Gli alpini hanno trionfato con 3 gol

Ho scritto un pezzo che non avrei mai pensato di scrivere. Ero scettico, molto scettico sull’adunata degli alpini. Un misto di fastidio specifico e di snobismo generale m’impediva (e mi ha impedito) di prendere parte a quanto accaduto lo scorso fine settimana a Bolzano. Però ci sono momenti in cui bisogna prendere atto della realtà. Non si tratta affatto di chinare la testa nei confronti del “mainstream”. Si tratta solo di rendersi conto che noi possiamo anche sperare di costringere i fatti dentro i nostri schemi mentali o di farli assomigliare alle nostre illusioni [tipo questi]. Ma poi quei fatti se ne fregano dei nostri schemi mentali e delle nostre illusioni e s’impongono per quel che sono. È anche un salutare gesto d’umiltà. [Ringrazio Leo Angerer per la foto: www.leonhardangerer.com]

Per parlare del trionfo – non sembri esagerato ritenerlo tale – degli alpini a Bolzano occorre mobilitare un linguaggio di tipo calcistico: sono riusciti ad “espugnare” il campo imponendosi col rotondo punteggio di 3 a 0 sui pregiudizi che li aspettavano al varco. E se la sensazione di vivere un momento davvero particolare si poteva leggere in tutti i commenti fatti pervenire a caldo da chi ha direttamente preso parte all’evento, è dalle note dei possibili “avversari” che risalta in modo nitido l’impresa. Ecco allora una cronaca sommaria dei gol, visti dalla porta di chi li ha incassati.

Del primo gol posso parlare in prima persona, giacché anch’io ero tra quelli che storcevano la bocca di fronte a una manifestazione così gigantesca [QUI]. Il timore qui era dovuto al possibile impatto sul tessuto cittadino e sulle sue abitudini notoriamente compassate. Beh, gli alpini hanno senz’altro dimostrato di saper imbrigliare il famoso elefante all’interno di un negozio di cristalli, ma il dato notevole è stato vedere come gli abitanti di Bolzano non solo si siano disposti ad accogliere la pacifica invasione delle piume nere badando a limitare i danni, bensì abbiano colto quest’occasione per farsi contagiare dal soffio di vita e dal clima di festa che in moltissimi hanno percepito come mancanti e necessari.

Il secondo gol è stato segnato contro gli uccelli del malaugurio “etnico”. Ai soliti noti pronti a scommettere sulle provocazioni nazionaliste, agli irrimediabili maestrini della cattiva coscienza storica, gli alpini hanno ribattuto offrendo una serena e sorridente indifferenza. Un’amica mi ha per esempio raccontato di aver visto una donna apostrofare gli ospiti invitandoli a sparare “a tutti i nazi che dicono che qui non siamo in Italia” per poi chiudere la sua triste omelia con un rabbioso “Viva il Duce!”. Gli alpini presenti hanno scosso la testa prendendola per pazza.

Il terzo gol ha gonfiato infine la rete di chi pensava che questa “festa tricolore” non potesse scalfire l’algida estraneità dei tedeschi. Nel nostro piccolo mondo fatto di società parallele, il massimo che ci saremmo potuti aspettare, si sosteneva, sarebbe stato il sussiego di chi concede dall’alto della sua imperturbabilità un’occasione di svago, ma nulla più. Il rimprovero di aver oltrepassato la “buona misura tirolese” – secondo quanto affermato con una punta di acidità da Wendelin Weingartner, l’ex capitano del Tirolo –, non ha però trovato eco significativa tra i sudtirolesi. Segno che quella misura, in realtà, non va stretta solo agli “italiani”. 

