La proposta dei Verdi indica la via

«Un giorno di luglio del 1904, Tolomei decise di fare un viaggio in montagna. Salì a Roma sul treno e si diresse a nord. Attraversò la pianura padana, verso le Alpi. Le torri di Verona ed ecco, finalmente, l’Adige azzurro!». Sono le prime righe di un gustoso racconto di Klaus Stiller, tratto dal libro «Dem Dichter — Sein Vaterland», intitolato «Tirolo, bel suono latino». Si parla ovviamente dell’impresa del famigerato senatore (lo divenne solo nel 1924, per «meriti culturali e patriottici») nonché «Conte della Vetta», curiosa nomina elargita da Vittorio Emanuele III. L’impresa è descritta da Stiller con sorniona ironia. Ironia alla quale probabilmente non fu indifferente neppure Franzl Gasser — il ragazzotto che lo accompagnò sul Glockenkarkopf — quando assistette alla scena di quel buffo personaggio intento a scolpire con martello e scalpello la parola «Italia» su un sasso della cima.

Peccato che non possiamo condividere quell’ironia. Ettore Tolomei, assurto a figura emblematica del prevaricatore, è l’alfiere di un fascismo «ideale eterno», quindi coincidente, nella percezione dei suoi critici, con una volontà di dominio anteriore al ventennio e sopravvissuta al crollo del regime mussoliniano. Pesantissima eredità, la sua. Facilmente strumentalizzata da chi è alla ricerca di simboli fatti apposta per dividere e far rinascere lo scontro etnico al livello di una mera rappresentazione che, tuttavia, accompagna e ombreggia in modo ostinato i successi conseguiti sul piano della pacifica convivenza.

Liberarsi da questa ingombrante eredità dovrebbe essere avvertito come un compito ineludibile, in particolare dalla comunità italiana della nostra provincia. Accogliere la proposta dei Verdi, mutare cioè il nome «Vetta d’Italia» in «Vetta d’Europa» (idea successivamente sposata anche da autorevoli esponenti del Cai e di varie associazioni), aprirebbe a questo proposito una via praticabile, soprattutto darebbe un segnale di maturità e consapevolezza davvero opposta a quel «calare le braghe» che costituisce la becera interpretazione di chi ancora confonde la dignità e la legittimità della presenza italiana in questa provincia con il rifiuto di ogni ragionevole autocritica.

Occorre ribadire questo punto perché purtroppo sfugge ai più. Per affermare la ragionevolezza dell’autocritica non dobbiamo attenderci qualcosa in cambio, non dobbiamo temere di sembrare «deboli». Al contrario, il vantaggio sta già tutto nella rimozione dell’ostacolo frapposto tra il nostro passato colonialista e il pieno diritto di considerarci cittadini senza complessi d’inferiorità. L’effetto benefico di un simile passo, proprio nell’anno del centocinquantenario dell’Unità d’Italia, squillerebbe persino più forte di qualsiasi tromba celebrativa.

Corriere dell’Alto Adige, 3 marzo 2011

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31 thoughts on “La proposta dei Verdi indica la via

  1. Nel mese di maggio dell’anno 1989, prima delle elezioni del 3° parlamento europeo, in campagna elettorale, feci parte del gruppo che cercò di salire sul Klockerkarkopf. L’intento mi sembrava allora nobile, di togliere a quella cima il suo significato coloniale e di depotenziarla. Forse il momento era meno adatto, in piena campagna elettorale tale proposito venne ignorato e osteggiato da gran parte della popolazione. Ma altrove senza politici di mezzo si riuscì a trovare un buon compromesso tra alcune associazioni alpinistiche italiane e tedesche e mi riferisco al rifugio “Venna alla Gerla / Landshuter Hütte”. Se non sbaglio poco dopo il rifugio venne ristrutturato e in accordo con i precedenti costruttori dell’edificio e cioè quelli di Landshut, rinominato “Landshuter Europahütte – Rifugio Europa”. Qui la sezione del CAI di Vipiteno agì con molta sensibilità. Passati tutti questi anni ora non sono più così convinto della necessità di rinominare la cosiddetta “vetta d’Italia” in vetta d’Europa, basterebbe il toponimo originale. Di vette d’Europa ce ne sono già nella Cordigliera Cantabrica: Los Picos de Europa. L’origine di tale nome deriva dal fatto che veniva così chiamato dai naviganti che provenivano da ovest nell’oceano atlantico. Per loro la cima era un punto d’orientamento, ma la nostra cima che orientamento dovrebbe avere ?, per di più così modesta di fianco ad altre cime più importanti e panoramiche.
    Monte Europa è anche un modello di telefono cellulare della Samsung e “vetta d’Europa” un hotel a Castellana Grotte in Puglia, con questa inflazione di nomi che fanno uso della parola Europa non so se sia ancora il caso di proporla. Da quello che ho capito non si tratta solo della vetta ma anche dell’alta via “Lausitzerweg” tradotta in alta via vetta d’Italia. Come si traducerebbe tale alta via: Lausitzer Europaweg – alta via della vetta d’Europa numero ??

