determinato territorio (altrimenti il loro discorso sarebbe incomprensibile: adesso è solo estremamente confuso e approssimativo). Conosciamo l’obiezione a questa obiezione: decostruire (e liquidare) le appartenenze nazionali pregresse e istituire una nuova nazionalità “volontaria” per la quale non esisterebbero più tedeschi, italiani o ladini, ma cittadini sudtirolesi “a prescindere”. Insomma: un po’ come convincere birra, vino e grappa a ridurre tutto il loro contenuto alcolico per trasformarsi in un liquido chiamato generalmente acqua. Un gioco da ragazzi.

  7. “Jonny: “Ebrei” sono tutti quelli che perdono la tutela di uno stato-nazione, laddove il diritto internazionale è violato sistematicamente per mille ragioni.
    Potrebbero esserlo anche i sudtirolesi, un domani.”

    Also Ist der “Jude” der Prototyp eines den staatlichen, nationalen und vaterländischen Schutz verlierenden Individuums, und nicht ein Angehöriger einer Glaubensgemeinschaft?
    Und wenn dem so sein sollte, dann waren die Südtiroler vor ca. 93 Jahren alles Juden, oder?

    “Lo volevo fare solo perché mi aspetto che Jonny – non so chi sia Jonny: ho solo letto la sua risposta – creda che la cosa mi farebbe almeno un po’ piacere.”

    Also, ich bin Jonny, 43 Jahre jung aus Terlan, und ich hoffe, dass es ihnen keine Freude macht, aber meine Frage war, ob Sie selbst glauben, was Sie da geschrieben haben, unabhängig davon, was Sie dabei empfinden.
    Denn wenn Sie das glauben, so almeno chi é piú “schiavo di queste patologie della coscienza.”

    “decostruire (e liquidare) le appartenenze nazionali pregresse e istituire una nuova nazionalità “volontaria” per la quale non esisterebbero più tedeschi, italiani o ladini, ma cittadini sudtirolesi “a prescindere”.”

    Lieber “kein” Deutscher, Italiener, Ladiner, als ein heimatloser Jude!

  8. Jonny, stai bene attento: attraverso quale sofisticata operazione culturale sarebbe possibile convincere un italiano, un tedesco e un ladino di non essere più quello che sono per diventare dei sudtirolesi sic et simpliciter? A me sembra che l’attivismo volontaristico dei frequentatori di BBD sia, proprio da questo punto di vista (che poi dovrebbe essere il LORO punto di vista!), alquanto difettoso. Non trovi?

  9. Premetto che mi sembra eccessivo e poco produttivo tirare in ballo gli ebrei tutte le volte che si parla di minoranze versus maggioranze etnico-linguistiche, o anche più in generale quando si affronta il tema della diversità, ma detto questo, senza volere entrare nel merito specifico, trovo che BBD negli ultimi tempi stia subendo un’involuzione. Prima c’era un certo equilibrio, nel senso che ci si poneva sì il problema della minoranza sudtirolese in uno stato linguisticamente nonché storicamente estraneo, con relativi rischi di assimilazione o marginalizzazione, ma anche quello di come coinvolgere gli altoatesini, minoranza nella minoranza, in un processo di identificazione territoriale che potesse portare in futuro a un senso di comunità condiviso da tutti e tre i gruppi linguistici. Sembrava sottinteso che questo in qualche modo fosse il piano A, ovvero il primo obiettivo all’ordine del giorno, raggiunto il quale si sarebbe posta la questione del piano B, la destinazione da indicare a questa nuova, relativamente coesa comunità. Ora invece l’equilibrio sembra saltato, come raggiungere la coesione appare un problema accantonato, messo in chissà quale cassetto a fare le ragnatele, mentre per quanto riguarda i ladini si ha l’impressione che vengano dati per acquisiti al gruppo tedesco, tacitamente, è ovvio, dato che sarebbe politicamente scorrettissimo dirlo ad alta voce. Poi, complice la crisi economica internazionale, con le risorgenti polemiche tra Nord e Sud, tra Pigs e non-Pigs, si nota un certo scivolamento di BBD sulle posizioni dei Freiheitlichen e di StF, vale a dire Los von Rom non solo per i motivi tradizionali, ma anche per una sorta di “fuggiamo dal Club Méditerranée per ricongiungerci con le virtuose plaghe nordiche”.

