Benzina sul fuoco (o del “metodo Bertoldi”)

Tra i cosiddetti “pregi” della giovinezza (o meglio: della tarda infanzia, come in questo caso) annoveriamo il “candore”. Un “pregio” che ovviamente, a seconda di quel che “candidamente” viene affermato, può rivelarsi un grave “difetto”.

Nella giornata di ieri – come prevedibile – i media (in particolare quelli di lingua tedesca) hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni di Alessandro Bertoldi, un giovane esponente del PDL locale, il quale aveva in sostanza affermato che le violenze subite in carcere dagli attentatori sudtirolesi degli anni sessanta erano “meritate”. L’occasione che ha fornito questa insostenibile presa di posizione era stata data da una precedente precisazione del presidente del Consiglio provinciale, Mauro Minniti, il quale invece aveva coraggiosamente puntualizzato che quelle violenze (al di qua di ogni loro possibile interpretazione) ci furono e quindi dovevano essere condannate. In un editoriale apparso ieri sul Corriere dell’Alto Adige mi ero preoccupato di dare risalto alla posizione di Minniti, anche perché ritengo che dare spazio a certi messaggi sia più produttivo rispetto alla tecnica contraria (fin troppo abusata), cioè quella che privilegia sempre informazioni foriere di scontro. È evidente che il giovane Bertoldi sia d’avviso contrario (ma non solo lui, purtroppo). Infatti è riuscito a rubare la scena a Minniti e a conquistarsi una piccola porzione di celebrità (ancorché non esattamente “buona” celebrità).

Comunque. Sulla Tageszeitung di oggi, Arthur Oberhofer intervista Bertoldi. Si tratta di un’intervista illuminante (più illuminante degli scritti dello stesso Bertoldi, che infatti risultano sempre un po’ confusi, contraddittori e approssimativi). L’intervista, ne consiglio la lettura, si apre con questa affermazione: “Ich habe die Diskussionen rund um die Vorfälle in den Sechzigerjahren verfolgt und bin draufgekommen, dass nicht seriös und nicht historisch fundiert duskutiert wurde. Es wurde von allen Seiten Benzin ins Feuer gegossen, daher habe ich gesagt: Ich kann auch Benzin ins Feuer gießen”.

Un commento di questo passo può aiutarci, a mio avviso, a capire bene non solo il metodo Bertoldi, ma quali sono le tipiche storture del discorso pubblico sudtirolese (e non solo quello).

1. Bertoldi afferma di aver seguito le “discussioni” sulla “notte dei fuochi”. Non cita quali, ma dice che si è trattato di discussioni poco serie e prive di fondamento storico. In verità sono state prodotte parecchie buone discussioni sul tema, ma ignorare ciò che di buono viene fatto e detto (come dicevo nella premessa) e concentrarsi solo su ciò che risulta insoddisfacente corrisponde a una precisa strategia comunicativa e, ahimé, politica.

2. Da ogni parte veniva gettata benzina sul fuoco, prosegue poi Bertoldi. Anche questo non è vero. Accanto ai pochi che quasi di professione gettano benzina sul fuoco (possiamo citare i famosi manifesti della Süd-Tiroler Freiheit), non sono state poche le voci di chi ha cercato di togliere per quanto possibile combustibile dalla scena (ricordo un editoriale di Toni Ebner, sul Dolomiten, che ribadiva la ferma condanna di qualsiasi uso strumentale e celebrativo dell’epoca delle bombe).

3. Ma visto che “tutti” – conclude Bertoldi – gettavano benzina sul fuoco, allora ho pensato di gettarla anch’io. La conclusione, deprimente quanto si vuole, completa lo stolto disegno e introduce l’arida morale. Per farsi notare, per conquistare le pagine dei giornali, bisogna attivare gli istinti più bassi, bisogna speculare sulle emozioni, bisogna alzare i toni. Lo fanno “tutti” (gli esempi di Bertoldi sono noti). Perché non può farlo un ragazzetto ambizioso e ignorante (dove l’ignoranza spesso è direttamente proporzionale all’ambizione)?

Resta una domanda da fare: è possibile fare qualcosa per contrastare l’efficacia e la pervasività di questo metodo? 

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77 thoughts on “Benzina sul fuoco (o del “metodo Bertoldi”)

  1. No, siamo ormai antropologicamente assuefatti a questo metodo. Aspettiamo tutti (o quasi) la sparata grossa dell’avversario: autocritica, moderazione ed equilibrio son ancora tecniche pionieristiche. Ma non è una dinamica prettamente sudtirolese: ovunque i media contribuiscano allo svolgersi del dibattito politico (ma forse anche altrove), derive di questo tipo sono presenti. La cosa secondo me a noi veramente precipua è che dietro i partiti (e a volte anche davanti) si nascondano i gruppi linguistici.

    P.S: Gabriele, non bertoldizzarti: si scrive “foriere”…

  2. Essere assuefatti a questo metodo non significa doverlo applicare a nostra volta, mi pare.

  3. Infatti cerco di applicarlo il meno possibile e trasversalmente: chi dice una cazzata lo critico (non lo seppellisco di improperi), chiunque esso sia. Credo che su questo nessuno abbia ormai dubbi.
    Spesso dico cazzate anch’io (come ogni mortale) e me ne scuso, se è il caso… lui con il comunicato di oggi insiste… anzi… ora è divenuto il rapresentate degli altoatesini e criticarlo significa minare la convivenza… anvedi…

    Immagino ti sia dispiaciuto dover stroncare così il tuo beniamino: ricordo che nelle discussioni aveva un certo feeling per te, perchè bene o male ne smascheravi sempre l’impreparazione. Ma sarebbe stato tanto meglio se fosse rimasto a discutere (e maturare) un po’ più a lungo prima di “diramare”…

  4. s-torture: ignorante e spregevole, come chiunque approvi quelle che i consulenti legali dell’amminstrazione Bush definivano (double speak) “metodi d’interrogatorio più aggressivi” e “tecniche avanzate di interrogatorio”; leggi: tortura.
    Bravissimi Minniti ed Ebner e bravo tu che dai loro spazio.

  5. @ Fabio

    Il mio “beneamino” mi ha chiamato al telefono 20 minuti dopo aver “diramato”. Se l’avesse fatto prima…

  6. ho notato su altri blog che chi difende la tesi che non ci siano state torture non è al corrente del fatto che già da almeno un secolo chiunque potrebbe essere ridotto allo stato di “gelatina dissociata” con tecniche di tortura in cui non occorre sollevare un dito e non restano tracce sul corpo. A quel tempo è successo indubbiamente qualcosa di gravissimo, un cortocircuito della giustizia, e non lo può minimizzare neppure chi nel suo blog usa maiuscole apologetiche (“Forze dell’Ordine”).

  7. ahahahah estremamente brillante, geniale e illuminante per tutti Voi, unico dettaglio, da correggere…probabilmente la mia ambizione non è propriamente direttamente proporzionale alla mia ignoranza. Bel pezzo

    Saluti

  8. Berto, sii un po’ serio: ha fatto una sciocchezza. Piuttosto che avvoltolarti nel fango, dovresti cercare di uscirne il più pulito possibile.