Corriere dell’Alto Adige, 16 maggio 2012

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18 thoughts on “Gli alpini hanno trionfato con 3 gol

  1. Gli (ex) alpini sono venuti qui a festeggiare. Punto. Hanno fatto qui quello che avrebbero fatto a Padova o a Piacenza. Ho cercato lungamente di tranquillizzare alcuni miei amici/clienti sudtirolesi (delle valli) piuttosto “intimoriti” dall’evento, grazie ad una campagna mediatica (ad hoc?) dei media (quasi tutti) sudtirolesi. Ho cercato di spiegare che si sarebbe trattato di una grande festa e che questi venivano per autocelebrarsi e non certo per fare provocazioni nazionaliste. Dentro di me però non ero tranquillo. Gli ultimi giorni, girando per la città imbandierata oltremisura, pronta per una documentario dell’istituto Luce, provavo un crescente imbarazzo. Poi giovedì sera ho fatto un lungo giro in centro, si respirava un clima di festa, giravano i primi “trabiccoli” e mi sono un po’ tranquillizzato. Venerdì mattina sono partito per un week end all’estero pianificato mesi fa. Ho sentito che è andato tutto molto bene e la cosa mi fa molto piacere. Se persino tu scrivi un articolo del genere, non ci sarebbe altro da aggiungere. Eppure c’è ancora qualcosa che non mi piace. Controllando ogni tanto facebook avevo modo di leggere le reazioni dei miei concittadini quasi in diretta. E tanti (non tutti certo) commenti avevano questo tenore “finalmente mi sento a casa”, “finalmente Bolzano città italiana” e avanti così. PEr non parlare dei video dei cori dell’inno di Mameli cantato a squarciagola di notte in piazza Walther.
    E’ possibile che nel 2012 tanti bolzanini abbiano bisogno di questo per sentirsi “a casa”? E da lunedì? tutti di nuovo “a disagio?”

  2. Sì, Mauro. Penso tu abbia ragione. Ma c’è un grande “Ma”. Io volevo solo esprimere alcune sensazioni che rappresentano la sorpresa di trovarsi di fronte a una realtà non necessariamente negativa (e come tu scrivi, ovviamente, non solamente positiva). Il dato mi pare essere questo: l’entusiasmo nazionale – almeno stavolta – non è degenerato in nazionalismo. Poi possiamo discutere se per gli italiani di Bolzano sia un MALE sentirsi italiani o se sia meglio che si sentano “tirolesi” o addirittura “post etnici sudtirolesi” (andando cioè ad ingrossare un gruppo che attualmente è constituito da cinque persone). Ma al di là di tutto: la realtà che abbiamo visto a Bolzano era quella e per chi c’era (anche da parte tedesca) non è stato spiacevole prenderne atto.

  3. La tua posizione è chiara e sono davvero contento che le cose siano andate in questo modo, nonostante le premesse. Aggiungo solo che, personalmente, non trovo assolutamente nulla di male nel fatto che gli italiani di Bolzano si sentano Italiani. Ma quando molti dimostrano di sentirsi a casa solo se sventolano tricolori ad ogni angolo, mi viene il sospetto che il “disagio” sia ancora molto forte.
    Poi viene da chiedermi, come sarebbe andata a parti inverse? Lasciando da parte il paragone Alpini SchÜtzen che francamente è davvero forzato, ma se Bolzano fosse stata riempita di bandiere biancorosse per accogliere il raduno di una festosa associazione dai gomiti alti tirolese, come l’avrebbero presa i bolzanini? Non lo sapremo mai ma io un’idea ce l’ho. Lo so, sono troppo polemico ma il buonismo di questi giorni mi ha un po’ nauseato.

