La proporzionale è il vero nodo da sciogliere

In censimento al quale siamo chiamati in questi giorni a rispondere offre numerosi spunti polemici che abbiamo cercato di sviluppare in diverse occasioni. Sarebbe però un errore se la critica ricalcasse pedissequamente gli argomenti del passato. Nella costellazione attuale essi hanno così bisogno di essere rivisti in rapporto alle condizioni mutate. In questo senso, l’opposizione tentata nel 1981 da Alexander Langer contro quelle che lui definiva le “nuove opzioni” assume per noi un valore positivo proprio riconoscendo l’avvenuta correzione delle situazioni che allora davvero avevano “il solo scopo di costringere alla lealtà etnica ogni cittadino del Sudtirolo, e con ciò la funzione di discreditare, tacciandoli di ambiguità, tutti coloro che si rifiuta[va]no di schierarsi” (Sudtirolo ABC). Oggi, per fortuna, nessuno impone più un simile esercizio di “lealtà”, anche se il richiamo alla “sincerità” che l’ha sostituito non è certo qualcosa che possiamo accettare senza tacerne gli evidenti e persistenti limiti.

Ovviamente diversi da quelli di un tempo, non mancano i problemi rimasti sul tappeto. Ma quali sono essenzialmente questi problemi? E soprattutto: di chi sono? Confesso che, pur condividendone molte ragioni “ideali”, non riesco a seguire pienamente coloro i quali adesso (a tempo peraltro ampiamente scaduto) affermano la personale difficoltà d’“intrupparsi”, tornano ad accusare il “sistema” di malcelato razzismo e riscoprono l’acqua calda dell’arbitrarietà di ogni appartenenza a qualsivoglia gruppo (persino quando ciò non comporterebbe un evidente “tradimento” della propria identità). Penso si tratti di una protesta di maniera e scarsamente produttiva. Non è possibile, e neppure credibile, aver accantonato per dieci anni questo tema e accorgersi improvvisamente della sua gravità solo quando ci vengono recapitati i deludenti questionari. Per non parlare del fatto che ha davvero poco senso attaccare il censimento senza ripudiare con ben maggiore determinazione il meccanismo che lo legittima, cioè la legge proporzionale. Ma proprio qui sta il punto dolente e il nodo più difficile da sciogliere. Esiste sufficiente informazione e chiarezza sull’effettiva obsolescenza della proporzionale e dunque sulla plausibilità, per non dire la necessità di una sua completa rimozione? Chi ne mette in luce gli aspetti negativi è consapevole dei rischi, magari soltanto di natura psicologica, eventualmente prodotti o riprodotti dal puntare senza ulteriori approfondimenti verso la costruzione di un modello di convivenza alternativo?

Purtroppo la sensazione è che si preferisca in modo velleitario scagliarsi contro il facile bersaglio del censimento per mascherare la propria difficoltà a incidere su alcune strutture profonde che continuano (perché in definitiva rivelatesi assai comode) a determinare l’orientamento complessivo di questa società.

Corriere dell’Alto Adige, 13 ottobre 2011

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10 thoughts on “La proporzionale è il vero nodo da sciogliere

  1. Caro Gabriele, sulla proporzionale abbiamo appena scritto questo testo, che vale come risposta al tuo editoriale.

    Noi Verdi insistiamo – Censimento 2011? Noi non ci stiamo!

    Il nostro appello alla disobbedienza civile nel censimento linguistico 2011 ha provocato – come c’era da aspettarsi – la protesta dei partiti etnici sia “italiani” che “tedeschi”, i quali lanciano appelli alla mobilitazione a favore del proprio gruppo linguistico.
    Noi Verdi rappresentiamo persone di ogni lingua della nostra provincia, comprese tutte quelle che di “lingua madre/padre” ne hanno più d’una. Per questo non ci facciamo impressionare e anzi rafforziamo le nostre ragioni.

    Ci viene chiesto che cosa pensiamo della proporzionale. Noi rispondiamo che sono sempre più numerose le persone che non la considerano (più) uno strumento di pacificazione, ma un sistema ormai superato. Per vari motivi:

    – L’equilibrio proporzionale è ormai raggiunto nella maggior parte dei settori e la giustizia è stata ripristinata. La proporzionale era stata programmata a questo fine ed aveva la scadenza nel 2002, mentre si è continuato ad applicarla tacitamente oltre quella data;
    – L’impoverimento crescente e il bisogno sono dei criteri più importanti per l’equità sociale che non i gruppi linguistici.
    – Nel pubblico impiego dovrebbero prevalere criteri quali competenza e bilinguismo, a cominciare dai ruoli di vertice. Perfino l’Obmann della SVP, Richard Theiner si schiera per mettere in atto “meccanismi nuovi e flessibili.”
    – La proporzionale è già disapplicata e/o derogata in diversi settori dalla stessa amministrazione provinciale. Questo prova che la maglia è diventata stretta anche allo stesso “sistema”.