  9. Lettura immediata e scolastica, senza andare nel difficile, di Beccaria, Manzoni, Pellico…

  10. Pensate che io sono firmatario ad Ammesty Internation per la moratoria della pena di morte…Beccaria lo conosco bene!

  11. Berto, io non ti conosco, ma mi pare chiaro che tante persone hanno stima di te e perciò hai ancora la possibilità di fare una figura eccellente (l’umiltà è una virtù rara e per questo eccellente) e senza tradire la tua coscienza, se segui il consiglio di GattoMur.
    Se invece davvero credi in quello che hai detto – e quindi la tua caparbietà non è una questione di orgoglio, ma è dettata da una convinzione genuina – allora non devi piegarti alla volontà dei critici. Hai il diritto di pensarla come meglio credi, anche se il tuo è un parere estremamente discutibile. L’importante è che tu argomenti le tue ragioni con rigore e serietà.

  12. Siete troppo buoni….il PDL non è ambiente per uno spirito critico o per convinzioni profonde… triste è il futuro del nostro paese in mano a queste mediocrità…..ma si vede che era destino….vulgus vult decipi……

  13. Le esternazioni poste dal coordinatore Alessandro Bertoldi in merito agli anni del terrorismo sono proprie ed arbitrarie, e non rappresentano il pensiero del gruppo giovanile del PDL.
    I giovani del Pdl condannano fermamente ogni forma di aggressione, violenza ed intimidazione; da chiunque essa derivi.
    Dalle dichiarazioni di Bertoldi si denota da un lato la scarsa se non addirittura azzerata conoscenza della storia, dall’altra la presunzione di conoscenza dei fatti insita di ignoranza.
    Ci dispiace vedere come un giovane per puro eccesso di protagonismo e presunzione rilasci dichiarazioni che non fanno altro che riaccendere tensioni che ormai si erano assopite. Ci risulta inconcepibile come sia possibile che un giovane possa usare un linguaggio di questo genere, e di come esponenti di riferimento nulla dicono per evitare che un ragazzo di 16 anni possa rovinare la credibilità che il PDL sta cercando di costruire.
    Ciò che leggiamo in questi giorni sui quotidiani rasenta il ridicolo. Come ogni qualvolta che prende posizione, Bertoldi perde ulteriori occasioni di fare bella figura, e non si rende conto che l’attenzione ad esso rivolta non è riguardante la propria bravura ma la propria stupidità!
    Consigliamo a Bertoldi di studiare prima di procedere a rilasciare dichiarazioni in temi così delicati, e di non utilizzare abusivamente il logo del gruppo giovanile del PDL.
    Contatteremo i vertici nazionali, come già avvenuto in merito a questioni passate, affinché possano riprendere una seria e ferma posizione nei confronti di Bertoldi.

    Alfonso Ponticelli
    Membro coordinamento Provinciale Giovani Pdl
    Responsabile giovani Pdl Merano

  14. e anche un filmino, sogni d’oro! Cercheremo di portarlo a Bolzano, si vede che la città ha bisogno di VERA informazione, non di spargipolvere…..

  15. Bravo Alfonso! Condivido! Ma permettimi di farti una domanda. Lui non è diciamo il “capo” del vostro movimento giovanile? I vostri responsabili (funzionari) li votate in maniera democratica o vengono nominati?

  16. Rispondo volentieri Aglioorsino. Le nomine sono state imposte da Roma. Per la logica della suddivisione interna ex AN ed ex FI, Bertoldi appartenente all’area ex FI è stato nominato coordinatore, e per ciò che concerne all’area ex AN è stato nominato Irvin Daves Presidente Provinciale.
    Le posizioni ufficiali, da regolamento interno, dovrebbero essere accordate con la cabina di regia provinciale ( di cui faccio parte ); passaggio che Bertoldi non pone in essere per eccesso di protagonismo.
    Come già avvenuto in passato, quest’ultimo pone decisioni fuori ogni logica, come la sospensione a me invocata ( sempre mediante quotidiani ) ma immediatamente smentita per mancanza di poteri dal Presidente Provinciale, Regionale, Cabina di regia Nazionale e dallo stesso Ministro Meloni, nonché presidente Nazionale della Giovane Italia-PDL.
    Contatteremo i vertici nazionali affinché prendano provvedimenti definitivi.

  17. Io lancio questo invito: via dal PDL il piu’ presto possibile.
    Il PDL si dimostra sia a Bolzano che nel resto d’Italia non un partito ma un coacervo di personaggi piu’ o meno discutibili che vogliono solo conquistarsi ruolo e posizione a colpi di mano.
    Bizantini nella lettura dei loro improbabili statuti o documenti interni, questi piccoli calibri vanno tutti per strade diverse, rivendicando pero’ ognuno fedeltà massima e unica a Berlusconi. Il Berlusconi del cosiddetto Rubygate, dei conflitti con la magistratura, del rapporto discutibile con le istituzioni, per intenderci.
    Piuttosto è l’ora di una rifondazione della politica:servono persone che diano senso ai valori, non uomini che si denigrano reciprocamente denigrando anche i valori degli altri, richiamandosi pero’ nel contempo immancabilmente tutti a un vecchio leader che probabilmente di quello che sono i valori comuni non ha ancora luna chiara visione.

  18. Il commento di Enrico (che non mi riguarda: per fortuna mia ne ho fatte di cazzate: ma quella di entrare nel PdL mai!) è molto sensato. Ad esempio: ho letto con piacere qualche giorno fa, sull’Alto Adige, che molti esponenti locali del PdL si sono chiamati fuori dal modo di fare politica messo a nudo recentemente (se cene fosse ancora bisogno) dall’inchiesta sulla cosiddetta P4, si sono detti disgustati, etc. Tutte le persone citate nell’articolo, che pure conosco poco politicamente, sono sicuramente in buona, se non ottima fede. Sono tutte persone che fanno politica in maniera sana, con impegno e dedizione (e lo dico anche so lo fanno da una parte politica che non è la mia). Bene. Ma alora mi chiedo: che ci stanno a fare nel PdL?Il PdL, è stato ribadito recentemente nell’assemblea dei “liberi sevi” voluta da Ferrara, e oggi con l’acclamazione di Alfano è stato mostrato chiaramente, è un partito “monarchico” (parole di uno che se ne intende, Sallusti), un partito che ha nel suo leader Berlusconi l’unico punto indiscutibile. E se un giorno il capo si sveglia e decide di cambiare nome, simbolo, etc., a tutti va bene. E se le aziende del capo hanno problemi, sono tutti pronti a farsene carico. E se il capo ha problemi con la giustizia, questi diventano quelli più importanti nell’agenda politica. Eccetera, non serve che continui. Ma allora: se questi (bravi) politici del PdL non si riconoscono in quel modo di fare politica, che ci stanno a fare, appunto, nel PdL? Loro dicono: “Ma noi facciamo politica bene”. D’accordo. Ma allora mi viene il dubbio che stare nel PdL sia una garanzia di visibilità, dia quei voti automatici che vengono da quell’elettorato che, con riflessi quasi pavloviani, nell’urna mette la croce ovunque veda il nome di Berlusconi. E se così fosse non sarebbe una cosa che fa onore a questi pur bravi politici. E allora, mi dico: che ci state a fare ancora nel PdL, se a voi stessi un certo modo di fare politica, che Berlusconi incarna alla perfezione, vi dà il voltastomaco?