  4. Una risposta all’altra parte. 🙂

    http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=11392&cpage=1#comment-107229

    Auch wenn ich Thomas Benedikters Meinung; speziell in wirtschaftlichen&politischen Fragen; sonst sehr schätze; so kann ich ihm diesmal nur in Teilen zustimmen. Bozen hatte innerhalb weniger Wochen zwei Ereignisse zu verkraften; eine Demo der Schützen und die adunata der Alpini(das größte Event das Bozen je hatte). Während die Schützen durch die Stadt marschierten zeigte ihnen die Bevölkerung im wesentlichen die kalte Schulter. Keine(ohnehin verbotene) Gegendemo, keine wie vom PDL(noch ein Verlierer) gewollte ausgehängten Tricolori; nichtmal irgendwelche ‘Provokationen’ an denen sich die ‘Patrioten’ hätten medial aufhängen können. Die Tricolori hat sich die (ital.) Bevölkerung für die Alpini aufbehalten. Die ‘Patrioten’ müssen die ‘Provokationen’ diesmal mit der Lupe suchen; aufhängen muß man sich an einem Plakat und einer marschierenden Alpinieinheit in Waffen; das war aber auch schon alles. Die ganzen anderen (mehrsprachigen) Plakate wurden von interessierter Seite natürlich unterschlagen. 😉
    Im wesentlichen war es ein mehrtägiges Megavolksfest. Die Alpini haben bei aller Zweiteiligkeit der Südtiroler Gesellschaft die ‘Deutschen’ weit mehr erreicht als die Schützen die ‘Italiener’. Ein Zeichen daß das Weinselige und das Feiern die Menschen zusammenbringt. Der Marsch der ‘veci’ und ‘bocia’ war nur einer unter vielen Programmpunkten der Feier; bei den Schützen war er der Einzige. Diese adunata hatte das Zusammenleben und die Moderaten beider Seiten als Sieger.
    Die Verlierer stehen bereits fest:
    Die ‘Tirolpatrioten’ bekamen zuwenig ‘Provokationen’ um damit ihr politisches Süppchen kochen zu können. Ihnen wurde angesichts des Erfolgs und der Ordnung des Megaevents bewußt wie isoliert sie in der Südtiroler Gesellschaft trotz vieler hektischer Aktionen sind.
    Den ‘Seppis&Biancofiores’ ist es nicht gelungen das Megaevent für ihre kleinen politischen Ziele zu mißbrauchen. Die ANA hat das Fest in gewohnter Manier durchgezogen und hat am Rande des Festes keine Provokationen der Bozner Italienischen Rechtsultras zugelassen.
    Sehr gut gestern der Terlaner Bürgermeister Klaus Runer im Rai Sender Bozen Pro&Contra. Man sieht daß er einer mehrsprachigen Gemeinde vorsteht und alle Terlaner Bürger repräsentiert.
    Das Fest war für die Moderaten beider Seiten ein Erfolg. Das lässt hoffen; die Südtiroler Gesellschaft ist weiter als die Ultras beider Seiten. Die bleiben als looser zurück.

    MfG

  5. Gabriele, che ha l’onestà di riconoscere di essersi sbagliato (checché ne dica qualche povero di spirito), scrivendo in chiave negativa dell’«immagine di una città che non si dispone tranquillamente a celebrare un evento, ma che cambia ogni sua abitudine e snatura il proprio volto per assumere un passo che non le appartiene» aveva invece centrato esattamente il motivo del grande successo della tre giorni alpina, al di là dell’impressionante efficienza della macchina organizzativa. Bolzano, ingessata da mille divieti e timori, dal vittimismo e dal piagnisteo – piaghe locali elevate ad ideologia di riferimento – sotto sotto non aspettava altro che vedersi “liberata” ed assumere una volta tanto proprio quel passo lì. Passo che, nell’autoimposta convinzione non le appartenesse, non aveva nemmeno mai nemmeno immaginato di poter osare. A chi non ha dato ascolto agli sciocchi, assurdi (mi contengo) inviti alla fuga resterà invece il ricordo difficilmente cancellabile di una Bolzano diversa, liberata dalle auto, dalle sue mille regole, dagli orari da monastero e riempita di facce sorridenti, allegri accampamenti, tavolate, canti, balli e sorprese. Ci voleva, oh se ci voleva…

