Il simbolo del gregge

Oggi passavo per piazza Walther a Bolzano e ho notato le pecore blu, l’allestimento della coppia Reetz/Bonk già eseguito finora in altre città del mondo tedesco. Nel bigliettino che illustra il significato di quest’opera (evidentemente i due artisti germanici se ne fottono di Roland Barthes e di ciò che affermava a proposito dell’enigmatica polisemia dell’arte) si legge che al di là di tutte le possibili differenze etnologiche, religiose o culturali, lo straordinario “charme” di queste pecorelle dovrebbe farci pensare a ciò che ci unisce. Una banalità priva di qualsiasi riscontro (soprattutto politico e soprattutto in una città con la storia di Bolzano) che è pari forse solo alla mediocrissima resa estetica di quell’insulso gregge itinerante.

(P.S. Infastidito da questa visione d’irenismo ripugnante mi sono immaginato, per privatissimo risarcimento, un contro-allestimento di rane verdi di Kippenberg infilzate su decine di croci, proprio davanti al Duomo e a due passi dai palazzi della politica locale. Abbiamo bisogno di asce che rompano il mare ghiacciato dentro di noi. Altro che di pecorelle blu!).

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8 thoughts on “Il simbolo del gregge

  1. Caro Gabriele, viviamo tempi bui in tutti i sensi. Riguardo l’Arte, praticamente non esiste più.
    Anni fa Achille Bonito Oliva, criticato per le sue gesta americane, in fatto di Transavanguardia, dichiarò candidamente che l’arte, oggi, è mercato.
    Non c’è da meravigliarsi se qualche sprovveduto deponga sulla pubblica piazza attrezzi, blocchi di marmo o residui di officina. Ci sarà sempre qualcuno che grida al miracolo.
    E’ un modo, come un altro, per far parlare e scrivere di sè.
    L’unica cosa saggia da fare è ignorare tutte queste performance fasulle.
    Noto che anche te ti sei fatto “incastrare” citando, anche se in modo negativo, i nomi dei due
    compari. Ciao.

  2. Ringrazio per le vostra gentili considerazioni e mi fa piacere rileggere l’ironico Marcolenzi.
    Cosa dire, le ultime notizie hanno traumatizzato le anime semplici, quando è normale che un dittatore faccia quella fine. La storia insegna.
    Anche quelli che hanno baciato l’anello e sottoscritto affari, numerosi in Europa e nel mondo, non si sono smentiti. Al primo stormir di foglia hanno cambiato gabbana ed hanno mandato gli aerei da bombardamento.
    Lasciamo perdere le facce, c’è un campionario significativo, in Italia ed all’Estero, tanto da avvalorare gli studi di Lombroso.

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