  19. Scusate, ho riletto il mio commento solo dopo averlo postato, e ci sono parecchi errori di battitura. Scusate la sciatteria.

  20. Che il PDL sia un partito di interessati si può constatarlo a ogni latitudine…..dubbi ne hanno solo i tuttora votanti e iscritti PDL; da parte degli altri sarebbe da capire perchè non si possa pretendere che chi vuole salvare il paese da fare la fine dell’Argentina o della Jugoslavia non si senta obbligato a una seria riconsiderazione delle proprie mete e dei propri programmi, fino a trovare un programma di liberazione nazionale.
    Che comincerebbe da un feroce disboscamento e pulizia della palude politica…c’è bisogno di ossigeno e di aria pura…non si respira più !!!!!

  21. Rettifico..dire interessati è come essere un aficionado del PDL….
    Sto leggendo sul Corriere la manovra di Berlusconi e Tremonti….i sindacati – se non hanno già tirato le cuoia – non potranno accettare simile insolenza verso la povera gente, vanno a togliere i pochi spiccioli (futuri) ai pensionati e lasciano i milioni ai parlamentari e al carrozzone dello stato e delle amministrazioni ….chi lavora e paga le tasse qui viene sempre trattato da straccione, mentre gli accattoni e ladri sono loro…..ma quando finirà questa vergogna?

  22. Ad Alfonso piace continuamente attaccarmi causa un’antipatia personale nei miei confronti, che nell’ultimo periodo è divenuta reciproca. Tutte le persona appartenenti all’area ex AN da lui citate non mi hanno mai telefonato ne sono mai uscite pubblicamente con prese di posizioni simili o di disapprovazione, neanche interna, nei miei confronti. Il regolamento a cui si riferisce è stato stilato al nostro interno visto che non ne esiste uno comune e nazionale, io non ho mai detto di parlare per tutti i giovani del PDL, ma per la maggior parte, le mie considerazioni in questo caso com’è ovvio sono quelle condivise anche da elettori di lingua italiana lontani dal PdL e comunque a titolo personale come “giovane politico” non è una presa di posizione dell’intero gruppo come specificato da tutti i media.

    Questa è la realtà dei fatti. Ah e tengo a specificare che anche in questo caso come in altri è stato l’unico membro dell’intero partito a contraddirmi internamente o pubblicamente!

  23. “Contatteremo i vertici nazionali affinché prendano provvedimenti definitivi.”

    Alfonso, la predo come una promessa. E attendo con ansia e trepidazione… 🙂

  24. Che bello, Gadilu… dovresti ospitare più spesso le dispute interne al PDL sul blog… dovresti parlare solo di loro e di Scrinzi: il resto è spazzatura!

  25. Ma per un Berto adolescente, poco più che fanciullo, tollerato da un partito che ormai raccoglie la peggior politica italiana, abbiamo dalla sponda opposta i simpatizzanti nazisti ……ma di quelli non si parla mai…quelli non sono mai interessanti, vero ?

  26. Nonostante passi per cretino, grazie Luigi, menomale che qualcuno ricorda chi fa politica con sincerità e quali sono i veri estremisti che anche i combatto da etrambe le parti!

  27. Bertoldi (PdL): “Dichiarazione shock: festeggio il Sacro Cuore di Gesù con il popolo sudtirolese!”

    Evidentemente la mia presa di posizione sui terroristi assassini, è stata fraintesa, perchè valida per tutti i terroristi e gli assassini. Aborrando questa metodologia d’azione non necessaria per il conseguimento dei risultati e aborrando omicidi e violenze, sostenendo la sovranità dello Stato, sono convinto e non ho timore nel dire che le ragioni dei sudtirolesi che in quegli anni chiedevano il riconoscimento di più diritti erano più che valide.

    Nella giornata di oggi prenderò volentieri parte, spiritualmente quantomeno, alla Festa del Sacro Cuore di Gesù in chiave hoferiana, condividendo questi valori religiosi e di Libertà. Respingo però con forza il tentativo che questa Festa venga strumentalizzata in chiave estremista. Ritengo Feste come questa o l’Unità d’Italia siano patrimonio sacro – culturale e tradizioni di tutti, anche solo per il messaggio che lasciano; invito quindi chi le sentisse proprie a prenderne parte da entrambi i gruppi linguistici a queste celebrazioni per quel che rappresentano.

    In Alto Adige ogni anno dal 1796, la seconda domenica dopo la Festa del Corpus Domini, vengono accesi i “Fuochi del Sacro Cuore di Gesù”. Si rinnova la fedeltà al Sacro Cuore accordatagli dai tirolesi dopo l’annuncio della sanguinosa avanzata di Napoleone verso il Tirolo. In corrispondenza in Italia sfociavano i moti rivoluzionari anti-napoleonici. Gli Schuetzen combatterono per la Libertà e contro l’oppressione francese, gli va reso grande merito. Andreas Hofer fu un eroe e unico e vero Combattente per la Libertà del popolo Tirolese e Sudtirolese, nessun’altro lo fu successivamente. Difese la patria e la volle unita, è il Garibaldi locale e di un’altra epoca!

    Ringrazio,

    Alessandro Bertoldi

    .

  28. “Interessante: Fait ritiene «discutibile» l’apologia della tortura. «Discutibile»!”

    pérvasion: perché farmi perdere del tempo a replicare a commenti che denotano una completa carenza di obiettività e di onestà intellettuale? [ulteriore dimostrazione del fatto che Gabriele ha visto giusto nel prendere le distanze]

    Nel mio primo commento ho scritto: “s-torture: ignorante e spregevole, come chiunque approvi quelle che i consulenti legali dell’amministrazione Bush definivano (double speak) “metodi d’interrogatorio più aggressivi” e “tecniche avanzate di interrogatorio”; leggi: tortura.
    Bravissimi Minniti ed Ebner e bravo tu che dai loro spazio”.
    E’ sufficiente? O devo forse beccarmi una denuncia per diffamazione per accontentare pérvasion?

    Nel secondo commento, seguito all’intervento di Berto, ho scritto “estremamente discutibile”, perché lui stesso ha affermato di essere contro la tortura (e la pena di morte), ma – mi pare di aver capito, ed altrimenti non si capirebbe la sua posizione) – non contro le sevizie in carcere.

    Trovo altresì discutibile il culto del Sacro Cuore di Gesù, che indica una forma mentis incompatibile con il pensiero democratico, come ogni patto vincolante con Dio (di popoli eletti/prescelti/consacrati ne abbiamo già visti abbastanza).

