Questa è una dedica particolare

Non avevo dubbi che l’articolessa del pachiderma avesse colpito Castaldi. L’ha fatto però meno rispetto ad un altro articolo (cfr. il link qui sotto), che cito volgendolo in dedica particolare a un amico (si fa per dire) perfettamente ritratto dall’atteggiamento descritto. Anche se d’intelletto non eccelso, sono convinto che l’amico (si fa sempre per dire) saprà prontamente riconoscersi.

http://malvinodue.blogspot.com/2011/04/dopo-un-emozionante-testa-testa.html

Vera

Ieri, a Bolzano, Francesca Melandri ha portato il suo medio-metraggio “Vera”. Un film intenso e bellissimo. Un film che ci riconcilia con il senso più prezioso del termine “umanità”. E riconciliazione è una parola guida, per Francesca. Ma anche per noi.

Grazie.

Qualcosa di destra

Ricordo che il compianto Edmondo Berselli (ci manchi, Eddy) amava citare sempre la gag di Francesco Storace, cioè la sua risposta a un’invocazione di un simpatizzante (“France’ dicce qualcosa de destra!” e lui, prontissimo: “ah frociii!”). Gag rivelatrice, anche leggendo l’editoriale di stamani pubblicato da Giuliano Ferrara sul Foglio, che nelle intenzioni vorrebbe fornire sempre la risposta più sofisticata possibile (ma solo nella forma) all’invocazione suddetta (il contenuto rimane infatti sempre quello: “ah frociii!”).

E insomma, ecco come esordisce il pachiderma:

Da un lato c’è il priapismo statuario di Berlusconi, e chissà se siano vere quelle propalazioni semiporno delle sue allegre amichette (d’una sera, in casa propria). Dall’altro c’è la chimica contro la pubertà, per la salvezza di una corretta scelta dell’identità di genere.

Per capire il riferimento contrastivo alla “chimica contro la pubertà” rinvio all’articolo. Dell’esordio mi preme mettere subito in luce almeno tre elementi:

1. Definire “statuario” il priapismo di Berlusconi non corrisponde già a un piccolo monumento-lecchino piuttosto spinto considerando l’ambizione del pachiderma a non figurare tra le schiere dei Bondi-qualunque?

2. Che Berlusconi sia al declino (e dunque – cito da un articolo di un altro servo del capo – venga trattato alla stregua del nonnetto rincoglionito della famiglia; quello seduto in poltrona con il plaid sulle ginocchia e il cornetto all’orecchio. Quello che quando gli chiedete: “Nonno, hai preso la pasticca?” lui risponde ad alta voce: “Garibaldi era una bella persona!”) lo si potrebbe evincere dallo scetticismo con il quale il pachiderma scherza sulle mirabolanti imprese erotiche del Cav., magnificate prima (ma allora forse anche la storia del monumento era uno scherzo) e messe poi in dubbio assieme alle “propalazioni semiporno delle sue allegre amichette” (insomma, con sorrisino ammiccante: bunga-bunga sotto il plaid? Ma non scherziamo…).

3. Ma se da un lato abbiamo “questo” (un vecchietto ancora arzillo e ancora “masculo” il giusto) dall’altro lato cosa abbiamo? L’unico argomento valido sarebbe, a ben vedere, proprio la “chimica” e i suoi additivi (perché, come notava acutamente una mia amica, altrimenti l’enigma non si spiega). Macché. Si spiega benissimo. Qui per l’appunto l’analisi si ferma e con la consueta sincope devia sugli scenari orrorifici di giovinetti sottoposti a programmi (si legge orwelliani, s’intende comunisti) di annullamento dell’identità sessuale. Vale la pena leggere almeno il commento finale:

L’infanzia, la vita, il sesso non sono mai stati così intensamente e ferocemente prostituiti [sic e sigh!] come in questi decenni di massacri di bambini non nati e di massacro dell’intelligenza di genere, del buon senso di genere, dei ruoli di genere.

C’è bisogno di una traduzione? Traduciamo: è compito di una destra moderna (e senza dubbio quella berlusconiana lo è) prendersi cura della tutela di questa infanzia, di questa vita e di questo sesso basati sul buon senso di genere e sui ruoli di genere, cribbio! Tutto può essere così ridotto a uno slogan da prendere alla lettera: W la figa! Questa è la destra, signori, e se non vi piace vuol dire che vi piace Marrazzo (e cioè non capite un cazzo).

Ogni tanto

Ogni tanto mi ritrovo nuovamente impelagato in una discussione su autodeterminazione/autonomia. Sono come piccoli scoppi che si accendono, senza introduzione apparente, un po’ alla rinfusa. Allora vado subito a visitare i due o tre principali siti d’informazione per capire se questo rinnovato interesse scaturisce da una notizia, se insomma è accaduto qualcosa in grado di poter giustificare la ripresa di una simile discussione. Ma non trovo mai nulla (al massimo un’intervista nella quale il signor x ha blaterato qualcosa sull’argomento, suscitando le reazioni di y, w e z). Il tema è insomma uno di quelli che vengono tenuti in vita artificialmente e per molti versi mi ricorda l’accanimento terapeutico su un malato terminale.

Come finiscono generalmente discussioni di questo tipo? Con la frase: “l’autodeterminazione è un diritto”. Certo che è un diritto. Ma detta così non si capisce bene. Occorre un’immagine.

Se io abito in una stanza al quarto piano e in questa stanza si accende il fuoco, è chiaro che io posso abbandonare la stanza passando dalla finestra (per fortuna c’è un cornicione abbastanza spesso, ho controllato) e non dalla porta (che sta fiammeggiando là sullo sfondo). Ma se al posto del fuoco vero, le fiamme che adesso si vedono provengono semplicemente da una scena del telefilm che stavo vedendo prima di perdermi in queste oziose riflessioni? Avrebbe senso che io abbandonassi precipitosamente la stanza buttandomi dalla finestra?

Ecco, i nostri autodeterministi somigliano quasi tutti agli spettatori di quel telefilm. Cambiassero almeno canale, ogni tanto.