Fare ancora / Weiter machen (Nota del traduttore)

 

Mercoledì prossimo, a Bolzano (Piazza Walther, ore 18:00), sarà presentato il libro (edizioni alphabeta) su Alexander Langer che raccoglie alcune testimonianze di chi l’ha conosciuto, seguito o anche semplicemente eletto a figura guida per costruire un Sudtirolo diverso (L’impegno per un altro Sudtirolo è il titolo dell’introduzione al libro, curata da Carlo Romeo e Poldi Steurer). Io ho avuto l’onore di curare la traduzione del suo ABC Südtirol (altrimenti noto come Offenes Werk) che non era ancora apparso in lingua italiana. Di seguito pubblico qui la mia personale “Nota del traduttore”.

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Ogni traduzione di un testo di Alexander Langer da una delle sue due lingue nell’altra lingua (lingua che dunque definiamo “altra” non per lui) pone sulle spalle di qualsiasi traduttore un peso in più. Non ci s’immagina infatti solo che egli l’avrebbe fatto meglio, è del tutto evidente che sia così, ma si percepisce anche distintamente la mancanza incolmabile di una versione pensata magari in modo diverso (quindi mai semplicemente “traducibile”) e proprio per questo del tutto “fedele” all’originale.

Del resto, a rendere la cosa ancora più difficile e delicata, occorre poi citare la particolare responsabilità nel dover tradurre le parole di un “traduttore”, cioè di una persona da sempre (e per sempre) calata all’interno di un’attitudine non solo estemporanea o casuale nei confronti di questo “mestiere” (e s’intenda qui la parola “mestiere” al modo di Cesare Pavese, cioè in un senso profondamente esistenziale, come se nel caso di Langer, insomma, il “mestiere di tradurre” fosse tutt’uno con il “mestiere di vivere”): “Ho avuto la fortuna di svolgere, nel corso del tempo, attività e mestieri abbastanza diversi, e di non identificarmi con alcuni di essi al punto da assumere il ruolo e di dover pensare di continuarlo per sempre. E sono contento di possedere una carta di riserva che già varie volte mi è tornata utile anche per campare: traduco (volentieri), il che non è altro che un aspetto di quell’attività di ponte tra mondo tedesco e italiano cui non potrò più sfuggire”[1]. Sono parole di grande speranza e fiducia, queste. Parole che potremmo e anzi dovremmo sempre contrapporre a quelle di Robert Musil, scritte in un articolo pubblicato col titolo Heilige Zeit nella Soldaten-Zeitung del 31 dicembre 1916: “La diversità delle lingue è il muro alto e massiccio attraverso il quale solo pochi varchi portano da popolo a popolo. Gli uni non vedono ciò che succede dall’altra parte, e se in tempi normali non sospettano subito il peggio, in un momento di emozione si lasciano facilmente convincere che di là si mangiano i bambini”[2]. Chi, più di Langer, ha contribuito ad aprire e riaprire varchi tra popolo e popolo anche nei momenti di più alta emozione conflittuale? Chi, più di lui, ha cercato di permettere a chi si trovava confinato al di qua o al di là di quel muro alto e massiccio di vedere quello che accadeva dall’altra parte?

Tesa come un ponte tra mondo tedesco e italiano (quindi tra il “proprio” e l’“estraneo” di una relazione irriducibile a una di queste due “sponde”) l’attività del Langer “traduttore” esemplifica così con un gesto molto più largo la sua disposizione a farsi inesausto animatore di un colloquio (Zwiesprache) che, con le parole di Walter Benjamin, steht (…) mitten zwischen Dichtung und Lehre, sta a metà fra poesia e dottrina[3]. Senza ovviamente tralasciare la quotidianità di un Tun, cioè di un fare, di un operare all’interno di un concreto spazio d’incontro. Imprescindibile e riassuntiva, a questo proposito, l’immagine del San Cristoforo, il patrono dei traghettatori, da Langer forse anche visto come colui che invita a tradurre noi stessi (übersetzen, nella duplicità di questo movimento, a seconda che l’accento cada sul prefisso “über” o sul verbo “setzen”) in una nuova e plurale dimensione di senso[4].

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Il testo tedesco di Südtirol ABC è comparso per la prima volta in versione integrale nel volume antologico di Alexander Langer, a cura di Siegfried Baur e Riccardo Dello Sbarba, intitolato Aufsätze zu Südtirol / Scritti sul Sudtirolo 1978-1995 (Alpha & Beta, Merano 1996, pp. 305-355). I curatori lo presentarono così: “Cominciato come una bozza di capitolo da inserire nel libro sulle opzioni del 1939 di Reinhold Messner (uscito poi presso la Piper Verlag sotto il titolo “Option 1939”), questo Südtirol ABC è rimasto fino ad oggi un frammento mai pubblicato. Alexander Langer ci ha lavorato intensamente fino all’agosto del 1988, poi lo ha più volte ripreso e rimaneggiato, ma mai terminato”. Delle 134 voci progettate, la stesura conclusiva ne presenta 43. Alcune evidenziano una trattazione più articolata, altre possono essere considerate come un semplice schizzo, anche se dai contorni ben definiti. Ogni voce è poi seguita da un rinnovato elenco di termini chiave che il testo precedente ha contribuito ad evidenziare in vista dell’elaborazione successiva. Possiamo perciò dire che Südtirol ABC sia stato concepito alla maniera di un ipertesto, vale a dire come una rete orientata all’approfondimento di nodi tematici sempre ulteriori. Il suo carattere di opera “non finita” è programmatico, la sua incompiutezza “voluta”. Non è forse un caso allora che l’ultima voce scritta da Langer sia Jugend (“giovani”). A loro, come a qualcuno destinato ancora a crescere e mutare, sembrano rivolte in particolare queste poche ma preziose pagine.

La presente traduzione costituisce la prima versione completa di questo “frammento” (altrimenti definito come Offenes Werk, Opera Aperta) in lingua italiana. Nel congedarla ringrazio di cuore Valentino Liberto, autore anche delle note esplicative in margine al testo, e Gianluca Trotta per gli indispensabili suggerimenti che mi hanno dato durante il “colloquio” che ha accompagnato la sua stesura. 


[1] Cfr.: http://www.alexanderlanger.org/it/75/55. Su Langer “traduttore” si veda anche il capitolo “Übersetzen” nel volume di Florian Kronbichler Was gut war. Ein Alexander-Langer-Abc, Raetia, Bolzano 2005, pp. 121-126.

[2] R. Musil, La guerra parallela, Nicolodi, Rovereto, Trento 2003, pp. 74-75.

[3] W. Benjamin, Die Aufgabe des Übersetzers, ora in: W. Benjamin, Gesammelte Schriften, Band IV, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1972, p. 17. Sul tema del tradurre come particolare problema filosofico e sulla rilevanza del termine “Zwiesprache” per lo statuto della traduzione, cfr.: Gino Giometti, Martin Heidegger. Filosofia della traduzione, Quodlibet,  Macerata 1995.

[4] Ho cercato di esplicitare l’immagine del San Cristoforo langeriano in relazione all’attività della traduzione in un intervento pubblico tenuto a Bolzano il 2 luglio 2011 nell’ambito della manifestazione “Sulle orme di Ulisse” organizzata dal Teatro Cristallo. [link