Vomitevole revanscismo?

Sulle dichiarazioni di Durnwalder che avevano in un certo senso aperto le polemiche inerenti i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ci pareva di aver letto tutto. Evidentemente tutto non è ancora abbastanza. Riporto e commento l’ultima presa di posizione che circola tra i miei “contatti” di facebook, firmata dall’esperto di cinema Andreas Perugini. Ecco la sua nota:

Se l’oscar del patetico va ai contestatori trentini della Festa dell’Unità d’Italia che in 4/5 sventolavano bandiere ausrtiache (millantando sguazzano nel privilegio e ancora hanno il coraggio di farsi vedere in giro!) il Satrapo delle Dolomiti e l’SVP questa festa l’anno [sic!] rovinata col loro sempreverde VOMITEVOLE REVANSCISMO.

L’art. 54 parla proprio di “fedeltà alla Repubblica” e non di buoncostume come in senso antiberlusconiano certa sinistra vorrebbe. La fedeltà alla Repubblica e alle istituzioni lui l’ha mortificata sostenendo di non rappresentare che una parte etnica della provincia (e non già tutti i cittadini) che governa e di non voler partecipare alle celebrazioni unitarie perché lui non rappresenta questo Stato ma solo la parte della povera “minoranza austrica” (cosa purtroppo per lui non vera a livello legale/istituzionale). E chi se non un governatore di una regione dovrebbe rispettare la Costituzione? In un paese serio, quale l’Italia troppo spesso non è, Kaiser Luis sarebbe stato commissariato. Se Eva Klotz brucia la bandiera, benché ancora reato, io tendo a rispettare la sua libertà di espressione (sia pur grezza e volgare) ed ho ben presente che lei rappresenta un partito di minoranza e sta all’opposizione. Mentre il presidente della Provincia, istituzionalmente, è tenuto a rispettare una certa etica che lui ovviamente ha infranto checché ne dica un certo mal riposto buonismo pronto alla sistematica genuflessione intellettuale.

Ben considerando il suddetto atteggiamento, mentre 50anni fa l’SVP ha celebrato le commemorazioni unitarie, oggi questa soffia con più vigore sul fuoco del volgare revanscismo neppure minimamente memore della larghissima autonomia di cui gode in Italia l’Alto Adige e neppure sensibile ai più elementari principi “del buon vicinato” che pure, solo l’anno scorso, le autorità italiane hanno dimostrato per le varie celebrazioni hoferiane. 

Come non sopporto più quegli italiani che provenienti da fuori provincia sostengono in modo fascistoide “qui siamo in Italia, dovete parlare italiano” altrettanto non sopporto quanti ancora oggi, di fronte a tutte le evidenze, “credono” che l’SVP sia un partito che difende la povera minoranza tedesca dal fascismo delle istituzioni e del popolo italiano. La cosa è certamente stata vera per un certo periodo. Ora, sinceramente, chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale non può che verificare che qui la minoranza è un’altra e che l’SVP è un partito smaccatamente revanscista, conservatore e fondato su base etnica (cosa che per altro dovrebbe essere vietata sia dalla legge che dalle convenzioni internazionali). 

Si faccia il referendum sull’autodeterminazione: comunque vada a finire sarebbe la fine del potere SVP. (Quando lo ha seriamente proposto Cossiga, il Satrapo delle Dolomiti, ipocrita come sempre, lo ha definito una stupidaggine). Lui vuole i soldi non l’autodeterminazione. È chiaro come il sole!!!

Andiamo con ordine:

1. Rovinare la festa. La festa, secondo il Perugini, sarebbe stata magnifica se la Svp e il suo “satrapo” (qui il Perugini sfoggia conoscenze persiane: xšaθrapāvā) avessero partecipato gaudenti. Non l’hanno fatto, però, perché affetti da vomitevole revanscismo. Revanscismo? Il dizionario ci informa: “Atteggiamento collettivo di rivincita, spec. da parte di un paese sconfitto in guerra, improntato a uno spirito di rivalsa o di vendetta”. Rivalsa o vendetta sono termini decisamente impropri per caratterizzare la scarsa voglia di partecipare a una festa che non è avvertita come significativa. Forse la parola più giusta sarebbe stata indifferenza. Ma “vomitevole indifferenza”, come formula, non funziona. Quindi vada per “revanscismo” (e per di più vomitevole), anche se non si tratta di “revanscismo” (una prima spia interessante: qui gli aggettivi sono più importanti dei sostantivi).

