Le lingue s’incontrano nella realtà molteplice

All’inizio di un nuovo anno è tradizione formulare qualche buon proposito. Anche se poi sappiamo che molti di questi propositi andranno solo a riempire il baule già stipato delle occasioni perdute. Formulare un buon proposito per l’anno nuovo può aiutarci tuttavia a elencare anche una lista di priorità, di desideri importanti, da condividere con le persone alle quali maggiormente teniamo. E in questa chiave mi sia concesso pensare qui a chi ha a cuore letture e riflessioni su temi che ineriscono il nostro Alto Adige – Südtirol.

Parlando di libri, una volta Giuseppe Pontiggia ha scritto: “Io mi aspetto qualcosa di utile da un autore: non una prova della sua bravura, ma un frutto di cui possa appropriarmi, facendolo mio”. Traducendo questa aspettativa in proposito, occorrerebbe adesso andare alla ricerca di autori in grado di convertire in opere tangibili questa esigenza di utilità. Opere insomma scritte per accrescere la nostra conoscenza delle cose e degli uomini che ci stanno vicini, eventualmente suggerendo un mutamento di prospettiva su questioni finora affrontate in modo ripetitivo e privo di sbocchi.

Un libro di questo tipo è senz’altro “Reden. Sprechgeschichten aus Südtirol” di Toni Colleselli (uscito alla fine dell’anno scorso per i tipi di alpha beta). Come indica il titolo, si tratta di storie (diciassette per l’esattezza) raccolte e poi elaborate sul tema delle lingue e delle vicissitudini affrontate dai protagonisti per venire a capo di una certa difficoltà, caratteristica della nostra società, a considerare il rapporto tra lingue diverse come stimolo all’evoluzione personale e reciproca. Penso che ognuno di noi potrebbe riconoscersi in molti frammenti delle storie narrate da Colleselli, ma il vero contributo del testo, la sua utilità, va oltre questa mera funzione di rispecchiamento.

Si tratta, come accennavo, di un radicale mutamento di prospettiva che potremmo sintetizzare così: finora abbiamo pensato di affrontare le questioni linguistiche a partire da alcune teorie che prescindevano quasi totalmente dalle esigenze messe in campo da soggetti di estrazione diversa. Ma in questo modo ci siamo preclusi la costruzione di una più variegata atmosfera d’apprendimento, a ben vedere l’unica adatta (perché intrinsecamente molteplice!) a temperare una fenomenologia così vasta di sollecitazioni. In futuro sarà obiettivamente impossibile non tenere conto dei presupposti biografici dei singoli parlanti, queste vere e proprie fonti d’accesso e d’utilizzo all’intricata cittadella delle nostre lingue in contatto. E il libro di Colleselli ne rappresenta una brillante e utilissima mappa.   

Corriere dell’Alto Adige, 6 gennaio 2012

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