Pürgy non ha tossito

Cerco un po’ d’ispirazione per raccontare qualcosa di ieri. Si festeggiava l’Unità d’Italia – come noto – e nel deserto patriottico di Bressanone, noi abbiamo provato a piantare un fiorellino di consapevolezza e riflessione. Qualche dato esteriore: eravamo in una piccola sala dell’Accademia Cusano, luogo che già di per sé non ti mette di buon umore. Al piano di sopra (e in contemporanea) si svolgeva una fondamentale riunione dedicata alla medicina cinese (per loro la sala grande, mi pare logico). Comunque è venuta tanta gente. Politici? Anche loro, alla fine, sono spuntati fuori. Un po’ alla spicciolata, dopo l’inizio. Considerando che il tono medio, alla vigilia dei festeggiamenti, lasciava presagire solo una cospicua defezione (ostentata o imbarazzata, a seconda dei casi, comunque sempre di defezione si tratta), possiamo dire di essere riusciti a materializzare dei fantasmi. Di uno di loro, in particolare, mi preme qui raccontare.

Ecco l’intervento del sindaco (Pürgy, per gli amici). È arrivato in ritardo e dopo essersi fatto largo un po’ a fatica si è seduto accanto a me, vicinissimo insomma al “palco” (in realtà una panca) dei relatori. Dopo qualche minuto mi ha chiesto se gli passavo un bicchiere d’acqua perché gli veniva da tossire (ho pensato: peccato che non tossisca, alle conferenze e ai concerti c’è sempre qualcuno che lo fa, e siccome lì non lo faceva nessuno, se il sindaco in persona avesse inteso assumersi questa gravosa responsabilitá ciò avrebbe potuto costituire un esempio per tutti). Finito di bere è rimasto ancora un po’ lì, tradendo l’impressione fortissima di sentirsi completamente “spaesato” (sarà stata l’influenza di Lucio?). Quindi ha lasciato la sala prima della fine, senza neppure provare a dare una sbirciatina all’orologio come fa chi vuol mostrare di avere improrogabili e urgentissimi impegni.