Cose semplici

Alle volte le cose sono semplici. Tra poco ricomincia la scuola e volendo spendere ancora qualche parola a proposito di “motivazione per l’apprendimento linguistico” (uno dei tormentoni del discorso pubblico sudtirolese, non praticato cioè solo da insegnanti, ma da opinionisti, politici, storici…) si leggano le poche righe seguenti. Le ho prelevate da un blog molto interessante [questo]. Spiegano tutto.

Nel frattempo, più per caso che per premeditazione, capitai in una scuola d’italiano per stranieri. Una struttura (dis)organizzata come piace a me. Si respira aria buona, perché non c’è la gara a chi è più buono, ognuno dà quello che vuole, sa e può. La cosa migliore, ovviamente, sono gli studenti: vedere la fila che si forma da un’ora e mezzo prima (!) della lezione, una coda di persone con una volontà di ferro e magari 12 ore di lavoro sfiancante sulle spalle, soltanto per seguire una lezione d’italiano fatta da gente molto lontana dall’essere un professionista, sarebbe il miglior anticorpo per quel fetido-mellifluo razzismo (della Lega, ma anche di Di Pietro) che dice che gli stranieri non vogliono lavorare, e che devono venire “prima gli italiani”, e gli stranieri – come merci – solo se gli abbiamo già trovato e stabilito un lavoro: deve venire prima chi se lo merita, un’occhiata a quella ressa, per stabilirlo, suggerirei.

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6 thoughts on “Cose semplici

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