  10. Gli ebrei sono stati tirati in ballo perché la Arendt ha prodotto una magistrale analisi che contraddice le tesi di chi afferma che lo stato-nazione è ormai superfluo, senza minimamente essere in grado di proporre un’alternativa realistica, sostanziala, credibile e responsabile.
    Perciò, di fatto, è stata la Arendt ad essere tirata in ballo, non gli ebrei in quanto tali. Spiace che ormai la suddetta filosofa politica sia associata unicamente all’idea di “banalità del male” che lei stessa ha successivamente ripudiato. Era un intelletto non comune e diverse sue formulazioni sarebbero utili nel dibattito locale che, purtroppo, tende a volare piuttosto basso.
    Come peraltro confermano le condivisibilissime constatazioni sull’involuzione di BBD, che purtroppo ha sacrificato la pluralità dei punti di vista sull’altare della coerenza ed intransigenza della Visione. Il rischio, così facendo, è quello di diventare marginali ed irrilevanti. Sarebbe un peccato.

  11. @tuscan
    Auch ich finde es sinn- und grundlos, bei einem Südtiroler Problem die Geschichte des jüdischen Volkes als Vergleich herzunehmen, es gibt einfach Dinge, die kann man nicht vergleichen.
    Und ja, auch ich glaube, dass BBD auf diesen fahrenden Zug aufgesprungen ist, vielleicht sogar ohne es zu wollen, aber es ist nun mal so.
    Das Geld regiert die Welt, und wenn es dann an die eigene Briftasche geht, dann noch stärker. Natürlich ist dieser Egoismus kein guter Ratgeber in Bezug auf die langfristigen Ziele von BBD, aber man kann doch mal kurz von der Strasse abkommen, auf Schotterpisten fahren, und dann wieder auf die Strasse zurückfinden, oder?

    @gadilu
    Semplice, con la sofisticata operazione del tempo che passa e cambia tutto, anche noi.
    E con l’ aiuto dello stato, che pian pianino si sta disintegrando.

  12. Mi ero perso la replica di Gabriele.
    Il paragone con quanto accaduto nella Germania di Hitler non è fuorviante perché, come detto, non riguarda gli Ebrei, ma la configurazione del diritto civile e penale delle democrazie occidentali.

    Pensavo che la cosa fosse più chiara ma se non è stata colta da nessuno dei lettori del blog significa che la colpa mia e non del “clima locale” o di jonny (col quale mi scuso).

    Perciò faccio ammenda e propongo un altro esempio, nella speranza che aiuti a capire di cosa sto parlando e che si riesca ad evitare di ricadere nel binario delle contrapposizioni etno-linguistiche, che non erano minimamente al centro del mio intervento, ANZI.

    Volevo infatti insistere su questa frase di Gadilu: “La fondazione di un nuovo Stato “non nazionale” la cui impalcatura giuridica e collocazione geo-politica rimane un mistero per tutti”.

    ecco, il punto è questo: anche se si risolvessero i rapporti maggioranza/minoranze (inclusi gli immigrati), il progetto secessionista privo di una cornice statuale sarebbe comunque estremamente pericoloso PER TUTTI.
    Ho già detto in passato che NON sono contrario per principio ad uno Stato Libero del Sudtirolo, ma questo dovrebbe soddisfare due condizioni: (a) essere post-etnico (non succederà nei prossimi 30-40 anni); (b) essere uno stato con tutti i crismi dello stato (non sembra essere questa la tendenza).

    Ecco l’altro esempio che mi auguro sia illuminante.
    Ci sono due proposte di legge americane – il Terrorist Expatriation Act, S.3327, HR 5237 e l’Enemy Belligerent Interrogation, Detention, and Prosecution Act, S.3081, H.R. 4892 – in attesa di approvazione al Congresso. Entrambe, specialmente se combinate, ma anche indipendentemente, priverebbero della cittadinanza americana chiunque sia SOSPETTATO di appoggiare il terrorismo o una nazione in guerra con gli Stati Uniti (sarebbe passibile di arresto persino chi esprimesse pubblicamente l’auspicio che gli USA perdano una guerra) e lo affiderebbero alla “cura” dei tribunali militari e di una detenzione a tempo indeterminato in un centro di internamento militare, senza poter avvalersi di Miranda (l’insieme dei diritti costituzionali di cui si viene informati al momento dell’arresto nel diritto statunitense).

    Lo status di cittadino di uno stato a dmeocrazia costituzionale è una forma di tutela irrinunciabile.
    Volevo solo dire questo e mi spiace di non essere stato sufficientemente chiaro.
    Ho proseguito qui un dibattito internazionale che va avanti da tempo senza tener conto del fatto che gli interlocutori non sono tenuti ad esserne al corrente.