    Detto questo, Bertoldi ha tutto il diritto di organizzare i suoi pensieri, valori e priorità come più gli aggrada e lo considero più sveglio e più apprezzabile (indipendentemente dal mio giudizio sulle sue convinzioni) di tanti suoi coetanei. Ci vuole anche coraggio per intervenire in un forum prevedibilmente molto ostile nei tuoi confronti, ma pur sempre migliore di altri forum dove le persone vengono osteggiate a prescindere dalle loro argomentazioni (se qualcuno è in grado di cogliere l’allusione)

  29. Dio, che invidia per la Francia! Dove i politici di centro-destra non hanno bisogno di nascondersi dietro manifestazioni pseudo-religiose per esprimere la loro adesione a certi valori. O meglio, considerando la particolare situazione locale, dove non hanno bisogno di dire in sostanza: ok il Sudtirolo MA ANCHE l’Italia trincerandosi dietro paroloni come libertà e spiritualità.

    Scusate, sfogo estemporaneo forse OT…….

  30. Mamma, mia son arrivato al momento della distribuzione delle perle di saggezza! meno male che non mi son perso nulla del miele che scorre dalle labbra di alcuni commentatori:

    >abbiamo dalla sponda opposta i simpatizzanti nazisti ……ma di quelli non si parla mai…

    Ecco un bel luogo comune. Ci si potrebbe coniare un proverbio tipo “nazisti e fascisi, stronzi misti!” (in questo caso proprio misti, non di una parte o dell’altra) ma forse è troppo scorrile e pure fuori luogo: non ricordo a memoria una dichiarazione di sedicenti nazisti locali favorevoli alla tortura dei prigionieri. O forse stiamo parlando del 1943… beh, confrontarlo con Bertoldi è sempre una buona scusa per relativizzare le cazzate contemporanee e buttare tutto nel calderone della storia… dopotutto nel 1936 c’erano le leggi razziali: una torturina e la sua apologia in un regime democratico, che vuoi che siano…

    Poi c’è l’insuperabile Berto: mischia sapientemente errori grossolani di grammatica ed imprecisioni di vario tipo, che non riescono comunque a sminuire la sua impreparazione culturale ed il “kitsch” della sua abborracciata sviolinata (per non dire apertamente ruffianata) a favore di Hofer e Sacro Cuore. Non entro nel dettaglio, perchè non ne vale la pena.

    >Trovo altresì discutibile il culto del Sacro Cuore di Gesù, che indica una forma mentis
    >incompatibile con il pensiero democratico

    Eee… kaboom… il culto di Herz Jesu: una processione la mattina e un fuoco la sera, di sicuro presuppongono una forma mentis perfida e perniciosa per lo svolgimento della vita democratica (difatti sotto il fascismo erano vietati!). Se non ti piacciono non guardarli… che ne sai tu delle motivazioni intime che spingono migliaia di persone a parteciparvi? A me scoccia l’abuso politico che ne fanno alcuni (sempre i soliti, guardacaso, gli uni come se avessero i diritti d’autore sulle tradizioni tirolesi; dall’altra parte gli antitirolesi o atei militanti), ma non mi metto per questo a diffondere critiche sociologiche da grandi magazzini… scusa, eh…

  31. Dai, scusa… abbiate pazienza per il tono scocciato: ieri ho passato una bellissima festa in comagnia di mia sorella, un quartetto di ottoni che suonava canzoni popolari armonizzate da me e i membri anziani della Schuetzenkompanie. Canti, birre e salsicce.

    Non mi aspetto che tutti partecipino (sappiamo del piglio aristocratico di alcuni), ma ci si può risparmiare di scrivere corbellerie…

  32. @fabivs

    Non mi sento molto chiamato in causa da quello che dici, però riflettendoci capisco che ho usato a sproposito la parola “pseudo-religiose”. Non mi passava neanche per la testa di contestare una festa come Herz Jesu, men che meno di fare facili ironie o il razionalista “de noantri”. E non mi riferivo nemmeno a questo caso in particolare. E’ che i politicanti italiani in genere non riescono proprio a essere credibili quando parlano di religione, a prescindere, in bocca loro acquisisce automaticamente il prefisso “pseudo”. Sarà una deformazione mentale la mia, ma venti anni e passa di pugni nello stomaco, un esempio tra i mille le marce al Family Day precedute da bisbocce di un certo tipo la notte precedente, mi hanno condizionato peggio del cane di Pavlov.

  33. “Canti, birre e salsicce”.

    Merda, quante cose che mi perdo. E pensare che io sono uno che di recente s’è fatto quasi 600 km in una sera per andare a cena da Massimo Bottura. 🙂

  34. Berto si dice favorevole alle torture negando che lo fossero. Possiamo chiamarle sevizie o in qualsiasi altra maniera, ma rimane una tesi aberrante. E stiamo parlando di questo: Cercare di trovare “per forza” un parallelo dall’altro lato (ed essere costretti a tirar fuori la prima scemenza, i fuochi del sacro cuore…) è tipico di Fait. Quando su Facebook lodai non Karl Theodor zu Guttenberg, ma un sistema che lo aveva costretto a dare le dimissioni, il nostro si affrettò a farmi notare che la Merkel in realtà non voleva lasciarlo andare.

    La pagliuzza nell’occhio dell’altro è infinitamente più importante del mazzo di travi nel proprio… e questo lo si ricava anche dal libro sul “mito etnico”…

  35. Fabio: se per te una cerimonia religiosamente importante per migliaia di persone è canti, birre, salsicce e concertini allora ti poni sullo stesso piano di Giuliano Ferrara ed agli altri atei devoti che hanno squallidamente ridotto la devozione a Dio ad una questione identitaria.
    Magari, a questo proposito, potresti l’opinione du Guenther Pallaver sulla storia e natura di quel rito (o Pallaver fa forse storiografia da grandi magazzini?) e Gustavo Zagrebelsky sulla laicità (in particolare “Contro l’etica della verità”).
    Ma tu continua pure a depurare selettivamente tutto quel che ti piace da ogni aspetto che non ti piace: è la via maestra per farsi prendere seriamente.

    @pérvasion: spiegami un po’: com’è la vita del fanatico? E’ serena o è in perenne tensione?
    Quella di Karl Theodor zu Guttenberg e di come sia arrivato al potere e di come vi sia rimasto è una vicenda estremamente interessante che, io, a differenza tua, ho approfondito (a me piace approfondire le cose: non fa male alla salute, sai? Prova).
    Karl-Theodor Freiherr zu Guttenberg. Aristocratico discendente di un “sacro romano imperatore”, ha sposato una baronessa discendente di Otto von Bismack.
    L’ospedale presso cui era dirigente grazie all’azionariato dei suoi genitori ha generosamente finanziato (€747.764!!!) proprio la facoltà che gli ha attribuito il dottorato (con tesi ampiamente plagiata). C’è voluta una lettera di protesta di 51mila dottorandi e ricercatori indirizzata alla Merkel per indurre il suddetto a dimettersi.
    Vai tranquillo, pérvasion, non lasciare che i fatti interferiscano con la tua visione del mondo.