    La nostra controproposta è invece molto concreta. Chiediamo una valutazione dello stato attuale della proporzionale e una sua sospensione a titolo sperimentale. In cambio deve essere decisamente rafforzato l’apprendimento delle lingue per consentire a tutte le persone di raggiungere un buon livello di bilinguismo.
    In definitiva, sono l’autonomia stessa e il principio del bilinguismo che garantiscono la convivenza pacifica nell’Alto Adige-Südtirol del 21° secolo, e non la proporzionale.

    Sappiamo che ci sono persone, soprattutto nel mondo italiano, che ritengono la proporzionale una sorta di “assicurazione sociale” per le fasce più deboli. Noi prendiamo sul serio queste preoccupazioni e rispondiamo che per obbiettivi fondamentali come il diritto al lavoro per tutti/e, il sostegno economico e la giustizia sociale ci sono ben altri strumenti che non quello del rinchiudere le persone in “biotopi etnici protetti”.
    Così come diciamo che per difendersi dallo strapotere di un partito monolingue come la Svp non basta pretendere “riserve etniche” (la Svp, indirettamente, arriva anche lì), ma bisogna lavorare per più democrazia e più pluralismo politico per far “dimagrire” il partito di maggioranza, come noi Verdi facciamo da sempre.

    Il censimento etnico, infine, non rispetta la realtà di un territorio plurilingue; tante persone non si riconoscono in uno solo dei tre gruppi linguistici “ammessi”.
    E se esistono persone che, come chiede l’Obmann SVP Theiner, sono “fiere” di mettere la crocetta accanto alla casella di un gruppo, ce ne sono tantissime altre per le quali invece questo appello alla “compattezza etnica” è sconcertante.
    Sono tutte quelle persone che non possono o non vogliono identificarsi con questo incasellamento e che si avvalgono perciò degli strumenti previsti dalla democrazia per esprimere il proprio dissenso: non compilare il modulo, compilare in maniera “errata” (molte persone che vivono in un quotidiano plurilinguismo indicheranno più di una lingua), oppure sceglieranno di fare ciò che anche la proporzionale gli permette: dichiararsi “altro”.

    Ai partiti che si sentono solo „tedeschi“ o „italiani“ chiediamo di non diffondere false informazioni e di non impedire la libera scelta dei/delle cittadini e cittadine.

    Brigitte Foppa und Sepp Kusstatscher
    Co-Portavoce Provinciali dei Verdi-Grüne-Vërc

    Riccardo Dello Sbarba und Hans Heiss
    Consilgieri Provinciali dei Verdi-Grüne-Vërc

  2. Condivido.
    Oltretutto, a fronte di un censimento diventato ormai anonimo (pur con le possibili discrepanze, e relative contraddizioni, tra i dati che possono emergere dallo stesso rispetto a quelli risultanti dalle dichiarazioni nominative) credo che l’aspetto più odioso – da un punto di vista simbolico – del “sistema” dell’autonomia restino gli annunci dei posti di lavoro pubblici, come li troviamo tutti i giorni sui giornali, con le loro crocette sotto le lettere “d”, “i” e “l”. E’ rispetto a queste caselle, e non tanto a quelle del censimento, che la singola persona viene ridotta, a prescindere dalle proprie capacità, anche e in primo luogo linguistiche, all’appartenenza al “gruppo” come precedentemente dichiarata.