    Sono naturalmente molto interessato alle eventuali obiezioni, perché la questione mi sembra più importante della disputa sulla toponomastica.

  13. Aggiungo un ultimo punto: l’alternativa che renderebbe possibile uno “stato” sui generis sarebbe quella di un’Europa unificata in un superstato confederale di comprovata e permanente vocazione democratica in cui i conflitti con l’esterno (contro l’Islam, contro la Cina, la Russia, ecc.) non diventassero un pretesto per violare i diritti fondamentali di una parte dei cittadini europei, privati della tutela dei rispettivi stati.
    E’ anche possibile che si arrivi a questo ma, chiamatemi cinico, non mi pare che ciò possa avvenire a breve. Non ritengo che le autorità europee abbiano dimostrato di essere super partes – né nelle relazioni internazionali, né nella vicenda dell’eurozona – e non mi affiderei alla loro benevolenza.
    Ma questa, naturalmente, è solo una mia personale opinione.

  14. Solo una breve replica a Jonny che può essere utilizzata anche come replica a Fait:

    Conosco il progetto BBD come se l’avessi partorito io (cosa che è del resto persino vera fino a un certo punto). In estrema sintesi: si basa sulla “fede” – e già qui cominciano i problemi – nella capacità di mutare la cultura nazionale (divisa) degli altoatesini/sudtirolesi mediante l’elaborazione di una nuova cornice istituzionale (risultato: non ci sarebbero più tedeschi, ladini, italiani e “stranieri”, ma solo “sudtirolesi indivisi” – espressione usata per la prima volta da Langer, che però non ha mai sondato ipotesi secessioniste e, anzi, le ha sempre considerate con grande sospetto). Jonny dice che il tempo farà gran parte del lavoro. Benissimo. Difficile però attribuire al tempo un potere del genere se non si contribuisce a svolgere personalmente una parte di questo lavoro. Domanda: c’è qualcuno, oggi in Sudtirolo, che sta concretamente lavorando a un cambiamento del genere? Risposta: no. Neppure quelli di BBD (a ben vedere, e lo notava Tuscan) sono in grado di allestire una piattaforma realmente orientata a quella pratica della “post-etnicità” che vorrebbe propagare. Aggiungo: figuriamoci gli altri. Dunque? Dunque niente. Un pio desiderio mascherato da progetto politico, ecco in sostanza il contributo dato finora da BBD al discorso pubblico locale.

  15. “Domanda: c’è qualcuno, oggi in Sudtirolo, che sta concretamente lavorando a un cambiamento del genere? Risposta: no.”
    Wahrscheinlich hast du in diesem Punkt Recht, aber vielleicht braucht es das auch gar nicht. Du bist ja jetzt schon einige Jahre in Südtirol ansässig, und müsstest doch die Veränderungen gesehen haben, die positiven wie die negativen.
    Und ich sehe eindeutig mehr positive Veränderungen!

    “Un pio desiderio mascherato da progetto politico, ecco in sostanza il contributo dato finora da BBD al discorso pubblico locale.”

    Wünsche können sich erfüllen, wenn man fest daran glaubt,auch wenn sie verkleidet sind!

    Abbi fede gadilu

  16. Ho molta fede, Jonny, ma l’idea di uno stato sudtirolese è per me poco attraente, perché credo presenti nell’immediato (un immediato di decenni…) molti più problemi di quelli che crede di risolvere (anzi: porterebbe all’acutizzarsi di quei problemi che, proprio vivendo qui da alcuni anni, vedo che sono stati risolti grazie all’istituto autonomistico che BBD vorrebbe invece abolire).