  2. Ma diamogli allora un nome proprio: Filippo, Tommaso, Enea… Punta Enea. O anche Ennio. Ecco, punta Ennio e non se ne parla più.

  3. gadilu,
    leitner (pius) dice che “vetta d’europa” è come se si decidesse: parliamoci in inglese, tra altoatesini e sudtirolesi, così eliminiamo il problema dell’apprendimento del tedesco e dell’italiano.
    che ne pensi?

  4. Mi pare che la proposta dei Verdi non punti a cancellare il nome tedesco originario Glockenkarkopf.

    Dal loro comunicato stampa: La nostra proposta riguarda il toponimo tolomeiano “Vetta d’Italia” e non il tedesco Klockerkarkopf, che non è in discussione. Se vogliamo però che questo atto di nuovo battesimo venga accolto da tutta la popolazione come un sincero atto di pace e non di rivincita, anche da parte sudtirolese tedesca potrebbe essere dato un segno, aggiungendo allo storico Klockerkarkopf il nome “Europaspitze”.

    Tu che ne pensi?

  5. 1. un luogo può avere uno o più nomi. l’idea di riportare la toponomastica alla situazione pre-tolomeiana è tanto fuorviante quanto quella di pretendere bi- o trilinguismo per tutti i nomi. (su questo attendo una risposta dal nostro costituzionalista francesco palermo, il quale si rifugia dietro la “bilinguità” prevista dallo statuto, senza considerare l’obiezione che allora bisognerebbe tradurre migliaia di nomi ladini e tedeschi…)

    2. il criterio da adottare per legittimare o meno un nome è il suo effettivo uso, che può essere ragionevolmente accertato.

    3. “vetta d’italia” è un nome conosciuto e usato: perciò mi sembra legittimo.

    4. d’altra parte “vetta d’italia”, per ragioni che qui sarebbe troppo lungo spiegare) non è un nome qualsiasi tra quelli introdotti da tolomei.

    5. la proposta dei verdi è irrealistica: gli altoatesini difficilmente rinunceranno alla loro “italia”; i sudtirolesi all’esclusività del loro nome.

    6. la proposta dei verdi ha un nocciolo giusto: coinvolgere entrambe (!) le parti nel processo di conciliazione. bisogna però trovare nuove forme; rieditare quel gesto di langer è troppo poco.

  6. Un nome, a mio avviso, dovrebbe avere un riferimento, un “senso”. Motivatemi perchè Vetta d’Europa e mi fate contenta, ma sinceramente non vedo a cosa ci si possa legare. E’ la più alta? E’ esattamente nel mezzo del continente? Ne è un suo limite? E’ legata a qualche accadimento europeo?… non riesco a trovare un nesso quindi la scelta mi pare solo pretestuosa. Unico argomento a favore del nome, tentar di salvare capra e cavoli. Si rischia di rimetterci entrambi. Se c’è chi della creatività fa un mestiere dovrebbe impegnarsi un po’ e cercare qualcosa che abbia un motivo d’essere.

  7. @ Lucio

    1. un luogo può avere uno o più nomi. l’idea di riportare la toponomastica alla situazione pre-tolomeiana è tanto fuorviante quanto quella di pretendere bi- o trilinguismo per tutti i nomi.

    E infatti su questo penso ci sia un accordo di massima.

    2. il criterio da adottare per legittimare o meno un nome è il suo effettivo uso, che può essere ragionevolmente accertato.

    Mah, forse può essere accertato, ma non è così semplice come l’avverbio “ragionevolmente” lascerebbe pensare.

    3. “vetta d’italia” è un nome conosciuto e usato: perciò mi sembra legittimo.

    4. d’altra parte “vetta d’italia”, per ragioni che qui sarebbe troppo lungo spiegare) non è un nome qualsiasi tra quelli introdotti da tolomei.

    Vetta d’Italia è un simbolo, forse IL simbolo dell’intera opera di Tolomei sul piano della toponomastica. Conservarlo significa assumersi una responsabilità ben precisa.

    5. la proposta dei verdi è irrealistica: gli altoatesini difficilmente rinunceranno alla loro “italia”; i sudtirolesi all’esclusività del loro nome.

    I Verdi hanno il compito di forzare gli irrigidimenti da entrambe le parti (ma comunque non penso che siano molti i sudtirolesi di lingua tedesca che puntino a conservare l’esclusività del loro nome, così come non pensano siano davvero tanti gli italiani indisposti a rinunciare a “Vetta d’Italia”).