2. Fedeltà e buoncostume. Perugini cita a sostegno della sua tesi (la Svp affetta da vomitevole revanscismo) l’articolo 54 della Costituzione. Leggiamolo: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. C’è scritto forse che tutti i cittadini hanno l’obbligo di celebrare le feste nazionali? Non mi pare. E non partecipando a una festività si contravviene forse a qualche norma legislativa? Anche qui non mi pare. Il comportamento “vomitevole”, insomma, non si sta rivelando esattamente tale.

3. Scendiamo nei particolari. Cito nuovamente per esteso: “La fedeltà alla Repubblica e alle istituzioni lui l’ha mortificata sostenendo di non rappresentare che una parte etnica della provincia (e non già tutti i cittadini) che governa e di non voler partecipare alle celebrazioni unitarie perché lui non rappresenta questo Stato ma solo la parte della povera “minoranza austrica”. Durnwalder non ha mai detto di rappresentare “una parte etnica della provincia”. Ha detto che non poteva festeggiare perché lui, appartenente di fatto alla minoranza di lingua tedesca (e quindi, nel suo caso, di “sentimento nazionale austriaco”), non poteva identificarsi con quel tipo di celebrazioni. L’errore di Durnwalder (che anche secondo me c’è stato) riguarda quel che ha detto “dopo”, quando cioè ha affermato che il suo vice (Tommasini) avrebbe potuto partecipare alle celebrazioni (come poi è effettivamente successo) non in rappresentanza della provincia. Posizione che però si è addolcita, visto che non solo Tommasini, ma anche il sindaco di Bolzano Spagnolli si sono recati a Roma in rappresentanza di Comune e Provincia.

4. Commissariamento. Davvero Durnwalder, per non aver voluto partecipare ai festeggiamenti, rischia il commissariamento? Pensate il divertimento. Siccome è il Ministro dell’Interno che promuove il commissariamento di un presidente della provincia, in questo caso Durnwalder (vergognoso revanscista) avrebbe dovuto essere commissariato dal leghista Maroni (appartenente cioè a un partito che in fatto di comportamenti vergognosi e revanscisti – per usare sempre il vocabolario caro al Perugini – sopravanza di certo quello di Durnwalder). E per fortuna che l’Italia (cito sempre Perugini) “spesso non è un paese serio” e quindi non è accaduto nulla. Altrimenti davvero si rischiava che succedesse una roba serissima tipo quella che è capitata all’allenatore del Naturno… (Perugini conosce il caso).

5. Etica. Fa sempre un po’ specie sentire la parola “etica” in bocca a uno (intendo il Perugini) che altrove si era lanciato in spericolate difese del comportamento di Berlusconi, libero – secondo il Perugini – di scoparsi tutte le prostitute che vuole (essendo l’uso della prostituzione affare privato). Comportamento gravemente lesivo dell’etica, invece, il non partecipare alle celebrazioni dell’Unità d’Italia anche se neppure sta scritto da qualche parte che ciò rientri tra i doveri istituzionali di un presidente della provincia appartenente a una minoranza etnica (etnica, non etica, caro Perugini). Ma qui ovviamente la cosa diventa spinosa, giacché il Perugini, paladino di ogni libertà, contesta stranamente la libertà di appartenere a un’etnia diversa da quella nazionalmente maggioritaria (libertà che dovrà pur mettere capo a comportamenti non esattamente identici a quelli che sono “normali” per la maggioranza).

6. Celebrazioni Hoferiane. Bene ha fatto il Perugini a citare questo episodio. Si ricorderà che Spagnolli e Tommasini (e qualcun altro praticante di “mal riposto buonismo pronto alla sistematica genuflessione intellettuale”) andarono a Innsbruck alla sfilata storica. Bene. E se non ci fossero andati imitando la maggior parte dei politici altoatesini? Cosa sarebbe successo? Qualcuno li avrebbe forse accusati di “vomitevole revanscismo”?