    Scemata l’euforia dell’adunata, se dal punto di vista della politica locale – che barba, che noia, che noia e che barba… – non posso che far mie le brillanti considerazioni di Martin G., non posso però non pormi gli stessi interrogativi di Mauro, senza essere in grado di dar loro risposte incoraggianti. Si è fatto un gran parlare di una presunta nuova “apertura” della città di Bolzano, fingendo di non sapere che quell’apertura, quell’elasticità erano tutte d’importazione. Non certo di quei bolzanini-mummia che si sentono aperti per aver avuto il pretesto di esporre il tricolore e che elogiano Durnwalder per la sportività dimostrata, gli stessi che massacrarono Salghetti per la vicenda di piazza della Pace e Spagnolli per la sua (giusta) presenza al Landesfestumzug tirolese del 2009. Quei bolzanini che, fosse dipeso da loro e non dal consueto buon senso e rispetto degli Alpini, avrebbero trasformato il tutto in una semplice esibizione muscolare all’insegna del “qui siamo in Italia”. Ecco, una bella iniziativa sarebbe proprio quella di promuovere un bel Landesfestumzug straordinario, con la città tutta in biancorosso ed una partecipazione degli italiani simile a quella di tantissimi Bozner durante l’adunata. Perché non provarci? Per paura? A star fermi, se non si muore, perlomeno ci si annoia.

  6. Wenn ich den Tenor dieser Diskussion hier richtig deute, dann seid ihr der Meinung, dass die Bozner “civil society” nicht nur die drei Tage der Adunata ganz passabel verkraftet, sondern in ihrem ausgelassenem, “sprachgruppenübergreifendem” Mitfeiern überdies auch noch der eigenen supraethnischen Maturität kein allzu schlechtes Zeugnis ausgestellt hat. Und dies bezeichnenderweise entgegen jener negativen Unkenrufe, die allenthalben Nationalismus, Revanchismus und andere Unanständigkeiten zu verorten glaubten.

    Ich sehe das Ganze aus der Ferne, und deswegen naturgemäß theoretischer und kritischer. Wer weiß, die direkte “emotionale” Erfahrung, an so einer Festivität teilgenommen zu haben lässt einen möglicherweise wirklich manche Aspekte anders bewerten oder verstiegene Gedankenwelten korrigieren, wie es Gabriele eingangs spitzig formuliert hat — andererseits wirkt auf mich der bloße “abstrahierte” Umstand geradezu grotesk (auf die Gefahr hin, schon verwandte Argumente Dritter zu wiederholen), dass sich eine ganze Stadt für drei Tage in einen kalkulierten Ausnahmezustand begibt, um gewaltigen Truppen- und Veteranenverbänden eine Plattform zur Selbstdarstellung und -feierung bereitzustellen.
    Vielleicht sind meine Einwände auch nur zu “bundesdeutsch”: während nämlich der Armee mit ihrer ganzen militärischen Symbolik in Deutschland, mitunter in Österreich, a priori ein gerütteltes Maß an Skepsis, Vorsicht oder gar latenter Verachtung entgegenschlägt, mag dies für andere europäische Länder nicht gelten (und es ist ja auch nicht gesagt, dass diese eine deutsche Perspektive die alleinig richtige ist).
    Wissen möchte ich trotzdem von euch, warum ihr es offensichtlich nicht als notwendig erachtet, wenigstens in Ansätzen über die Gefahren von Militarismus und fehlender “kollektiver” Selbstreflektion zu diskutieren. Vielleicht, weil derartige Fragen ebenfalls — aber unredlich-ostentativ — von der “falschen Seite” gestellt werden, und ihr in der Diskussion jener Fragen Gefahr laufen würdet, dieser Seite zuviel Gewicht beizumessen, sie gar “medial” zu verstärken? Oder seht ihr keine offiziöse Problematik hierin, etwa aufgrund besagter nationalstaatlicher Unterschiede?

