Il contatto è importante ma non basta

Il Consiglio comunale di Bolzano martedì ha approvato a larga maggioranza una mozione presentata da Brigitte Foppa (consigliera e portavoce dei Verdi) che impegna da ora in poi l’amministrazione cittadina a rinnovare o progettare edifici scolastici pronti ad accogliere sotto un unico tetto allievi di lingua italiana e tedesca. Se questa notizia fosse stata data venti o trent’anni fa avrebbe probabilmente fatto epoca, scatenando dibattiti e fiaccolate. Oggi passa invece quasi inosservata; scorrendo le affermazioni di chi, con sfumature diverse, ha cercato di opporsi, viene quasi da sorridere. Sarebbe però sbagliato considerare la decisione come qualcosa di scontato.

Uno degli aspetti più negativi delle vecchie battaglie condotte in passato a favore dell’integrazione tra i gruppi linguistici era l’eccessiva ideologizzazione del confronto. Senz’altro esagerava chi stigmatizzava un maggiore contatto, paventando assimilazione e annientamento della minoranza. Ma esageravano anche gli altri, disposti a credere ciecamente che solo il contatto avrebbe risolto, come per magia, tutti i problemi. La gestione di un tema così sensibile – qual è l’apprendimento della lingua dell’altro in una provincia come la nostra – non ha bisogno di un esasperato clima ideologico. Le cose devono essere affrontate con serenità, in modo pragmatico. Il cambiamento del quale stiamo parlando, pertanto, più che per il contenuto acquista valore proprio per la sua mancanza di spettacolarità. Per la sua normalità.

Occorre allora sottolineare un altro punto. Il contatto, di per sé, non offre una garanzia definitiva di progresso. Esso costituisce sicuramente il contenitore, lo spazio necessario, affinché si sviluppino conoscenze reciproche e venga resa concretamente percepibile l’esistenza di persone che parlano una lingua diversa. Ma per attivare una proficua fusione di orizzonti, e dunque trarre dal contatto uno scambio effettivo di competenze, c’è bisogno di qualcosa in più. In questo senso continua a rivestire la massima importanza l’impegno – in primo luogo individuale, ma anche ad ogni livello istituzionale – rivolto a modificare in profondità tutta una serie di abitudini e di atteggiamenti intonati alla passività. Passare dalla propria lingua a un’altra è scomodo, richiede costanza, implica spesso la capacità di sopportare la stanchezza e alcune delusioni che poi possono persino trasformarsi in ostilità.

Insomma, il contatto è sicuramente prezioso ma non sufficiente. È opportuno esserne pienamente consapevoli, in vista del lavoro futuro che avremo da svolgere.

Corriere dell’Alto Adige, 6 luglio 2012

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One thought on “Il contatto è importante ma non basta

  1. Una buona notizia, che sembrerebbe comprovare una volta di più la mia impressione che il conflitto reale tra i gruppi linguistici si stia progressivamente disinnescando (spero non sia solo un auspicio…). Peccato che a ciò non corrisponda un depotenziamento anche del conflitto come narrato dai megafoni del “disagio” o cavalcato da STF e affini (ai quali si sono aggiunti ormai gli indipendentisti da “spread”, che scommettono sul tracollo economico dell’italia).
    Nota autobiografica: negli anni ’80 in una (e credo fosse l’unica) scuola materna di Bolzano vi erano sì due sezioni (italiana e tedesca) sotto lo stesso tetto, ma il contatto veniva volutamente evitato mediante l’adozione di orari distinti per la ricreazione in cortile (pur utilizzando le due sezioni zone rigorosamente diverse del cortile comune, e non essendovi quindi problemi di spazi mancanti). Spero che scelte del genere appartengano al passato.

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