7. La Svp. Il Perugini ce l’ha a morte con la Svp e ovviamente l’accusa di tutto il male possibile. Ora, chi scrive non può certamente passare per un sostenitore della Svp, ma alcune precisazioni sono doverose. Dice il Perugini: “chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale non può che verificare che qui la minoranza è un’altra e che l’SVP è un partito smaccatamente revanscista, conservatore e fondato su base etnica (cosa che per altro dovrebbe essere vietata sia dalla legge che dalle convenzioni internazionali)”. Partiamo dal fondo: la legge dovrebbe vietare la formazione di un partito a base etnica e così dovrebbero fare le convenzioni internazionali? Ma ciò striderebbe con il principio fondamentale affermato dalla costituzione italiana (art. 6) e con tutte le convenzioni internazionali che tutelano le minoranze residenti nel perimetro di uno stato nazionale a maggioranza “etnica” diversa. Provi, il Perugini, a comprendere storicamente quel che ha detto. C’è stato un periodo, in Italia, nel quale un tale divieto era operante? Esatto! Dal 1922 al 1943. Ma per superare i danni compiuti in quel periodo, secondo il Perugini, è possibile solo una strada: quella del vomitevole revanscismo (anche se sancito dalla Costituzione).

8. Autodeterminazione. Improvvisamente il Perugini (che vorrebbe vietare la formazione di partiti etnici) si dichiara favorevole alla formazione di stati etnici. Curioso, no? In realtà no. Non è curioso. È triste e banale. Tutto quello che ha scritto il Perugini in questa nota è triste e banale. La triste e banale espressione di un bolzanino che non ha ancora capito bene come funzionano le cose nel luogo in cui abita e che adotta l’unico stile argomentativo buono a far sì che la situazione non cambi mai. È chiaro come il sole.

 

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4 thoughts on “Vomitevole revanscismo?

  1. Mah… l’articolo dal punto di vista della confusione mentale e dell’argomentazione bislacca è di alto livello.
    In questo senso mi ha sorpreso davvero la chiosa finale su SVP e Selbstbestimmung, che secondo me è di una lucidità in netto contrasto con il resto:

    “Si faccia il referendum sull’autodeterminazione: comunque vada a finire sarebbe la fine del potere SVP. […] Lui vuole i soldi non l’autodeterminazione. È chiaro come il sole!!!”

    Il resto rappresenta più o meno il classico e deprecabile sfogo scritto con gli ormoni…

    P.S: questo articolo mi è servito da digestivo per gli interventi degli aspiranti alle cariche “dirigenziali” dello Schutzenbund che ho ascoltato ieri al nostro Bezirkstag: tanto fumo, tante male parole contro l’Italia, tanta fretta di andarsene “sobol wia meglich” (dove?). Nessun vero progetto, nessuna “Vision”.
    Avrei voluto gridare a tutti “Sappiate però che non esiste alcuna via per chi non sa dove andare!”, invece l’ho solo sussurrato al sacrestano e lui ha annuito. Poi han cominciato a girar birre e vivande e tutto ha ripreso una piega molto migliore…

  2. Una cosa è certa. Finché in provincia avremo una maggioranza di Perugini e di gente come gli Schützen non cambierà mai nulla. Ma proprio nulla. E forse è meglio così.

  3. Gli uni e gli altri sembrano semplicemente innamorati dei loro nemmeno riusciti slogan, piuttosto che anche solo lontanamente intenzionati a contribuire, anche solo sul piano della riflessione, ad un processo realmente migliorativo. In entrambi, l’innata propensione a promuovere la propria sciatteria intellettuale al rango di “libero pensiero” si accompagna poi alla prontezza nel bollare di “servo del potere” o di “(paci)fascista” chi si limita a ricordare come i cambiamenti da loro auspicati richiedano precisi ed ineluttabili passaggi istituzionali. Di cui essi sembrano ignorare l’esistenza, limitato com’è il loro orizzonte al semplice bercio, alla tonitruante formulazione di auspici (via Statuto, proporzionale, oppure ancora via quest’ultima, ma rispettiamo lo Statuto quando ci fa comodo… commissariamenti, autodeterminazione) che nemmeno per sogno hanno la possibilità di trasformarsi in idee, ancor prima che in progettualità.

    Mero auspicio per mero auspicio, pur aperto a sviluppi diversi (purché nell’ambito di un progetto realistico e convincente) colgo l’occasione per formulare il mio: che si lavori, portandolo a compimento, a quanto esposto nel Manifesto di Ventotene. Rossi e Spinelli, oppure Seppi e Knoll? Inutile che io specifichi quale dei due orizzonti mi paia più eccitante.

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