  17. Möchte mich an @Jonny wenden. Südtirol ist unendlich weit davon entfernt so etwas wie eine ‘Willensnation’ zu sein oder auch nur in der Perspektive zu werden. Das verhindert auch zuerst einmal die Geschichte, die bei jeder passenden und vor allem unpassenden Gelegenheit herangezogen wird. In Südtirol ist man teilweise auf beiden Seiten sogar Sklave der Geschichte. Die Wunden des letzten Jahrhunderts sind immer noch offen und vor allem die Opposition(und nicht zuletzt auch BBD) gefallen sich darin Salz in die Wunden zu streuen. Was wir zuerst einmal bräuchten ist ein Durchschlagen des Gordischen Knotens der ganzen Ethnothemen. Die müssen zuerst einmal alle vom Tisch. Deshalb begrüße ich auch ein Gesetz zur Toponomastik. Wir müssen einen Schlußstrich ziehen und das 20. Jh. abhaken. Dann könnte man beginnen eine Geschichte zu schaffen und an Gemeinsamkeiten zu arbeiten. Gleich welcher Zukunftsvision man anhängt; für alle braucht es eine Vision und eine gemeinsame Basis aller Sprachgruppen.
    In Südtirol passiert das eben nicht. Gerade weil sich sowohl deutsche wie italienische Opposition darin gefallen Ethnopolitik zu betreiben und nur ihr kleines Gärtlein zu beackern. Das bringt mehr Stimmen und man muß den eigenen Anhängern nicht erklären daß es zur Verwirklichung von Visionen auch Sprünge über den eigenen Schatten und schmerzhafter Prozesse bedarf. Auch bei BBD sind sie sich da selbst im Weg weil für Dinge geworben wird von denen man genau weis daß sie weder politisch durchsetzbar und(ganz besonders wichtig) für keinen Italiener Südtirols je annehmbar sein werden. Wer etwas verändern will muß sich auf das schlüpfrige Parkett der Politik; der Kompromisse; des Kuhhandels begeben. Und wer für die anderen wirbt wird einen Teil der eigenen Anhänger verärgern. Man könnte mehr erreichen; keinen eigenen Staat&Sezession(denn das geben auch die Verträge nicht her) sondern ein mehr an Autonomie mit bsw. einem eigenen Fiskalpakt.
    Aber ganz gleich was man will; man muß alle Ethnien ins Boot holen.
    An ‘postethnisch’ glaube ich nicht; Ethnie ist eine der am tiefsten verwurzelten Eigenschaften eines Menschen.

  18. Hallo Martin,

    ich habe hier nie von einer Nation Südtirol gesprochen, und schon gar nicht von einer “Willensnation”, denn auch ich weiss,dass es im Moment nicht dazu kommen kann.
    Meine erste Antwort schrieb ich an Fait nur, weil ich den Hinweis auf
    “hunderttausende von Toten” füt abstrus, um nicht zu sagen krank halte.

    Aber ich habe danach auf die Veränderungen in unserer Gesellschaft hingewiesen, die mehrheitlich eindeutig in die Richtung einer sich harmonisierenden Gesellschaft in Südtirol gehen.
    Natürlich ist die Vergangenheit, sind die letzten 100 Jahre ein schwerer, vollbeladener Rucksack, aber das gilt für alle “Ethnien” in diesem Land, und wenn man gemeínsam beginnt,diesen Rucksack Stück für Stück zu leeren, wie jetzt hoffentlich mit dem Toponomastikgesetz, dann sind wir doch auf einem guten Weg.
    Was wirklich noch fehlt, ist eine starke interethnische Vertretung in der Politik, mit der erforderlichen Unterstützung und Mehrheit, um diesen Rucksack zu leeren, von unseren Rücken zu nehmen und in ein Museum zustellen.
    Aber ein Anfang muss gemacht werden: Weg mit dem Proporz.
    Das Können, das Wissen und wirkliche Zweisprachigkeit entscheiden, wer in den öffentlichen Dienst aufgenommen wird, und nicht mehr die Zugehörigkeit zu einer Sprachgruppe und die dazugehörende, aber nichts aussagende Zweisprachigkeitsprüfung!

    Und ob es nun eine “postethnische” Zeit wird, oder die Zeit einer neuen,
    zwei-dreisprachigen “Ethnie”, ist eigentlich egal, für mich jedenfalls.

    Jonny

  19. Leggo opinioni intelligenti e più o meno condivisibili, ma seguo Gadilu da almeno 4 forse 5 anni e queste stesse cose le leggevo all’inizio della mia frequentazione del blog.
    Ora, di diverso, c’è l’ennesima crisi finanziaria che si è tradotta in un assalto neoliberista allo stato sociale. Ma anche questa passerà e penso con orrore alla prospettiva di dover leggere tra 4 o 5 anni le stesse opinioni, magari espresse da altre persone, o dalle stesse, ma con altri nicknames.