  3. Gli appelli al boicottaggio diffusi della compagine verde, sono più che legittimi ma peccano di incoerenza, dato che chi li propaga si è dichiarato appartenente o aggregato ad un gruppo linguistico, altrimenti non potrebbero sedere negli scranni comunali o provinciali. Per di più loro se non si sono dichiarati prima, possono farlo all’atto della candidatura con una dichiarazione ad hoc, che ha lo stesso valore. D’accordo parlo delle dichiarazioni nominative, depositate in tribunale e non di quelle anonime, ma rimane un appello dal pulpito sbagliato. Il boicottaggio a mio avviso danneggerebbe principalmente i gruppi meno rappresentativi, specialmente nelle valli e nelle periferie.
    Mancano ancora i presupposti per un superamento totale della proporzionale, la conoscenza della seconda lingua non ha raggiunto i livelli necessari per un ripensamento delle quote.
    Una sospensione di questo meccanismo comporterebbe un amalgamarsi disomogeneo dei gruppi linguistici, nelle valli diminuirebbe la consistenza del gruppo linguistico italiano, mentre a Bolzano succederebbe l’incontrario.
    Un’ultima considerazione, non solo in Sudtirolo viene rilevata la consistenza dei gruppi linguistici ma anche in altre realtà come nel vicino Trentino:
    http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/8d60911a745c25adc12574940035857e/ee0078ec5f4c6ac6c1257926002264ce?OpenDocument

  4. @ Sandro – 1. Hai visto giusto: per le candidature è possibile depositare una dichiarazione ad hoc. Però vorrei ricordarti che nella proposta dei Verdi sul censimento c’era la richiesta che la dichiuarazione ad hoc, per chi ne ha bisogno, fosse possibile per tutti in tutti i casi (poi si può discutere come, e la durata della sua validità – per i consiglieri per es. vale per l’intera legislatura). Questo come possibile passo avanti verso la de-etnicizzazione dei rapporti sociali in provincias di Bz.
    2. Hai ragione su Trento, ma bisogna dirla tutta. Primo, il censimento linguistico di Tn riguarda esclusivamente la minoranza ladina, mochena e cimbra. Secondo è anonimo e non è affiancato da alcuna dichiarazione nominativa, anche se separata e in tribunale come a Bz.. Terzo, non esiste la proporzionale e dunque è un censimento “culturale” e non “di gruppo”. Infatti la Provincia avverte così i cittadini: “Rispondere alla rilevazione sulla consistenza e dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina, mòchena e cimbra è facoltativo e la mancata risposta non comporta alcuna conseguenza.”
    Ecco, noi Verdi vorremmo che il censimento anche a Bz fosse solo linguistico- culturale, rilevasse davvero le lingue parlate (che sono oltre il centinaio e non solo 3) e anche chi parla più di una lingua.
    Dunque: censimento linguistico anonimo e “vero”, sospensione sperimentale della proporzionale nei settori dove è raggiunta, semmai dichiarazione ad hoc per chi proprio ne abbia bisogno (sono oggi, col l’attuale sistema, “solo” 40 mila persone nel decennio).

    @ Gabriele: ti bastano queste idee sulla questione “proporzionale”? Sono le stesse che diciamo da 30 anni. Un progetto di riforma dello Statuto lo proponemmo – con Guido de Nicolò – nella scorsa legislatura. Se tu non ne sapevi nulla, colpa nostra che comunichiamo male. Ma non colpa nostra per non averci pensato.

  5. Riccardo, ero sempre lì che cercavo il modo migliore di rispondere quando stamani mi è venuto in soccorso l’editoriale di Flor. L’hai letto? Magari me lo faccio spedire e lo metto qui.

