Black-Bock

«O io lascio, cosa che può essere anche possibile e che dato che non sto bene sto pensando anche di fare, oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c’è un’alternativa» [Silvio Berlusconi in una comunicazione telefonica con il suo amico latitante Valter Lavitola registrata il 20 ottobre 2009]

La “Proporz” è un rottame da buttare

di Florian Kronbichler

È vero, come si leggeva nel titolo del nostro editoriale di giovedì, che “il vero nodo da sciogliere è la proporzionale”. E ha fatto bene l’autore Gabriele Di Luca a tacciare i Verdi di “poca credibilità” per non aver chiamato per il proprio nome l’obiettivo del loro sabotaggio anti-censimento. Ai Verdi va dato atto che almeno siano tornati ad insistere su un loro ideale storico, se anche lo stanno facendo in malo modo. Esortare i cittadini a un atto di disobbedienza civile se non addirittura ad una violazione di legge, richiederebbe, come minimo, preparazione, una mobilitazione che sia tale e un minimo di preavviso. Di tutto questo neanche l’ombra. Lo stato maggiore verde l’ha buttata lì, a termine ormai scaduto, seppur non perentorio, con semplice conferenza e comunicato stampa: “annulliamo la scheda etnica!”

Una mossa inattesa, insomma, e ad essere colta di sorpresa sembra sia stata più la base del movimento verde stesso che l’avversario politico. La Volkspartei, e pure l’opinione pubblica, non si sono impressionati affatto dell’imprevisto. Ed è questa la sorpresa nella sorpresa: il censimento, anche quello etnico, ha perso ogni esplosività politica. Tolta di mezzo la pietra dello scandalo delle scadenze passate (con l’anonimizzazione della dichiarazione di appartenenza linguistica), il Sudtirolo si avvia tranquillo ad un censimento spoliticizzato e pare che nemmeno la chiamata al sabotaggio riesca a ripoliticizzarla.

La Volkspartei, si vede, si sta congedando da un’altra campagna di retroguardia. In questa sola settimana si sono potuti cogliere segnali inconfondibili che la “proporz” inizi a puzzare persino a chi fino a oggi l’ha esaltata quale pilastro irrinunciabile dell’autonomia. Il senatore Roland Riz, padre nobile dello Statuto, in un dibattito televisivo con la portavoce verde Foppa, ha difeso la sua creazione con dispettosamente poca convinzione: “a me – sbottava – non serve più”. A Marta Stocker, vicepresidente SVP e in quanto a difesa di conquiste etniche sempre in trincea, importa della proporzionale “perché difende gli italiani”. E pure di questa settimana l’inversione di rotta dell’obmann Theiner stesso:  “prima la qualità e poi la proporz”.

Sono toni nuovi. E della Giunta provinciale ormai si sa: non c’è seduta in cui essa non prenda delibere in deroga alla proporzionale. La linea di Durnwalder in proposito è la stessa come sull’uso delle lingue nelle scuole: fate quello che volete purché non ne parliate!

La proporzionale si sta rivelando un rottame dai tempi dell’autonomia adolescenziale.  A buttarla, il partito che l’ha canonizzato, non ha il coraggio. Se dovesse estinguersi, per esempio in seguito ad un censimento completamente falsificato, forse se ne rallegrerebbe, dando la colpa ai Verdi. E questi se ne potrebbero vantare.

Corriere dell’Alto Adige, 16 ottobre 2011