  36. @stefano fait

    Secondo me bisogna tenere nettamente distinte le due cose: la partecipazione popolare alla festa e la volgarità strumentale dei politici nell’aderire, anzi nell’accodarsi. Per quanto riguarda la prima sono d’accordo con fabivs, fatta la tara sulla sua irrefrenabile tendenza al KAZZEGGIO: nessuno può sindacare le motivazioni che portano la gente a partecipare: c’è chi ci andrà per polenta, birra e salsicce, chi perché è una festa dell’identità tirolese e chi perché ci crede veramente. Altrimenti si rischia di fare dell’illuminismo astratto.
    Stesso discorso per K.T. zu Guttenberg: comunque sia andata, va ammirata la capacità di un sistema: 1) di spingere così tante persone a indignarsi e attivarsi nei riguardi di una trasgressione del genere, 2) a farlo sentire obbligato a dimettersi.

  37. Ho capito il cazzeggio, ma adesso dimmi tu se è utile discutere sulla “forma mentis” dei partecipanti, come fa Fait… stiamo parlando di un rito originariamoente pagano (solstizio d’estate) cui è stata data veste cristiana in occasione delle guerre napoleoniche 215 anni fa.
    Allora vediamo qual’è la forma mentis che il nostro Fait postula? che i partecipanti proseguano il voto in chiave antinapoleonica? Sappiamo che già alla fine del secolo XIX gli afflati erano altri e si puntava più sul carattere di cattolicità del Tirolo nel quadro del più vasto Kulturkampf. Poi la storia è andata avanti, c’è stata la proibizione fascista e la tradizione è riemersa col suo significato politico, che è quello che oggi scoccia ai più. Esistono manifestazioni pseudo-religiose analoghe: la prima domenica di quaresima si accendono fuochisulle pendici montuose di tutta la Venosta e si lanciano dischi infuocati verso il fondovalle. Ma è inutile che ne parli: non gliene frega nulla a nessuno.

    Quindi ne deduco che a qualcuno stanno sulle palle più che altro i tirolesini con le magliette “Los von Rom” che associano il rito di Herz Jesu con la “libertà” e, non volendolo dire, tirino fuori l’argomento dello zelo cattolico oscurantista di fine Ottocento. Beh, lo sapete che la sera forse un quinto dei partecipanti si è lasciato a vedere la mattina in Chiesa? No, perchè questo i libri non lo dicono: o ci vai o non lo sai. Oggi il significato prevalente è multiforme: non solo politica, non solo religione, non solo tradizione, non solo stare assieme, non solo attrazione per i bambini e non solo birra e salsicce… in ultima analisi anche per la tradizione degli Schuetzen è simile; difatti stiam sui co****i anche noi.
    Potete citarmi tutta la letteratura che volete, sapete che sono un ignorantone. Io i libri non li leggo. Punto; però mi scoccia dovermi confrontare su una tradizione del genere con chi non vi ha mai partecipato e parla appunto per letto o sentito dire (che in questo caso è lo stesso)… poi dammi pure del Giuliano Ferrara; io ti do del giacobino e siam a posto…

  38. @Gadilu:

    lo so benissimo, che queste feste culinariamente modeste, con un gran numero di frequentatori culturalmente non eccelsi contraddicono il tuo sentire; Prova a contrapporgli un’aristocratica noia… vediam se ti riesce ancora una volta… :-p

  39. come dovreste aver ormai capito, io sono principalmente interessato all’uso politico che si fa delle culture.
    Sono ben felice che uno possa scegliere di essere una cosa piuttosto che un’altra, di essere una sola cosa o più cose, di rispettare certe tradizioni e non altre, di riesumarne alcune e non altre, se non obbliga gli altri a fare lo stesso, in nome del suo ego ipertrofico mascherato da nobile causa [come se le cause collettive non fossero egoistiche: anzi, ancor più egoistiche, essendo astratte e moralmente intangibili].
    Non mi molesta l’idea che il Sudtirolo un giorno si separi dall’Italia o non lo faccia: considerando ogni nazione come un accidente della storia, “aggiunte” o “perdite” in un contesto di nonviolenza mi stanno bene.
    Infatti ho già detto più volte che, in altre circostanze, superata questa fase di tensioni globali convergenti e disfatisi del criterio etnocentrico, sarei ASSOLUTAMENTE favorevole a tentare questo esperimento. L’annessione dell’Alto Adige è stato certamente un atto imperialistico dettato da considerazioni geostrategiche: come si è fatta così si può disfare.
    Al contrario, la mia maggior preoccupazione, da sempre, è che troppe persone di buona volontà siano manovrate come pedine per scopi molto più vasti di loro, diventando complici di “riorganizzazioni esistenziali” oppressive nei confronti degli uni e/o degli altri (divide et impera). Mi stupisce che il fattore “potere” continui a latitare quando si discute di identità in Alto Adige. Se le identità gelose fossero così “naturali”, non sarebbero serviti 10 anni di manipolazioni per far scoppiare la guerra civile jugoslava. Qualcuno aveva interesse a farlo, come qualcuno ha interesse a rinfocolare lo scontro Israeliani/Palestinesi, Catalani/Spagnoli, Padani/Meridionali, Nord-Irlandesi cattolici e protestanti, ecc.
    Ne consegue che l’altra mia preoccupazione è che certi schematismi generati dalla contrapposizione amico/nemico portino ad una temporanea sospensione dello stato di diritto democratico (misure emergenziali, stato di eccezione permanente) e poi alla violenza. Sta succededendo altrove e l’idea che l’Alto Adige o il Trentino o che so io siano ormai immunizzati – o sufficientemente staccati dalle dinamiche globali – mi pare suicida, alla luce delle radicalizzazioni del presente.
    Per questa ragione, pur stimando Fabio, contrasto il suo “azionismo” (N.B. virgolettato), perché lo giudico autolesionistico, benché ben intenzionato. Lui non vuole aspettare – vede la sua gioventù sfiorire? – ma non mi pare che la situazione altoatesina sia tale da richiedere uno sviluppo separatista immediato. Al momento mi pare più un capriccio irresponsabile che impedisce lo svolgersi di un dibattito nazionale: si potrebbe scoprire che moltissimi Italiani sarebbero favorevoli, perché considerano l’Alto Adige un parassita (quasi quanto il Vaticano). Con un po’ di astuzia si potrebbe sfruttare questa pulsione di rigetto. Invece il tipo di campagna in atto estremamente violento a livello simbolico e psicologico non è di buon auspicio, anzi, fa presagire il peggio.

    Ho scoperto solo adesso che pérvasion è Simon Constantini, una persona che mi considera una minaccia (non del tutto insignificante) per tutto ciò in cui fermamente crede; o che forse si sveglia ogni mattina alla ricerca di ogni opportunità di poter essere offeso nelle sue più ferme convinzioni, neppure remotamente interessato al potenziale insito in un dibattito ragionato, informato, critico. (lo ha dimostrato più volte anche con Gabriele).
    Non ho tempo per chi implicitamente ridicolizza ogni tentativo di fare chiarezza su una questione molto più ostica e delicata di quel che vuole dare ad intendere e faccio fatica a capire perché lui dovrebbe perdere tempo con me, se non per mero agonismo dialettico.

    Un caro saluto a tutti gli altri.

    Stefano Fait

  40. Bella risposta, Fait……complimenti…….ricordiamo anche che tutto il nord è autonomista e federalista, ma non secessionista.

