Santo subito

A quanto pare in Sudtirolo i processi di canonizzazione sono rapidissimi. Luis Durwalder compie settant’anni e alle molte iniziative annunciate per festeggiarlo (cosa comprensibile e legittima) se ne aggiungono anche altre per beatificarlo da vivo (cosa molto meno comprensibile e a mio avviso inopportuna). Rientra tra quest’ultime la decisione di intitolare a suo nome la biblioteca dell’università bolzanina, ratificata all’unanimità dai membri del consiglio dell’ateneo con una procedura che lascia francamente stupiti (tanto che in un primo momento ho addirittura pensato si trattasse di uno scherzo).

Certamente in una biblioteca provvista di cotanto nome adesso non stonerà il volume in uscita per i tipi della casa editrice Styriabooks, curato da Peter Plaikner, ex direttore della Tiroler Tageszeitung, e pomposamente dedicato a Luis Durnwalder: Der Südtiroler und Europäer. “Da un lato – si legge nelle note di presentazione del libro – il Landeshauptmann incarna il successo del modello autonomistico in quanto punto di congiunzione tra il mondo di cultura e lingua tedesca e quello italiano, dall’altro egli rappresenta in modo esemplare la rapidissima apertura della società che è avvenuta nella terra posta tra l’Isarco e l’Adige”. Sono toni che ricordano quasi uno Hegel redivivo alle prese con un secondo Napoleone (come noto, il filosofo parlava dell’imperatore francese nei termini di un individuo “cosmico-storico”). Dubito però che, anche qui, si riesca ad avvertirne la sfumatura involontariamente comica.

Mi sono sempre chiesto se chi viene reso oggetto di ammirazione così plateale riesca ad accorgersi di ciò che questo comporta. Che riesca insomma a non smarrire in una nuvola d’incenso la cognizione della (innanzitutto propria) misura. Attenzione, non sto parlando di una attestazione di stima causata da un apprezzamento circostanziato e sincero. Ma proprio della sistematica e dunque costruita attitudine adulatoria, quella che tende a presentare fatti ed eventi riguardanti un personaggio pubblico in modo eccessivamente benevolo. L’eventualità che si proceda a un confronto appena più rigoroso tra la realtà e la eco di una esaltazione così spropositata rischia di risultare controproducente persino in termini di semplice propaganda.

Ha scritto una volta Giuseppe Pontiggia a proposito della figura del maître à penser, il maestro di saggezza e di vita che qui da noi, mancando un po’ gli uomini di pensiero, potremmo mutuare nella forma del Landesvater (padre della patria): “Genio troppo compreso per meritare di essere capito”. Non sarà che la celebrazione di alcuni politici – per giunta ancora vivi e vegeti – sia il modo più efficace per evitare di capirli?

Il Corriere dell’Alto Adige, 20. 09. 2011 [Un rapido processo di santificazione]

 

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8 thoughts on “Santo subito

  1. resta la speranza che si tratti di un commiato. E’ vecchio, è restato al potere sin troppo, se lo vogliono togliere dalle palle trasformandolo in un “innocuo” monumento vivente da usare contro la destra sudtirolese.
    Il tutto comunque mi ricorda la pubblicità di Sky con i tifosi romanisti in processione con la statua di Totti che versa la miracolosa goccia di sudore e relativo grido al miracolo.
    Dov’è la dignità? Mi auguro che ci sarà un sussulto di orgoglio tra i cittadini e che circoleranno barzellette e battute ridimensionanti.
    Possibile che non sentano di meritare qualcosa di meglio?

  2. Mamma mia, che pena. Avevo già dei pregiudizi sull’Università di Bolzano: questo triste episodio di puro servilismo me li conferma tutti. E che l’ateneo si fregi pure dell’epiteto di “libera” è, a questo punto, ridicolo (pari a quello derivante dall’aggettivo “indipendente” applicato a quotidiani quali il Giornale, Libero, etc.).
    Mamma mia, che pena infinita. Mi verrebbe da ripetere l’invocazione della bambina protagonista di un romanzo di Veronesi: Venite, venite, B52!

  3. Assoluta mancanza di senso della misura e una evidente percezione distorta dei ruoli. Oppure semplicemente questo:

    piaggerìa s. f. [der. di piaggiare], letter. – Atto, comportamento, o atteggiamento abituale, d’adulazione, di lusinga nei confronti di qualcuno, spec. al fine di ottenerne favori: era alieno da ogni p.; è sensibile a ogni tipo di piaggeria; ha fatto carriera con la p.; si scansò per farlo passare, ma per un senso di rispetto non per piaggeria.

    E sono convinto che lo fanno persino senza pensarci troppo, col pilota automatico…

  4. Già. Ma ci sarà un responsabile di tutto ciò? E questo qualcuno non si rende conto del ridicolo? SI può sapere chi è stato a prendere questa decisione? Almeno per dirglielo direttamente.

  5. Pingback: Il malato adulato « GattoMur's Weblog

  6. @jonny: Appunto, non parliamone. I casi son ben diversi. Non si capisce in che modo il ribattezzare nel 2007 l’Istituto Trentino di Cultura in Fondazione Bruno Kessler (che l’istituto volle e fondò e che, ricordiamolo, è morto nel 1991) sia anche solo accostabile a questa triste vicenda. Né perché la Silvius-Magnago-Akademie, accademia politica dell’SVP, non possa legittimamente intitolarsi al defunto padre nobile.

  7. conviene invece parlarne, tramutare in kesler equivaleva a trentinizzare, ovvero a provincializzare un qualcosa di più largo. la kessler oggi è piu che mai espressione del localismo di trento, e si nota ahimé

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