Dobbiamo figurarceli così

Dobbiamo figurarceli così, quando di tanto in tanto si ridesta in loro, chissà mai perché, l’ispirazione di essere gli eredi di una tradizione ancora ininterrotta, e tra un gas in lenta ascesa e un altro in dolorosa discesa – nei meandri di un corpo impegnato in faticosa digestione – è lo spirito quello che credono di poter alfin esalare. E allora un colpo di tosse un po’ più forte degli altri già solleva le polveri – che sono notoriamente un impasto finissimo di frammenti di pelle, unghie e fibre di vestiti, anche se danzano smosse nel sole – dai tomi mai letti e finiti in soffitta trenta o cinquant’anni prima: “… bisogna nella generazione che succede giovane istillare gli antichi documenti” (G. Carducci, A Fucecchio in un banchetto per Giuseppe Montanelli, in Prose di Giosue Carducci MDCCCCLIX-MCMIII, Zanichelli, Bologna 1905, p. 1207). Al rinvenire delle “solite polemiche” faranno poi una faccia affranta e pensierosa. Finché il sospirato rutto e la sospirata scorreggia non li liberino da ogni impettito affanno.