  7. Quando un benedetto giorno vi troverete sepolti sotto una montagna di fango, o di merda se preferite, staremo a vedere se saranno gli Schutzen o gli Alpini a tirarvi fuori.
    Probabilmente agiranno in un sinergico lavoro di squadra: i primi vi mingeranno in testa, ma solo per ammorbidire lo strato che vi imprigiona, mentre i secondi vi tireranno fuori scavando indefessi e senza sosta.

  8. Es geht immer darum, von welcher Seite man dieses Ereignis betrachtet, Beppi. Ich denke Martin hat es in seinem Beitrag sehr gut auf dem Punkt gebracht.
    Klammert man genau deine Fragen aus und versucht sich in einer Herangehensweise die sich auf das Gemeinsame konzentriert und nicht auf die Unterschiede, dann kann genau das geschehen, was in Bozen der Fall war. Die Alpini waren super partes, wollten sich selbst feiern und haben es geschafft ganz Bozen mitzureisen, indem sie es für diese 3 Tage auf friedliche Weise mit ihren Zelten und Geruch nach Gegrilltem besetzt haben. Nichts für Vegetarier, natürlich!  Gut gefallen hat mir der Satz von Martin: „Die Alpini haben bei aller Zweiteiligkeit der Südtiroler Gesellschaft die ‘Deutschen’ weit mehr erreicht als die Schützen die ‘Italiener’. Ein Zeichen daß das Weinselige und das Feiern die Menschen zusammenbringt.“ Vielleicht hängt es tatsächlich auch davon ab, dass Schützen eher Bier trinken?
    Ich weiß mein Statement hier beantwortet deine Fragen unzureichend, aber ich möchte die lockere Herangehensweise die ich in diesen Tagen gelernt habe, nicht sofort wieder abschütteln und ich bin mir sicher, Gabriele wird auf jeden einzelnen Punkt ausführlich eingehen.

  9. Um auf einige Punkte von @Beppi zurückzukommen. Meiner Ansicht haben lateinische Länder ein anderes Verhältnis zur Armee und ihre Veteranen als bsw. Deutschland oder Österreich. Das konnte man sogar vor Jahrzehnten während des Höhepunktes der jeweiligen Friedens- und Pace-Bewegungen beobachten. In Italien und Frankreich richtete sich die ‘Bewegung’ weit weniger gegen die eigenen Streitkräfte als dies bsw. in Deutschland der Fall war. Was Bozen anbelangt so gingen in der Masse der 300.000 Alpini die wenigen regulären marschierenden Streitkräfte de facto unter. Sie waren viel eher Begleitmusik in einem weinseligen und geselligen Fest; das für alle offen war. Das ist das Plus der Alpini. Selbst der Marsch(laut Org. der eigentliche Höhepunkt) ist eher nur der Schlusspunkt eines dreitägigen Festes. Die ‘Auflockerung’ mit vielen verschieden Initiativen sowie das gemeinsame Feiern haben eben zur anderen Sichtweise beigetragen.
    Zitat:
    “…wenigstens in Ansätzen über die Gefahren von Militarismus und fehlender “kollektiver” Selbstreflektion zu diskutieren. Vielleicht, weil derartige Fragen ebenfalls — aber unredlich-ostentativ — von der “falschen Seite” gestellt werden, und ihr in der Diskussion jener Fragen Gefahr laufen würdet, dieser Seite zuviel Gewicht beizumessen, sie gar “medial” zu verstärken? Oder seht ihr keine offiziöse Problematik hierin, etwa aufgrund besagter nationalstaatlicher Unterschiede?”
    Zitat Ende.