    Insomma, per scongiurare un tale incubo non mi resta che buttare lì delle idee:
    1. Non so come Gabriele si consideri, ma ai miei occhi una persona che parla correntemente il tedesco e conosce la cultura e la civiltà tedesca/germanica come lui (ossia probabilmente più della media tedesca e ben più della media sudtirolese) non è 100% italiano, ma 30% tedesco (senza contare il francese/”francesità”);
    2. Quando sento l’inno canadese mi si scalda il cuore. Lo stesso accade quando ascolto l’accento scozzese o sento parlare in giapponese. Capisco 1 parola su 10 di quelle pronunciate da Durnwalder (che, tra l’altro, da quando sto leggendo i suoi più recenti interventi in consiglio provinciale mi sta diventando simpatico). Perciò mi ritengo almeno all’1% sudtirolese, 5% altoatesino, 7% giapponese, 10% canadese, 15% scozzese e il resto è italo-trentino con forti venature bolognesi.
    3. Mia moglie, che è extracomunitaria, usa “noi” quando parla del punto di vista dei “Trentini” (conosce al massimo 35 termini nel dialetto trentino).
    4. Come diceva Paolo di Tarso rivolgendosi ai Corinzi: “Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino, ma da quando sono diventato uomo, ho smesso di fare le cose dei bambini. Certo la nostra vista è ancora confusa, come se guardassimo in uno specchio appannato, ma un giorno lo vedremo faccia a faccia. Ora tutto quello che sappiamo è incompleto, ma allora sì che avrò una vera conoscenza, proprio come il Signore conosce me”.

    Il “postethnische” Zeit è già qui, come il Regno di Dio, è che molti non lo vedono/non lo vogliono vedere ;op

    P.S. Gadilu, la tariffa è 2 euro per ogni provocazione o 1 centesimo per ogni nuova visualizzazione che genero ;oDDD

  20. Non riuscirei ad esprimere la mia composizione identitaria in termini percentuali. Diciamo che è una sintesi in costante evoluzione (con qualche inevitabile momento d’involuzione, a onor del vero). Una cosa è certa: la matrice “nazionale” dell’identità che abbiamo ereditato da un paio di secoli non è ancora pronta per essere messa in soffitta (e parlo più per quelli che vedo intorno a me che per me stesso). Un presupposto importante per decostruire questo tipo di appartenenza monolitica potrebbe darsi forse solo erodendo definitivamente il concetto di madrelingua. Lascio ognuno considerare se si tratti di un proposito realistico nel breve o medio periodo (non solo in Sudtirolo).

  21. Ist es wirklich schlimm, nach einigen Jahren noch an das selbe Ziel zu glauben, die selben Träume zu haben?
    Denn das könnte wirklich ich gewesen sein, vor 4-5 Jahren, vielleicht bin ich ein Kind geblieben. . . . . . . . . . . ?!?
    Und auch ich verfolge gadilu schon einige Zeit, damals hatte er noch einen anderen Namen auf einem anderen Blog, und auch andere Träume und Ziele, vielleicht ist er kein Kind geblieben. . . . . . .?!?

  22. Ich glaube, auch ich kann mich nicht so in % aufteilen, aber sicherlich bestehe auch ich aus mehreren “Teilen”, che, wie gadilu schreibt, sono in costante evoluzione.

  23. Mi associo a quanto scrive gadilu. La radici delle identità nazionali dappertutto sono in decostruzione, per usare un termine a lui caro, e sarebbe fin troppo superfluo osservare come ogni identità, individuale o collettiva, è un qualcosa in divenire, se non fosse che a ogni generazione nazionalisti ed etnicisti di tutti i paesi e colori si sforzano di dimostrare il contrario. Resta il fattore lingua, o meglio madrelingua, che è difficilissimo, forse impossibile da decostruire, smantellare, neutralizzare, depotenziare o quello che si vuole. (Forse i bi- o plurilingui potrebbero farlo?). Se prendo un francese, un belga vallone e uno svizzero romando, so che ciascuno di loro ha un’identità nazionale distinta (ne ho un’esperienza personale), però so anche che in caso di trasferimento in un altro dei rispettivi territori ben difficilmente qualcuno dei tre si sentirà straniero. Lo stesso se prendiamo un austriaco e un tedesco e, con qualche riserva in più, uno svizzero-tedesco, che non a caso come madrelingua ha una variante dello schwyzerdüütsch.

  24. Jonny, non penso di aver mai avuto Träume o Ziele molto diversi da quelli che ho adesso. Ritenevo, allora, che del tema dell’autodeterminazione occorresse parlare, anche sondando lo spazio di plausibilità che un tema del genere avrebbe potuto avere in un contesto locale nel quale questo tema è “ostaggio” di una parte politica nella quale non mi riconosco. Adesso constato che una simile tematizzazione non riesce minimamente a staccarsi dalla matrice reazionaria che per decenni ne ha codificato la logica (ovvero il gergo della secessione). Tutto qui.

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