Das Recht zu gehorchen

“Niemand hat das Recht zu gehorchen” (“Nessuno ha il diritto di obbedire”). È la frase che dovrebbe campeggiare a copertura del fregio mussoliniano di piazza Tribunale, a Bolzano, se vincesse questo progetto tra i cinque selezionati dalla commissione di esperti preposta alla scelta. Ovviamente il mio è anche un augurio. La frase è infatti molto adatta per oscurare l’abominevole “Credere, Obbedire, Combattere” scolpito accanto al famoso Duce a cavallo. Ma cosa significa, propriamente, “Nessuno ha il diritto di obbedire”? Sento già nelle orecchie il ronzio insostenibile prodotto da chi sarà pronto a spezzare una lancia per QUALSIASI diritto (dunque incluso quello di obbedire). Così come abbiamo avuto quelli pronti a garantire la libertà d’espressione e di dimostrazione a chi si è fatto portatore di messaggi d’intolleranza. Per non cadere in contraddizione, dicono. Come se non tollerare chi fa pratica d’intolleranza fosse una contraddizione. E non legittima difesa.

Torniamo alla frase. L’autrice è Hannah Arendt. Il contesto dalla quale è tratta – un’intervista col giornalista Joachim Clemens Fest – è illustrato nel modo seguente in un contributo che ho pescato in rete:

Die Welt umgestalten in eine vernünftige Einrichtung wollte auch die Aufklärung. Zum “Wahlspruch” erhob der deutsche Philosoph Immanuel Kant daher das lateinische Sprichwort “Sapere aude!”, also “Wage zu denken!“. Kants epochale und zeitlose Übersetzung lautet: „Habe Mut, dich deines eigenen Verstandes zu bedienen!” Es gibt wenige Reformulierungen, die diesem Satz an Eindrücklichkeit nahe kommen; zu ihnen gehört diejenige der Philosophin Hannah Arendt in einem Interview mit Joachim Fest: “Niemand hat das Recht zu gehorchen.”

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13 thoughts on “Das Recht zu gehorchen

  1. “Come se non tollerare chi fa pratica d’intolleranza fosse una contraddizione”.
    Non è una contraddizione, è una legittimazione del loro comportamento. Tutto qui.

  2. Una volta, anni fa, avevo in classe un apprendista che venne a scuola con una maglia con su disegnata una svastica. Io lo mandai dal preside e dissi che non lo tolleravo in classe. Poi fu emesso un regolamento per il quale l’uso di simbologie afferenti all’ideologia nazista e fascista non era ammesso a scuola. Secondo me feci bene e fa bene quel regolamento a marcare un confine tra ciò che è lecito e ciò che non è lecito. E non penso che con queste decisioni noi abbiamo legittimato alcunché. Anzi.

  3. Un crimine è un crimine, che lo si sia commesso di testa propria od obbedendo ad un ordine non fa alcuna differenza, la frase non fa una grinza. Certo che a depotenziare il duce a cavallo ci si perdono le sfilate degli Schützen, è un peccato per i bambini della zona…

  4. quella del tuo studente era chiaramente una provocazione ed è riuscito nel suo intento, diventando (ai suoi occhi) vittima della censura e martire della libertà d’espressione. Meglio sarebbe stato sbeffeggiarlo invitando tutti a fare il passo dell’oca in classe e a rivolgersi a lui con comandi secchi, come si fa con i nazisti. Poi l’indifferenza. Quest’idea che simboli e parole debbano essere vietati la trovo spaventosa e controproducente, perchè li potenzia, il rende “sovversivi”, “cool”, ecc.
    Questa gente va derisa, non presa sul serio, fino a quando non minaccia o picchia gli altri. Se ci abituiamo a rimuovere dalla sfera pubblica tutto quello che non ci piace come potremo difendere il nostro diritto di parola, in tempi anche più grami di questi?

  5. ma poi cosa significa “Nessuno ha il diritto di obbedire”? E’ insensata, come hanno fatto notare diverse persone e non si capisce come possa essere riconducibile a Kant (e ancora più indietro a Socrate). “Nessuno ha il diritto di osservare il codice della strada” – “nessuno ha il diritto di pagare una multa” – “nessuno ha il diritto di andare in prigione dopo una condanna all’incarcerazione”. Ma cosa vuol dire?

  6. Cosa vuol dire? Oscar sembra averlo capito molto bene, Stefano. Niente e nessuno ti dà il diritto di consegnare le tue responsabilità – che tali restano – ad un presunto dovere, ad un potere che, inculcandoti di “credere, obbedire e combattere”, punta solo ad un altro culo da poter all’occorrenza sacrificare.
    A sfuggirmi è piuttosto come si riesca sempre a parlare di censura (se non nel senso stretto di “biasimo”) e rimozione dalla sfera pubblica, anche nel caso della semplice apposizione di una scritta che lascerebbe intatto e visibile il manufatto.

