Oltre la nebbia degli stereotipi

Negli ultimi giorni, su diversi quotidiani e più in generale in molti luoghi preposti alla diffusione dell’opinione pubblica italiana, sta tornando a galla il vecchio sospetto, e in alcuni casi pesino il risentimento, verso la Germania e i tedeschi.

Nell’editoriale pubblicato domenica scorsa sul Corriere della Sera, Sergio Romano ha per esempio tracciato un quadro storico della “questione tedesca” in relazione all’attuale crisi economica e finanziaria, addebitando al dogmatismo di alcune istituzioni “teutoniche” (in primis la Bundesbank) la responsabilità di non recepire la gravità del momento in una prospettiva autenticamente europea. In una lettera al quotidiano Libero, l’ex presidente del Senato Marcello Pera ha addirittura parlato di Anschluss – vale a dire di annessione, ricordando in modo brutale quanto avvenne all’indomani dell’8 settembre 1943 – sostenendo in pratica l’esistenza di un progetto egemonico reso ancora una volta possibile dalla sospensione della sovranità nazionale e dall’umiliante fallimento del nostro ceto politico. Citando infine un giudizio di Beniamino Andreatta sulla capacità germanica di riunificare il proprio Paese (e dunque sull’incapacità italiana di risolvere la propria “questione meridionale”), anche il direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, ha sottolineato in un articolo recente la diversità per certi versi irriducibile dei rispettivi profili nazionali al fine di spiegare i “calcoli elettorali” della signora Merkel, l’euro sotto attacco e dunque la rinascita della diffidenza italo-tedesca.

È chiaro che noi, abitanti di un territorio nel quale il contrasto italo-tedesco si è prodotto con particolare virulenza, davanti a simili discorsi non possiamo restare indifferenti. Ma l’indifferenza non si cura mediante una rinnovata adesione ai rispettivi fronti pregiudiziali, anche se purtroppo è quello che generalmente succede. L’indifferenza si cura piuttosto con la voglia di capire, di approfondire e limitare il potere dei pregiudizi, in modo da ridisegnare pazientemente, senza tuttavia confonderli, quei punti di contatto tra le parti che la polemica e le emozioni tendono invece ad annullare.

Da questo punto di vista, è proprio quando il quadro complessivo minaccia nuovamente di sgretolarsi che, sfruttando i vantaggi di una zona di confine come la nostra, occorre attivarsi per tornare a tematizzare apertamente anche i nodi più dolorosi della nostra storia. E bisogna farlo con quella varietà di accenti e di piani interpretativi altrove più difficili da cogliere perché sempre suscettibili di finire dispersi nella nebbia degli stereotipi. 

Corriere dell’Alto Adige, 2 dicembre 2011

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4 thoughts on “Oltre la nebbia degli stereotipi

  1. Ma si si,però c’è chi non lo sopporta il puzzo di casanza,pochi però,la maggioranza sente forte nostalgia di riassaggiare la cravache

  2. Gli stereotipi sono un disastro, hai ragione.
    Così come hai ragione sulla necessità di capire ed approfondire.
    Ieri ad una fermata dell’autobus ho visto la versione in lingua tedesca degli spot Tim con Nerì Marcorè che fa Giulio Cesare. Vedere il fumetto in lingua tedesca in bocca agli antichi romani mi ha fatto un certo effetto…

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