Tell god to blow the wind from the west

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13 thoughts on “Tell god to blow the wind from the west

  1. ‘we’re not ready to die’: è incredibile come ci sentiamo – credo – TUTTI lì con lui, quando pronuncia queste parole agghiaccianti.
    gabriele (ma mi rivolgo a tutti), secondo te/voi è possibile PARLARE della morte? dire qualcosa di SENSATO sulla morte? talvolta me lo chiedo.

  2. Laudato s’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
    da la quale nullu homo vivente pò skappare

    non sono praticante, ma San Francesco mi “impressiona” sempre….

  3. sì, ma questa è una poesia. il problema non è quello di farci ‘impressionare’ dal tema, figurati… 🙂 la questione che volevo porre è un’altra: PARLARE della morte. immaginare una situazione in cui un amico ti dica: “l’hai letto quel libro di quel tale scrittore sulla morte? dice cose interessantissime”. oppure: “hai letto le massime di quel filosofo? mi hanno aiutato a comprendere molte cose sull’argomento”.
    esiste, insomma, un ‘bel libro’ su questo tema? che affronti l’argomento in maniera seria e coinvolgente? (ma forse sono fòri di cervello…).

  4. @marco lenzi
    Si puó, anzi si deve parlare della morte, se hai qualcuno, che ci mette 3 mesi a morire, come successo a una mia carissima amica. Non é facile, non é bello, ma quella amica tre giorni prima di morire mi ha detto, che parlando della morte ha perso la paura. Pensare alla morte ti fa venire quella paura dell’ immenso, della fine o dell’ infinitá, ma parlando della morte cambiano i valori, cambia il ragionare, se si vuol ancora chiamarlo “ragionare”.
    Comunque per me é stata un’ esperienza, che ha cambiato la mia vita, ha cambiato la mia vista sulla vita E sulla morte.

  5. il penultimo grido – “oh, god” – e l’ultimo – “oh” – hanno un suono diverso.

  6. Marco, vedo che davvero questo documento ti sconvolge esattamente come ha sconvolto me. E che riascoltandolo continuamente (per molti motivi una cosa che non vorremmo fare ma che non possiamo non fare) siamo alla ricerca di quelle “crepe” (nella voce dell’uomo, nelle pause, nei rumori di fondo) che ci facciano capire cosa c’è “dall’altra parte”.

  7. “Oh God” è ancora la “sua” voce, prodotta per così dire da una coscienza consapevole di quello che sta accadendo; l’urlo che segue – e che noi percepiamo nell’apparente esclamazione “oh” – è invece come squarciato dall’interno, sgorga da una profondità incomparabilmente più abissale del piano conscienziale e ci fa rabbrividire. Il tuo orecchio, come sempre in questi casi, è infallibile.

  8. grazie gabriele. esatto, intendevo dire proprio questo. le due ultime grida di kevin cosgrove, contrappuntate dal silenzio di doug cherry.

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