Sincero teatro

Fotografia di Francesco Pecoraro

Il pesce comincia a puzzare dalla testa. Sembrava una di quelle ovvietà difficili da scuotere, essendone garante l’esperienza più comune. Oggi però, leggendo IL FOGLIO, ho visto come anche queste millenarie evidenze possono crollare se sottoposte ad un duro lavoro d’ipocrisia interessata. Si tratta dell’ultima vicenda d’estremo squallore che sta insozzando il vestito – peraltro già lordissimo e dunque non ulteriormente lordabile – di Berlusconi. E a firma di una non meglio precisata “Annalena”, sul giornale di Giuliano Ferrara, ecco un ritratto sarcastico dei coniugi Tarantini (“… credevano che il mondo fosse una cosa griffata e furba…”) capace di rubricare il ruolo avuto dal presidente del Consiglio a semplice comparsa, anzi addirittura a mera “novità letteraria”. Qui, come dicevo, il marcio non starebbe tanto nella testa, ma in un paio di squame. Cosa davvero singolare, visto che gli elementi per non mancare il bersaglio grosso abbondano e gli indizi vengono esposti persino con puntigliosa verve: “È una vita vera, con vera disperazione, – scrive tutta sogghignante questa Annalena commentando il ritaglio di una conversazione telefonica tra Tarantini e Lavitola – ma sembra di più una commedia senza alcuna attinenza con la realtà, un dietro le quinte di un programma televisivo del pomeriggio, con i tronisti che litigano e poi baciano le ragazze ma ne baciano anche altre, e dicono che vogliono una storia vera, una donna vera, ma la frutta che mangiano prima di baciarsi sembra di cartone, e finti sono i divani su cui si sdraiano, con le telecamere dietro gli specchi e le luci abbaglianti che fanno sudare e colare il trucco”. Bleah, che schifo, vero? Io non avrei saputo dirlo meglio. 

Come dargli torto?

Difficile dare torto a Beppe Sebaste quando scrive:

Avvertenza: io non parlo e non scrivo più di politica italiana perché ogni commento mi sembra da tempo una legittimazione dell’intollerabile e dell’inammissibile. Le uniche parole da usare sarebbero una scelta rigorosa di sintetici giudizi-ingiurie, penalmente perseguibili da parte di persone oneste, ma non più dal criminoso pluirinquisito cinico puttaniere che ci governa col consenso dell’opposizione.