  41. Caro Fait, ti ha già risposto tuscan e per quanto mi riguarda può bastare. Tranquillo però, ho già detto che non ti considero una minaccia: semplicemente mi piace osservare le cose, e quando noto incoerenze stratosferiche mi piace farlo notare. Che tu me ne dia molte, troppe occasioni non è colpa mia.

  42. L’unica vera minaccia è questo continuo, insistito, ossessivo occuparsi del posto nel quale si è nati. Bisognerebbe obbligare i sudtirolesi a non pronunciare la parola “Sudtirolo” per almeno un anno (e neppure i suoi derivati: qui, da queste parti, nella nostra provincia…). Dopo un anno, forse, sarebbe possibile tornare perfino ad occuparsi dei cosiddetti problemi “locali” senza aver voglia di vomitare.

  43. Ascolta un po’… noi si stava parlando, se non ho la maionese nel cervello, dei fuochi del Sacro Cuore ed ancora prima delle insulse prese di posizione di Berto sui fuochi e sulle torture. La tua risposta sui rischi delle derive etniche, che riproponi in continuazione (dai, per ora voglio risparmiarti l’epiteto di disco rotto), si occupa di secessione e non vedo il collegamento, se non assumendo la mia tesi di sopra; cioè che quei fuochi stanno sulle palle a quelli che li vedono come “richiesta di libertà” e li qualificano come pericolose manifestazioni sediziose, che potrebbero portare, se tutto andasse secondo i loro piani, ad una situazione come quella palestinese.
    E’ una logica argomentativa debole, come ti faccio notare da giorni senza alcun successo; Con ragionamenti laschi e soggettivi di questo tipo si potrebbe benissimo trovare paralleli tra la polemica sui ministeri al nord e la guerra romano-sociale del 91 a.C. Ma si tratta di situazioni distanti nel tempo e nello spazio.
    Nessuno poi impone nulla a nessun altro: se uno non vuole fare i fuochi se ne sta a casa sua e non li guarda (il mio ego ipertrofico si soddisfa da solo, grazie: non ha bisogno della partecipazione di nessun altro). Solo magari si eviti di criticare chi partecipa con argomentazioni tutt’altro che inoppugnabili sulla forma mentis (dietro cui si è visto nascondersi una ben diversa antipatia politica)…
    L’intolleranza è anche questo: chi si ritiene un personaggio illuminato e si vanta di non aver alcun bisogno di affermare la propria identità, poi però non manca un’occasione per condannare ( stavolta si dice addirittura incompatibili con la democrazia) quelli che a suo dire gliene vogliono imporre una con la loro semplice partecipazione ad un rito a lui sgradito.

  44. @ Gadilu:

    I sudtirolesi, come tutti gli altri, hanno pieno diritto di occuparsi dei loro problemi ed il fatto che non ne abbiano altri (malavita, carestia, inquinamento, guerra, rifiuti, terremoti, epidemie) è un’indubbio vantaggio. Forse più che smettere di pronunciare una parola dovrebbero interessarsi più a fondo dei loro problemi… tu intanto goditi il mare! 😉

  45. @Gadilu: questo vorrebbe dire che il narcisismo cronicizzato della realtà locale è stato superato e lo sguardo ha sopravanzato l’ombelico. Anzi, magari fosse l’ombelico, l’intero sistema è pensato per fare a chi ce l’ha più lungo e più duro in ogni singolo istante (zählen, wägen, teilen).
    Farebbe ridere se non producesse fanatismi, integralismi e varie forme di violenza o se non intorpidisse le coscienze al punto da impedire di capire che la partecipazione a certe ritualità ha inevitabilmente una fortissima connotazione politica, che ci piaccia o meno, come ce l’ha in tutto il mondo (ma per chi continua a fissarselo è difficile fare un confronto con il resto del mondo, così minacciosamente omologante).
    Persino l’innocente Milchfest, qualche anno fa, era accompagnato da un opuscolo del Sennereiverband Südtirol corredato con la fotografia di due bambini biondi su un prato che bevono latte di montagna e la scritta: “Ogni uomo ha una patria (Heimat, nell’originale) ed è tenuto ad amare ed onorare il lembo di terra su cui è nato”. Ne ho parlato in “Contro i miti etnici” (per chi l’ha letto), quel gran manifesto dell’illuminismo astratto (ben diverso dal “campanilismo concreto” delle patrie, dei valori eterni ed incontestabili e dei patti siglati con Dio, immagino).

    Penso che dovrai continuare a trattenere i conati, Gabriele.
    Ma di una cosa ti devo dare atto: sono grandemente impressionato dalla tua capacità di mantenere il senso delle proporzioni e soprattutto il senso della realtà, pur essendo immerso in un ambiente a fortissimo tasso di manomissione delle coscienze (conscia ed inconscia). In almeno un’occasione sono stato ingiusto nei tuoi confronti e mi voglio scusare con te di questo. La verità è che io, come tanti altri, avrei gettato la spugna già da tempo – un po’ per viltà, un po’ per esasperazione, un po’ per amor del quieto vivere, un po’ per inerzia – ma tu sei ancora lì a rompere i coglioni e a farteli rompere, stoicamente. Non so bene cosa tu abbia fatto nelle tue vite precedenti per meritartelo, ma i tuoi sforzi di ancorare i dibattiti alla realtà sono comunque ammirevoli e spero che un giorno molta più gente te ne renderà merito.

    “Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile”
    (Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein – da 1984 di George Orwell)

    …e intanto qualcuno si frega le mani compiaciuto.

  46. Fabio vorrei che ti fosse chiaro questo semplice concetto: nessuna pratica socio-culturale può essere immune da critiche. Il culto del Sacro Cuore ha sempre avuto robuste connotazioni politiche di carattere reazionario e continua ad averle (cf. Pallaver): il fatto che a te questo non faccia né caldo né freddo e che a molte persone non faccia né caldo né freddo è completamente irrilevante. I tuoi desideri non alternano la realtà dei fatti.

  47. Se per così poco si discute tanto animatamente, chissà a quali vertici arriveremo nel Maggio 2012, quando il Sudtirolo/Altoadige sarà felicemente invaso da una armata “foresta”….chissà che barricate…….a parte Fabius che di vino se ne intende e troverà parecchia compagnia……arrendendosi subito…

  48. Se Pallaver (oppure tu, accomodati pure) ha anche irrefutabilmente dimostrato che una tradizione reazionaria come Herz Jesu è “incompatibile con il sistema democratico”, non posso che accodarmi alla tua critica; altrimenti hai semplicemente detto una cazzata. Punto. Succede a tutti…

    Un conto è una critica (brutto, cattivo, stupido…), un conto è dire antidemocratico, che renderebbe la tradizione illegale.

