Uno scatto di qualità

C’era molta attesa riguardo agli esiti dell’incontro istituzionale tra il Landeshauptmann Luis Durnwalder e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, avvenuto l’altro ieri al Quirinale. Attesa che, al di là dei singoli punti contenuti nell’agenda dei temi trattati, concerneva in primo luogo la saldezza del rapporto tra Roma e Bolzano, ultimamente assai indebolitosi per via degli effetti della crisi economica e di alcune incomprensioni pertinenti al piano simbolico o dell’identità dei diversi gruppi linguistici.

La notizia è che l’incontro non solo si è rivelato complessivamente positivo – svolgendosi, come si dice in occasioni del genere, in un clima disteso e cordiale – ma è riuscito anche a proporre uno scatto di qualità mediante la proposta di conferire al Presidente Napolitano la più alta onorificenza provinciale. Se ne avrà l’occasione il prossimo cinque settembre, a Castel Tirolo, quando verranno celebrate sia la firma dell’accordo di Parigi, sia la doppia ricorrenza della quarantennale entrata in vigore del secondo Statuto d’autonomia e la fine del contenzioso internazionale tra Austria e Italia, siglato vent’anni fa dagli ambasciatori dei due Paesi presso la Segreteria delle Nazioni Unite.

È opportuno sottolineare con forza questo scatto di qualità. Ciò porterebbe al pieno riconoscimento di una visione maggiormente “territoriale” della nostra autonomia, finalmente liberata dal retrogusto un po’ amaro e parziale di una pur legittima istanza di emancipazione nazionale (dunque secondo una stretta denominazione etnica). Parallelamente, la svolta renderebbe l’autonomia stessa espressione di un processo che può ora annoverare tra i suoi protagonisti e collaboratori il massimo rappresentante dello Stato tradizionalmente inteso come limite, per non dire ostacolo, di ogni aspirazione locale.

A riprova della bontà di questa notizia valgano peraltro le reazioni di chi vuol vedere in ogni cosa il bicchiere mezzo vuoto e non perde così occasione per levare i propri scontati lamenti. Da un lato i nazionalisti italiani, desiderosi di rispecchiarsi in uno Stato più intransigente e comunque insensibile ai cerimoniali della Provincia; dall’altro gli autodeterministi tedeschi, contrari a qualsiasi presenza statale nel nostro territorio. Entrambi i fronti hanno subito denigrato la mossa di Durnwalder per opposte, ma a ben vedere complementari, ragioni. Per loro l’unico scatto di qualità possibile coincide con la contestazione di ogni mediazione e confronto. Si tratta di posizioni ostili allo spirito dell’autonomia fortunatamente distanti da quanto affiorato con l’incontro romano dei due presidenti. Un motivo di non piccola soddisfazione, considerando i tempi difficili che stiamo attraversando.

Corriere dell’Alto Adige, 7 giugno 2012

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