  6. @ riccardo della sbarba : La legislazione che regola la tutela delle minoranze linguistiche in Trentino è effettivamente diversa. Ma pure lì vengono solamente censite le consistenze dei tre gruppi linguistici minoritari, quelli storici e non quelli dei migranti presenti sul territorio.
    La proporzionale non viene applicata, ma specialmente nelle valli ladine: la provincia disciplina l’uso delle lingue minoritarie nelle pubbliche amministrazioni e nei procedimenti davanti ai giudici di pace; i criteri e i limiti dell’insegnamento della lingua ladina nelle scuole delle località ladine, i criteri per la collocazione di personale in possesso dell’attestato di conoscenza di quella lingua presso gli uffici pubblici situati nelle località ladine, gli interventi di promozione culturale delle popolazioni ladine, mochena e cimbra.
    Inoltre i ladini della val di Fassa dicono: “Alle origini della nostra autonomia vi è una storia secolare, fatta di vicende complesse, di tradizioni, di usi civici, di regole che le nostre comunità si sono date nel corso dei secoli e che hanno saputo gelosamente conservare a dispetto dei rivolgimenti politici e sociali. Le nostre istanze storiche sono state tradotte in norme che altro non sono che un insieme organico di diritti, di obblighi e di responsabilità appartenenti a tutta la nostra gente trentina (Il Trentino ottobre 2011).
    Tornando alla proporzionale e ad una sua eventuale sospensione parziale o totale, penso che tale proposito porterebbe ad uno sbilanciamento degli equilibri dei gruppi linguistici tra il capoluogo e le valli, nel senso che potrebbe accentuare l’impoverimento della componente italiana nelle valli, specialmente nei profili professionali meno scolarizzati.
    Mi si spieghi perciò come si dovrebbero bandire i concorsi pubblici, la selezione dei candidati, la composizione dei collegi d’esame, l’assegnazione degli alloggi sociali.
    Per questi ultimi se valesse il principio del reddito e dei componenti dei nuclei familiari senza quote, si favorirebbe la creazione di ghetti, composti per la maggior parte di migranti come in Francia.
    Non mi sono chiare le vostre proposte concrete ?
    Vorrei aggiungere qualche considerazione sui plurilingue che vengono spesso citati a proposito. Mi sembra che si parli della generazione attuale, di chi ha genitori che parlano lingue diverse e che è disorientata nella scelta di appartenenza o aggregazione.
    Limitandoci ai genitori delle due aree linguistiche, è doveroso ricordare che il fenomeno dei matrimoni misti ha origini più lontane, quantificabile in Sudtirolo ad almeno tre generazioni ed in pochi casi anche più.
    Dopo due generazioni, specialmente nelle valli, l’integrazione o se volete chiamarla assimilazione è quali sempre riuscita. Prevale chiaramente la cultura dell’area linguistica tedesca. Se ad una persona discendente di seconda o terza generazione gli chiedete di dichiararsi, non ha grosse difficoltà a farlo. Cosa dovrebbe fare altrimenti, con tutto il rispetto per i suoi nonni, si è inserito positivamente nella società locale. Non può esistere una categoria eterna per i plurilingue, perciò il problema di una difficile collocazione tra i tre gruppi storici, si pone per la prima generazione, ma scompare nelle successive. Lo spazio temporale di incertezza si limita ad una generazione.
    Il discorso è diverso e va affrontato, quando si tratta di migranti da paesi nordafricani o asiatici che acquistano la cittadinanza italiana. I loro figli imparano molto presto gli idiomi locali, ma dato che i legami affettivi rimangono spesso rilegati allo loro cerchia, sarà per loro più difficile schierarsi per uno l’altro gruppo linguistico. Quale sarà il modello per una loro integrazione?

  7. Scusa Sandro, ma il tuo discorso sulla naturalezza dell’assimilazione (dopo un paio di generazioni i mistilingue vengono assorbiti nel gruppo maggioritario e amen) è un po’ troppo sbrigativo e anche un pochino deprimente, se permetti.

  8. Ho appena terminato la lettura del libro di Dacia Maraini „la seduzione dell’altrove“
    Il libro raccoglie molti resoconti di viaggi compiuti dall’autrice. Essa racconta di alcuni incontri con le comunità italiane all’estero, tra queste anche quella in Texas.
    Mi capita di incontrare dei figli di famiglie emigrate negli anni Quaranta e Cinquanta…
    Vivono nevriticamente in bilico fra una lingua e l’altra, fra una cucina e l’altra, fra una educazione e l’altra. Sono i più accaniti teorici della divisione, intelligentemente dissociati e consapevolmente spaccati in due. I loro figli piccoli, però, quando ci sono, si rifiutano di parlare la lingua materna e a volte si incontrano madri e padri che si accaniscono a dialogare in italiano con dei bambini che rispondono testardamente in inglese. Sembra proprio che queste nuovissime generazioni, ormai appartenenti al Duemila, si rifiutino di portare avanti la dualità dei loro padri e delle loro madri. Vogliono essere piccoli americani a tutti gli effetti, tirati su come gli altri a Coca-Cola e latte vitaminizzato. Vogliono sentirsi parte di una nazione vincente. Cocciutamente fedeli come sanno essere solo i bambini, conformisti per paura, forse per fragilità. Anch’io d’altronde ricordo che da bambina, piccola emigrata involontaria, preferivo essere una strana bionda giapponese, piuttosto che una italiana residente in Giappone. Anelavo all’identità linguistica, timorosa di ogni divisione.
    Trovo alcune analogie con la nostra situazione, cosa ne pensi ?

  9. Cosa ne penso? Penso che la condizione dell’esser sospesi tra due universi culturali o linguistici non sia facile. Penso che esistano potenti forze collettive miranti alla semplificazione, strategie inconsapevoli rivolte alla decisione del “o di qui o di là”. E che molti soccombano.

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