    @luigi:
    io, a differenza di qualcuno che si predica apolide, ho la mia identità (sudtirolese: non sarei quel che sono, se non fossi nato in uqesta realtà, molto semplicemente), ma non mi sento offeso da quella altrui.
    In verità non amo le parate militari (vere) e le abborracciate manifestazioni muscolari di italianità, che porteranno con se come sempre il tentativo di definire italiano chi tale non si sente (strumentalizzando partecipazioni e diserzioni secono lo schema consueto).
    Tolto questo non ho alcun problema a sedermi, chiacchierare e “bever ‘n ombra” (o ‘na bicera) con gli alpini; basta che sia de quel bon! :-p

  49. “Quella tirolese è un’alleanza registrata formalmente e non una semplice consacrazione al Sacro Cuore. Il Tirolo è l’unica regione d’Europa che ha stretto un’alleanza col Sacro Cuore di Gesù attraverso i suoi rappresentanti giuridici”.
    Franz v. Zallinger, deputato tirolese, 1896 – Carlo Romeo, “I fuochi del Sacro Cuore” (1996)

    L’apprendimento non fa marcire il cervello, te lo assicuro. Visto che sei poliglotta e così affezionato a quel tipo di tradizione, troverai certo appassionante approfondirne la storia e gli sviluppi e constatare da te se io o Pallaver spariamo cazzate.
    Questi saggi li trovi tutti alla Tessmann e potrai :
    Devozioni di massa, politica e società tra le due guerre mondiali : il caso del “Sendbote des göttlichen Herzens Jesu” / Andrea Sarri.
    Il culto del Sacro Cuore in Alto Adige : aspetti e problemi di una singolare iconografia / Giovanna Fabbri
    Im Schmollwinkel der Säkularisierung – politische Instrumentalisierung religiöser Symbolik am Beispiel des Tiroler Herz-Jesu-Kultes / Pallaver, Günther
    I fuochi del Sacro Cuore – la devozione al Sacro Cuore di Gesù nella storia del Tirolo tra politica e religione / Romeo, Carlo
    Sulla storia dei rapporti tra religione, reazione, separatismo e grandi potenze nel Tirolo consiglio anche (ne trovi alcuni sempre alla Tessmann, gli altri a Trento):
    Cole, Laurence (1995). Province and patriotism: German national identity in Tyrol in the years 1850-1914, PhD dissertation, Florence: European University Institute.
    Cole, Laurence (2000). „Fur Gott, Kaiser und Vaterland“: Nationale Identität der deutschsprachigen Bevölkerung Tirols 1860-1914, Frankfurt and New York: Campus.
    Cole, Laurence (2000). Nation, Anti-Enlightenment, and Religious Revival in Austria: Tyrol in the 1790s, in: Historical Journal, 43(2), 475-497.
    Cole, Laurence (2001). Patriotic Celebrations in Late-Nineteenth- and Early-Twentieth-Century Tirol, in: Bucur, Mari/Wingfield, Nancy M. (eds.). Staging the Past: The Politics of Commemoration in Habsburg Central Europe, 1848 to the Present, West Lafayette: Purdue University Press, 75–111.
    Cole, Laurence (2003). The Counter-Reformation’s Last Stand: Austria, in: Clark, Christopher/Kaiser, Wolfram (eds.), Culture Wars: Secular-Catholic Conflict in Nineteenth-Century Europe, Cambridge: Cambridge University Press, 285-312.
    Cole, Laurence/Heiss, Hans (2007). Unity versus difference: the politics of region-building and national identities in Tyrol, 1830-67. In: Cole, Laurence, Different paths to the nation: regional and national identities in Central Europe and Italy, 1830-70, Basingstoke: Palgrave Macmillan.
    Buona lettura.

    P.S. di norma la democrazia non dovrebbe vietare ciò che è antidemocratico, se è un’autentica democrazia. Per questo in Italia esistono politici neofascisti e politici integralisti intenti a contestare certi diritti fondamentali. Per la stessa ragione negli Stati Uniti esistono fondazioni e movimenti fondamentalisti legali e con notevoli agevolazioni fiscali, anche se non deisderano altro che stabilire una teonomia. La nobile vulnerabilità delle democrazie…

  50. Fait, ti prego, abbi pietà di noi! Non seppellirci sotto un’intera biblioteca solo per
    dimostrare che la festa di Herz Jesu nasce come reazione patriottica, tirolese-tedesca e lealista asburgica, all’invasione francese e al tempo stesso come reazione cattolica al Code Napoléon, e che tutto questo nella situazione sudtirolese diventa un fatto identitario in cui si mescolano pulsioni antiitaliane. Sono cose risapute, quasi ovvie, che si ripetono simili in tutti i paesi con movimenti autonomisti forti, pensa solo alle feste di Sant
    Jordi o Sant Esteve in Catalogna, mutatis mutandis. Come in tutta l’Europa secolarizzata la componente religiosa è in netta minoranza, e a occhio e croce direi che la gente ci va soprattutto per la birra e le salsicce, il problema semmai nasce quando la componente “patriottica” diventa predominante, ma al momento non è dato sapere, perché in genere nella testa della gente i vari fattori sono inestricabilmente mescolati e finché non sarà possibile entrarci dentro non mi sembra il caso di fare il processo alle intenzioni.

  51. tuscan, nessuno ti obbliga a leggere i miei commenti, né a leggere i libri che consiglio.
    Sei libero di ritenere che la forza di un un simbolo religioso dipenda dalla religiosità dei partecipanti a un rito, anche se è una colossale sciocchezza. Tranquillo, non allegherò una bibliografia di testi di scienze cognitive ed antropologia dei simboli. Tanto è già tutto risaputo, se non ovvio, no? Inutile discuterne.

    ossequi

  52. mi riprendo una lunga pausa, perchè è il blog di Gadilu e un po’ anche il vostro e non voglio monopolizzarlo con diatribe alquanto sterili in cui entrambe le parti rimangono sulle proprie posizioni. L’importante è che sia chiaro che, al di là delle divergenze, da parte mia non c’è alcun dissapore, anzi, c’è soprattutto stima.

    Ringrazio tutti (incluso Simon/pérvasion) e in particolare Gabriele che ci offre questo spazio e auguro a tutti numerosi, animati e fruttuosi dibattiti.

    un caro saluto e ci rivediamo più avanti.

    Stefano Fait

  53. Stefano, rispondo e poi la pianto qui, non per avere l’ultima parola ma perché veramente questa discussione sull’intima essenza di Herz Jesu è andata avanti anche troppo, tenendo presente che il thread è nato dalle affermazioni di A.Bertoldi sulle violenze subite in carcere dagli attentatori anni ’60, e si è poi focalizzato sulla strumentalità della sua adesione alla festa. Se rileggi i miei interventi, ti pare che io abbia mai detto, anche lontanamente, che la forza simbolica di un rito originariamente religioso dipende dalla religiosità dei partecipanti? Se avessi detto questo, come minimo mi sarei messo davanti a uno specchio e avrei cominciato a ridere. Semmai l’esatto contrario, visto che Herz Jesu e tutti i suoi congeneri riescono ad attrarre i seguaci di ben altri miti e ben altri riti.