    Dazu muß ich jetzt ausholen…
    “Kollektive” Selbstreflektion gibt es in Südtirol genauso wenig wie eine gemeinsame Sicht auf die Geschichte; genauso wenig wie es in Südtirol bestenfalls in einzelnen Ansätzen ein ‘gemeinsames Bewußtsein’ oder ‘Wirgefühl’ gibt. In Südtirol klammert jede Seite ihre eigenen dunklen Punkte aus. Mehr noch; blicken wir nach Europa so sehen wir daß Aufarbeitung der Geschichte und “kollektive” Selbstreflektion eine ziemlich deutsche Spezialität ist. Die gibt es so weder in Österreich(eine FPÖ wäre in Deutschland nicht möglich), nicht in den Niederlanden, nicht in lateinischen Ländern wie F, Esp oder I. Das andere Verhältnis zum Heer allgemein und zu den Alpini speziell ist einer ‘Aufarbeitung’ eher hinderlich. Daß Alpini auch bei der Resistenza wie bei der Befreiung mitgewirkt haben, wird ihnen hoch angerechnet. Dabei wird ‘vergessen’ daß 43-45 sowohl Italien als auch die Alpini teilte, daß Alpini auch auf Seite der RSI kämpften. Südtirol findet Selbstreflektion kaum statt, weil ja normalerweise die Gegenseite im eigenen Mist wühlt. Natürlich nie der Sache wegen sondern immer nur aus kleinkleinem politischen Kalkül. In Südtirol können das nur Historiker leisten; nie die ethnisch-politische Gegenseite. Am besten wäre es natürlich daß jede Seite ihre eigene “kollektive” Selbstreflektion durchführt. Die findet aber so nicht statt. Der Fetisch der Schützen ist der Faschismus der Italiener; das eigene 43-45 wird gerne vergessen; auch daß Südtiroler und Widerstand gegen den Nationalsozialismus ein wahrhaft dünnes Buch ist; mehr noch; daß die Option das Land teilte.
    Jede Seite pflegt das eigene Opferbild. ;(

    Die drei Tage hingegen waren eher ein Ansatz eines besseren Blicks in die Zukunft. Die Menschen haben genug sich in eine (Opfer)Rolle pressen zu lassen. Von dieser Rolle leben die Extremisten beider Seiten Seiten. Deshalb hat die adunata die Moderaten, das fröhliche liberale, bunte Südtirol als Gewinner; die Ultras als Verlierer. Das ärgert sie natürlich ganz besonders. Besonders auch Teile der deutschen Opposition weil sie aus dem fröhlichen Fest kein politisches Kleingeld schlagen konnten.

    MfG

  10. Hallo Martin, dein Beitrag gefällt mir gut. Allerdings verstehe ich nicht warum du glaubst, dass die NPD nicht mit der FPÖ vergleichbar sei?

  11. @incredula
    Danke für die Blumen. 🙂
    Zu Deiner Frage:
    Es gibt meiner Ansicht sehr große Unterschiede. Ich habe mich vielleicht mißverständlich ausgedrückt. Es geht mir eher um das Gesamtbild in der politischen, gesellschaftlichen Landschaft. Abgesehen davon daß die NPD in Deutschland zu den politisch Aussätzigen gehört. Die FPÖ in Österreich ist hingegen ein großer, allgemein akzeptierter Mitspieler, ihre Exponenten werden interviewt, nehmen an Talkrunden teil ecc. Das wäre in Deutschland undenkbar. Zuletzt; die FPÖ ist schon an sich nicht mit der NPD vergleichbar. Sie hat im Gegensatz zur NPD einen nationalliberalen Anteil plus einen populistisch auf den kleinen Mann zielenden Zug. Ich bin generell vorsichtig verschiedene Parteien über Länder hinweg zu vergleichen. Die Verwurzelung des Dritten Lagers in Ö ist gesellschaftlich stark; die NPD hingegen ist eher eine kleine radikale Kaderpartei; ohne ‘Verwurzelung’. Aus europäischer Sicht sind Beide Parteien mit denen sonst Keiner zu tun haben will. Zuletzt; die FPÖ mit der NPD zu vergleichen hieße auch sie zu unterschätzen. Das sollte man nicht tun.