  7. mi auguro che un giorno vi renderete conto che questa frase è fascista e onora il simbolo per antonomasia del fascismo, invece di denunciarlo.
    “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità”
    Articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana

  8. Mussolini ist Antifaschismus. (Das Relief ist ein Mahnmal.)

    Ein antifaschistischer Ausruf (»niemand hat das Recht [einem solchen Regime] zu gehorchen«) ist faschistisch.

    100% reinster Relativismus.

  9. Gentile Stefano, leggo che la frase della Arendt, da “insensata” che era, è stata da te nel frattempo promossa a niente meno che “fascista”. Ohibò. Devo dedurne che hai avuto tempo e modo di mettere a fuoco ciò che prima affermavi di non capire, per poterne ricavare questo tipo d’interpretazione.
    Bene, peccato solo tu non voglia fare accenno alla logica che ti ci ha portato, limitandoti ad auspicare, non senza lasciar trasparire un afflato vagamente predicatorio, che pure noi censori con tre narici ci si renda conto che -inevitabilmente- la ragione sta dalla tua parte.
    Né spieghi in che modo un’operazione di ricontestualizzazione di un altorilievo tramite apposizione di scritte o piante ornamentali possa andare a ledere i «diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità [e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale]», garantiti dall’Art. 2 della Costituzione da te in questo contesto citato. Articolo sacrosanto, ma che dubito i costituenti abbiano redatto pensando alla tutela dell’integrità dei duci a cavallo.

    Se invece era al “diritto di obbedire” che volevi alludere, di fatto includendolo tra quelli “inviolabili”, ti inviterei -per coerenza- a trarne le debite conclusioni, dichiarando apertamente, per esempio, che non fu giusto processare i Priebke ed i Barbie per i crimini da loro commessi nell’esercizio del loro dovere, e che meglio sarebbe stato lasciarli a curare le begonie. Un’opinione che rispetterei, se non altro per il coraggio che richiede (pur se meno di un tempo), ma non priva di problematicità anche giurisprudenziali, converrai.

    PS: non sta scritto da nessuna parte che il progetto vincitore sarà quello, né che quella sia l’unica frase che possa funzionare in quel contesto di “depotenziamento” che alcuni, con buona pace tua e di altri che gridano alla censura, ritengono necessario, prima ancora che utile. A me andrebbe bene anche un “PPRRRRRRRRRR!!!”, magari abbinato ad una videoinstallazione con il compianto Bracardi nei panni del gerarca Catenacci.

  10. Anch’io – confesso – ho provato a decifrare il fascismo insito nella frase della Arendt, senza però riuscirci. Applaudo l’intervento del Gambero per nascondere dietro la sua efficacia la mia pochezza intellettuale.

  11. Non se ne abbia a male il Fait. Questo è uno spazio in cui – al “tenutario” piacendo – si discute, si polemizza e si litiga pure. Nulla di personale. Ciò premesso, non posso esimermi dal dire che trasformare un monito, quello della Arendt, l’affermazione del principio “non pensare che l’obbedienza ti sollevi dalle tue responsabilità” nella spoliazione di un diritto, in un atto autoritario* (“fascista!”), rappresenta qualcosa che spinge il legittimo uso degli artifizî retorici ai confini della disonestà intellettuale.

    * e smettiamola con l’uso indiscriminato di “fascista” al posto di “autoritario”, o semplicemente “antidemocratico” (qualunque cosa ciò significhi). I fascismi propriamente intesi hanno delle ben precise connotazioni, in assenza delle quali è improprio tirarli in ballo.

  12. Boh… io son rimasto francamente deluso dalle proposte, mi sembrano tutte un po’ astruse. Qulla di far salire i visitatori a vedere meglio il bassorilievo sembra valorizzarlo più che depotenziarlo. L’unica che poteva andare in direzione di una rielaborazione era la frase in questione; che però vien già stroncata.
    Facciam così, prendiamo il bassorilievo e lo spediamo al MART di Rovereto, tanto a spacciare qualcosa per arte moderna serve comunque poco e loro saran contenti… dopo le teste di Modigliani(quelle erano carine per dire il vero) il bassorilievo di Piffrader!

  13. Accusare la Arendt di fascismo, come qui qualcuno ha tentato di fare, mi fa RABBRIVIDIRE–niente Casapound su queste pagine, mi raccomando!

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