    Tanto dovevo

  54. Cavoli, ne sai a pacchi, bravo: ora non ci andrò più a bere le birre e salsicce a Herz Jesu, visto che si tratta di un’alleanza (meno male che ci sei tu che mi spieghi che significa la parola “Bund”)… wow, quanti libri! Che meraviglia!!! dimmi un po’: ci sono su anche le figure? Mi scocciano leggere, preferisco i disegni;

    E quoto la posizione di Tuscan: il tuo eruditismo muscolare in questa discussione è fuoriluogo; inoltre considero la tue idee sulla democrazia alquanto opinabili. Credo sia giusto che la democrazia tuteli se stessa ed il proprio corpo elettorale contro le derive totalitarie di qualsiasi genere (anche interne). Ben vengano leggi contro la teocrazia, per la laicità dello stato e contro i fascismi: c’è una differenza tra una semplice democrazia in cui tutti possano tentare tutto (gli esempi nella storia non mancano) ed una in cui il popolo esercita la sovranità nei limiti della costituzione.

    Poi uno può affermare che un’alleanza territoriale col Cuore di Gesù è lesiva dei diritti dei non-cattolici. Se uno è pregiudizionalmente anticattolico, questo gli risulterà palese; ma non è così. In realtà quest’alleanza non ha oggi la forma di un trattato di natura politica e non è riconosciuta (leggi non ha valore) dalla legge umana, che io sappia (costituzione? statuto d’autonomia? illuminaci); quindi come uno di qualsiasi religione può continuare a credere di essere parte del popolo eletto da Dio, per me ognuno è libero di credere nell’alleanza del Tirolo col Cuore di Gesu. Punto; è una convinzione personale e come tale il problema della democraticità non si pone nemmeno. Resta il fatto che la maggior parte va per patriottismo o birre e salsicce…

  55. Fabio, vantarsi della propria ignoranza è una cosa un po’ da cretini. Contentati delle birre e delle salsicce, ma non ci scassare con la tua presuntuosa insipienza. Grazie.

  56. Grazie. E ogni tanto metti un po’ il naso fuori dal Subtirolo. Altrimenti rischi veramente di rimbecillire. Buone vacanze.

  57. Fabio sa difendersi da solo, ma mi pare evidente che la sua ostentata “ignoranza” sia una reazione alle solite bibliografie chilometriche.

    Ad ogni modo vorrei evidenziare un’altra contraddizione di Fait, forse la più macroscopica: Infatti, suole affermare che i divieti antifascisti, ad esempio quelli contro la ricostituzione del partito fascista, sono antidemocratici e che la democrazia dovrebbe saper tollerare anche le opinioni politiche più estreme. Dall’altro lato però sarebbero antidemocratici i fuochi del sacro cuore. Allora come la mettiamo? Sono più pericolosi per la democrazia dei fuochi di chi esplicitamente si dichiara fascista? Mi sembra evidente che qui vengono applicati due pesi e due misure.

  58. Correggo: “Sono più pericolosi per la democrazia i fuochi di chi esplicitamente si dichiara fascista? Mi sembra evidente che qui vengono applicate due misure a due pesi.”

  59. Ostentare ignoranza non è un modo (né valido né insufficiente) di difendersi. E’ solo ostentazione d’ignoranza (e dalle bibliografie uno prende spunto per leggere, un altro uso di una bibliografia – chilometrica o stringata – non c’è). Punto.

    Anche a te, come a Fabio, rivolgo il salutare invito a smetterla per un po’ di pensare che il Sudtirolo sia un tema del quale vale la pena occuparsi in modo così ossessivo. Vi farebbe un gran bene.

  60. Questo invito, se vuoi, rivolgilo al tuo amichetto fascistello, che io nel mio tempo libero faccio quel che mi pare e non ho certo bisogno dei tuoi consigli.

  61. Vorschlag an alle:
    Wie wär´s denn den Fait einfach zu ignorieren? Es hat doch keinen Sinn! Wenn jemand nicht will, dann will er nicht, fabius und pé, da könnt ihr noch so lange dagegenschreiben!

  62. Mi sono occupato dei culti solari nel Sudtirolo antico in piu’ articoli. Sono disponibili nella biblioteca Tessmann. Culti di sostrato, culti importati e reinterpretati, attestazioni di una religiosità profonda e, naturalmente, legata al mondo della natura.. Il culto solare è presente da migliaia di anni e credo che questo, da solo, possa rendere anche l’interpretazione, la comprensione, di quello che succede nel presente. Con l’obiettivo di capire. Trovo estremamente interessanti quasi tutti gli interventi, anche quelli del pargolo che si arrampica sugli specchi.. Mi dispiace, pero’, notare una certa acrimonia tra Pervasion -i cui interventi, in questo caso, apprezzo- e Gadilu -negli ultimi tempi molto realista, quasi irriconoscibile-.
    L’AltoSudtiroladige è molto diverso da quello di Andreas Hofer, ma il richiamo del Sole è presente e profondo. A noi farne un simbolo di sciovinismo etnico o meno.

  63. …ma chi legge Fait? Il suo libro sta lì..3 pagine lette e rimesse sulla scrivania.. (opinione personale)…io di solito considero nessun soldo speso inutile per un libro…peccato…ho dovuto rimpensarci….

  64. Io il libro di Fait/Fattor l’ho invece letto e anche recensito (non mi sono trovato d’accordo in diversi punti e ho provato a segnalarlo). Tra persone civili e culturalmente evolute si fa così. Non sono abituato a giudicare una cosa (soprattutto se il giudizio dovesse essere negativo) senza essermi confrontato seriamente col punto di vista altrui. Ma si vede che sono un’eccezione.

  65. “Mi piacerebbe sapere quanti sono quelli che hanno letto il libro di Emilio Garroni “Dissonanzen Quartett” oltre la prima pagina.” Si 🙂

  66. Arrivo in ritardo, ma arrivo…

    Come ha capito bene Stefano, come sa benissimo Gabriele, il comunicato sulla notte del Sacro Cuore di Gesù, non è una forma di rimedio a ciò che ho detto in precedenza (anche perchè le due cose non c’entrano), ma un’esternazione sincera e un messaggio chiaro che ovviamente ha la sua utilità lanciato in questo momento: NON sono assolutissimamente contro nessuno ne tantomento contro il mondo di ligua tedesca, ma contro coloro che allora portarono avanti le loro idee con la violenze, o meglio sono stufo di accorgermi in ogni occasione che ancora vi sono diverse persone e di schieramenti differenti che supportano e giustificano queste persone. A me non piace questo modo di fare obsoleto e che questo sì costringe tutti a restare legati a quel passato fallimentare che non è produttivo, e costringe noi a non fare passi in dietro su le posizioni simili che riguardano il nostro passato! Io sono un liberale, ma anche un conservatore, sostengo le tradizioni e la conservazione della cultura di qualsiasi popolo, figuariamoci se questo non vale anche per i fratelli di lingua tedesca. Spero di essere stato chiaro una volta per tutte! Vi abbraccio e saluto.

    ALE

  67. Caro berto…tu l’hai fatta troppa grossa e sei politicamente fritto. Ormai sappiamo chi sei e sapremo intervenire ogniqualvolta che una persona che pubblicamente ha affermato, che se le torture c’erano, allora ne hanno prese troppo poche, vuole agire pubblicamente in Sudtirolo. Al più tardi che vorrai candidarti per la giunta provinciale ect. sapremo informare per bene tutti gli organismi di stampa, non solo quelli locali. Su questo ci puoi girare. E adesso ti consiglio di tornare a studiare la storia locale o a rilassarti in piscina con “Estate ragazzi”!

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