Il peggio di noi

Non bisogna stupirsi se, tentando di salvare il meglio di “noi”, poi si finisce per dare il peggio di “noi”. È così che torna di moda la vecchia pena del contrappasso. Prendiamo Pius Leitner, il patriottico leader dei Freiheitlichen locali. Ecco una sua dichiarazione recente: “Lo stesso impero romano cadde a causa dell’immigrazione e del fatto che si era persa la volontà di lottare per la propria cultura”. Accipicchia. E chi saranno mai stati questi “immigrati” cattivoni che hanno condannato alla rovina l’impero romano? Due ipotesi, entrambe abbastanza divertenti, si affacciano alla memoria. Saranno mica i progenitori di quei “tedeschi”, che i romani chiamavano senza tanti complimenti barbari (proprio barbari: non ceterus), dai quali lo stesso Leitner in un certo senso pensa di provenire? O saranno invece quegli ebrei che si misero a predicare il cristianesimo, cioè la religione che probabilmente Leitner ritiene essere un fondamento del modello di civiltà che egli vorrebbe adesso conservare e difendere dai nuovi intrusi? Ci rifletta, il Leitner: senza quegli “stranieri” capaci allora di affossare Roma, adesso non avremmo neppure un tedesco cattolico al di qua delle Alpi. Un tedesco cattolico come lui, insomma. E non sto affatto dicendo che sarebbe necessariamente un male.