    MfG

  12. Ok. Ich habe den Satz “eine FPÖ wäre in Deutschland nicht möglich” wohl etwas kurzsichtig gelesen.

  13. Der Titel sagt schon alles. Wer “triumphiert” teilt in Sieger und Verlierer.
    Der benötigt natürlich auch einen Siegesplatz und ein Siegesdenkmal.
    Von Gemeinsamkeit keine Spur.

  14. @ Manni

    No, non necessariamente. Infatti intorno al Monumento alla Vittoria non è successo niente. Anzi, qualcuno aveva pensato di cingere la cancellata del medesimo con una bandiera italiana lunga venti metri, ma subito qualcun altro l’ha rimossa. Purtroppo (purtroppo per te?) questa adunata degli alpini non può essere strumentalizzata in senso politico. Sorry.

  15. E comunque il titolo parla chiaro, ma l’articolo bisogna leggerlo. I perdenti, stavolta, erano i pregiudizi. Come il mio (e ne parlo nel pezzo) e come il tuo (nel quale però continui ad insistere).

  16. Auch wenn die Adunata technisch noch so gut gelaufen sein mag, halte ich es mit Reinhard Mey und seinem Lied: – “Bevor ich mit den Wölfen heule”

    Bevor ich mit den Wölfen heule,
    Werd‘ ich lieber harzig, warzig grau,
    Verwandele ich mich in eine Eule
    Oder vielleicht in eine graue Sau.
    Ich laufe nicht mit dem Rudel,
    Ich schwimme nicht mit im Strudel,
    Ich hab‘ noch nie auf Befehl gebellt.
    Ich lasse mich nicht verhunzen,
    Ich will nach Belieben grunzen,
    Im Alleingang, wie es mir gefällt!
    Ich will in keinem Haufen raufen,
    Laß mich mit keinem Verein ein!

    Rechnet nicht mit mir beim Fahnenschwenken,
    Ganz gleich, welcher Farbe sie auch sein‘n.
    Ich bin noch imstand‘, allein zu denken,
    Und verkneif‘ mir das Parolenschrei‘n.
    Und mir fehlt, um öde Phrasen,
    Abgedroschen, aufgeblasen,
    Nachzubeten jede Spur von Lust.
    Und es paßt, was ich mir denke,
    Auch wenn ich mich sehr beschränke,
    Nicht auf einen Knopf an meiner Brust!
    Ich will in keinem Haufen raufen,
    Laß mich mit keinem Verein ein!

    Bevor ich trommle und im Marschtakt singe
    Blökend mit den Schafen mitmarschier‘,
    Gescheh‘n noch viele ungescheh‘ne Dinge,
    Wenn ich mir je gefall‘ als Herdentier.
    Und so nehm‘ ich zur Devise
    Keine andere als diese:
    Wo schon zwei sind, kann kein dritter sein.
    Ich sing‘ weiter ad libitum,
    Ich marschier‘ verkehrt herum,
    Und ich lieb‘ dich weiterhin allein!
    Ich will in keinem Haufen raufen,
    Laß mich mit keinem Verein ein!

    Erinnert euch daran: Sie waren zwölfe:
    Den dreizehnten, den haben sie eiskalt
    Verraten und verhökert an die Wölfe.
    Man merke: Im Verein wird keiner alt!
    Worum es geht, ist mir schnuppe:
    Mehr als zwei sind eine Gruppe.
    Jeder dritte hat ein andres Ziel,
    Und nagelt mit Engelsmiene
    Beiden ein Ei auf die Schiene!
    Nein, bei drei‘n ist stets einer zuviel!
    Ich will in keinem Haufen raufen,
    Laß mich mit keinem Verein ein!

    als Musikvideo:

  17. Pingback: Nazionalismo di sinistra. | Brennerbasisdemokratie.

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