Chi di barzellette ferisce

Non ha letto male la situazione chi – al cospetto di queste risate – ha denunciato la berlusconizzazione di Sarkozy (e anche un po’ della Merkel). Del resto, è destino di ogni maestro essere superato dagli allievi. In tutti questi anni di sconfortante presenza sulla scena pubblica italiana e internazionale, il maggior merito di Berlusconi – per non dire l’unico – è stato quello di fare a pezzi il protocollo, il formalismo delle occasioni ufficiali nelle quali non si mostra mai quello che si pensa veramente, ma solo quello che sembra opportuno e all’altezza delle circostanze. Non pochi dei sostenitori del premier – non solo gli utili idioti formatisi negli anni da assidue frequentazioni dei programmi spazzatura emessi dalle sue televisioni, ma anche gli intelligentoni del FOGLIO e tutti gli altri portatori d’acqua che lo blandiscono per mestiere – ci hanno sempre ripetuto che erano proprio queste le doti che lo rendevano simpatico e irresistibile. E dunque corna, barzellette, scherzi, ammiccamenti a go-go. Peccato che alla fine il soggetto in questione sia emerso (e con quanta lentezza!) per quel che era. Un povero buffone, del quale in effetti non si riuscirebbe a ridere mai abbastanza se almeno potessimo disgiungere le risate che cadono giustamente su di lui da quelle che purtroppo cadono inevitabilmente su di noi, che non riusciamo a togliercelo di torno in nessun modo.

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5 thoughts on “Chi di barzellette ferisce

  1. In modo deliziosamete Berlusconiano, i francesi hanno fatto sapere che le risate di scherno rivolte da Sarkozy a Berlusconi sono state fraintese. 🙂

  2. Beh, io non li vedo così berlusconizzati, direi che si sono ricomposti e sono tornati al
    bon ton istituzionale dopo che proprio non ce l’hanno fatta a trattenersi dal ridere.
    Li capisco, sono esseri umani anche loro, e sfido chiunque mediamente normale a non comportarsi altrettanto. Non capisco nemmeno questi cori indignati per un banale sorrisetto di due capi stranieri, basta pensare che Bossi, eminente membro del governo, ha iniziato la sua carriera politica caldeggiando l’uso del tricolore al gabinetto e gli attuali coristi all’epoca non hanno fatto una piega.
    A questo punto sarebbe carino se oltre alle risate si potessero disgiungere anche gli
    effetti della crisi finanziaria in modo che non ricada sulle nostre teste, ma solo su quelle della plebaglia televisiva nonché dei fini intellettuali, ma sappiamo che non sarà così.

  3. Dato che l’amaro calice va bevuto fino in fondo, ora di Bossi ci dobbiamo sorbire anche i commenti alla lettera della BCE e relative allusioni a Draghi: “Quelle robe lì le fa un italiano. E’ una fucilata a Berlusconi”. Dio, ti prego, fa che il prossimo sia un intellettualoide snob e radical-chic, con la puzza sotto il naso e magari con la erre moscia! Ci manderà in pensione a 70 anni, ma almeno senza barzellette e senza pillole di “saggezza popolare”.

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