Con la neve saliamo in cattedra

Qualche giorno fa non riuscivo a navigare in internet e ho chiamato la mia compagnia telefonica. Dopo i classici rinvii da opzione a opzione (“se intende parlare di questo e di quest’altro prema uno, altrimenti prema due o prema tre o prema quattro”) la voce registrata mi avvertiva che, dato il maltempo, avrei potuto avere qualche difficoltà supplementare a raggiungere un operatore in carne e ossa. Mentre ascoltavo l’irritante musichetta di sottofondo m’immaginavo quindi il poveretto intrappolato da qualche parte, anzi stritolato nella famosa “morsa del ghiaccio”, comunque seriamente impedito in una professione che, ingenuamente, avrei pensato si potesse svolgere all’interno di un ufficio confortevole e riscaldato.

Si rischia lo spossamento a voler dimostrare l’inconsistenza di molti pregiudizi per poi vederseli sempre puntualmente confermare uno dopo l’altro. Ecco l’Italia: improvvisazione, caos, catastrofi. Basta pochissimo per precipitare nel baratro, senza neppure che qualcuno stia lì a schiacciarti le dita coi piedi. La nave cambia appena una vocale (diventa neve) ma l’immagine resta a pezzi. Ovviamente non mancano le eccezioni. Però non sgomitano per mettersi in mostra. Un noto sindaco che venne eletto in seguito alla promessa di garantire maggiore sicurezza per i cittadini – allora il pericolo poteva essere sintetizzato dalla paventata prevalenza di un colore etnico indesiderato – rischia adesso di perdere la propria credibilità a causa del simbolo stesso di ogni smagliante candore. Capita allora sempre più spesso che la politica sia pilotata da eventi apparentemente esterni al suo corso abituale. From spread to snow, si potrebbe dire. Oppure sic transit gloria mundi, secondo una delle più intempestive e improvvide citazioni degli ultimi tempi.

Invece qui in provincia freddo polare senza la neve. Su facebook si è addirittura costituito un gruppo di persone che la brama e la invoca. Superstiziosi insinuano che sia proprio il gruppo a tenerla lontana. Notoriamente, chi ha i denti non ha il pane. E viceversa. Titoli raccapriccianti raccontano di angeli calati agli inferi. Più realisticamente, si tratta soltanto di alcuni uomini del corpo permanente dei vigili del fuoco di Bolzano scesi ad aiutare dove c’era bisogno (Macerata, Fabriano e Bagno di Romagna). Nonostante Südtirol non sia Italien, se è possibile mettere al servizio degli altri la nostra professionalità e la nostra maggiore preparazione riguardo ai problemi causati dall’inverno per una volta non è antipatico salire in cattedra. Ma quando giù le scuole riapriranno – e le condizioni torneranno “ordinarie” – troveremo anche qualche allievo disposto davvero ad imparare?      

Corriere dell’Alto Adige, 9 febbraio 2012

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