    6. la proposta dei verdi ha un nocciolo giusto: coinvolgere entrambe (!) le parti nel processo di conciliazione. bisogna però trovare nuove forme; rieditare quel gesto di langer è troppo poco.

    In che senso nuove forme? Stiamo parlando di un nome, quel nome. Nuove forme (se non ti va bene “Vetta d’Europa”) significa trovare un altro nome. Quale?

  8. @ Vera

    Il senso è questo: cerchiamo di superare il nazionalismo (il nome precedente era espressione di nazionalismo: e non si tratta di una montagna nel centro dell’Italia, non si tratta della montagna più alta, non si tratta neppure della montagna più a nord!) riferendoci a un contesto più ampio (che coinvolga tutti).

  9. @ gadilu

    nuove forme significa nuove idee; possiamo prendere i gesti, le parole, gli slogan di langer e riproporli; c’è chi non riesce a fare di più. a me sembra un’operazione schwach (intellettualmente schwach, voglio dire).

  10. proposta: “vetta dell’alto adige/südtirolspitze”?
    farebbe piú senso che l’europa che non c’entra proprio nulla, no?
    e ci ricorderebbe che il nostro problema, il nostro futuro e quello di cui dovremmo parlare lo troviamo proprio qui. per discutere se siamo capaci di vederci tutti quanti abitanti di questa nostra provincia, insieme e senza distinzioni.

    -> ?

  11. “Vetta dell’Alto Adige” könnte auch wieder kolonialistisch ausgelegt werden (“Alto Adige” als Erfindung Tolomeis). “Vetta del Sudtirolo” hingegen? Das würde dann anderen sauer heraufstoßen.

    Ich wäre für Vetta della pace/friedlicher Klockerkarkopf (im Sinne von: endlich befriedetes Gebiet). Man könnte übrigens zu diesem Zwecke ein Referendum im Ahrntal abhalten…

    P.S.: Gabrieles Aufzählung wäre um eine Beschreibung erweiterbar: Es ist nicht mal der ahnsehnlichste Berg des Ahrntals, geschweige Südtirols oder Europas, sondern ein unspektakulärer Felsklumpen.

  12. …”l’idea di riportare la toponomastica alla situazione pre-tolomeiana è tanto fuorviante” non condivido!

  13. hab schon absichtlich ‘alto adige’ gewählt. das ‘südtirol’ wär ja im deutschen begriff drinnen.
    das einfach deshalb, weil was auch immer herauskommt bei einer diskussion, ein Abgehen sein müsste von maximalforderungen wie “alle tolomeischen namen gehören weg” – wenn diese namen auch als unrecht (‘kolonialistisch’) entstanden sind, sind sie 90 jahre später zugleich so gewöhnliche und unverzichtbare bestandteile des südtiroler alltags wie die Bezeichnungen für oben und unten und links und rechts.
    Eine Lösung, die nicht vor jenen einknickt, die die eigene (‘ethnische’) Perspektive nicht einmal für einen moment lang verlassen wollen, ist einem vielgestaltigen Land wie Südtirol nur gesund und eine sinnvolle Ausgangsbasis für eine Diskussion.

  14. @ gadilu
    io non ce l’ho, un’idea forte su quel nome lì. credo di averne su altre questioni, ma non su klockerkarkopf. infatti non ho alzato la mano per … rieditare un langer d’annata.

  15. “Alto Adige” wurde ja dezidiert deswegen gewählt, da diese Bezeichnung keinen Bezug zum historischen Begriff Tirol aufweist, sondern ex novo eine italienische Provinz benennen sollte. Der Begriff ist daher ähnlich belastet wie der “Gipfel Italiens” und wäre nach meinem Dafürhalten für eine inklusivistische, mediatisierende Wirkung deutlich fehl am Platz.
    Aber auch unabhängig von meiner Meinung: Das letzte, was wir jetzt brauchen ist eine öffentliche Diskussion (die sicher entbrennen wird) über die spezielle Frage, ob “Alto Adige” tragbar ist oder nicht. So eine Diskussion würde den positiven Geist Langers (der übrigens in diesem Sachverhalt ähnlich dachte wie ich) unterschlagen und die ganze wohlgemeinte Aktion mit der Umbenennung in ihr Gegenteil verkehren. Besser wir suchen einen unverdächtigen, ungefährlichen Begriff aus…

    P.S.: Sind wirklich alle Tolomei’schen Namen zu “gewöhnlichen und unverzichtbaren Bestandteilen des Südtiroler Alltags” geworden?
    Ich gebe da eher Lucio Guidiciandrea ganz Recht, wenn er meint, dass man weder all diese Namen abschaffen, noch etwa den ganzen Prontuario einführen sollte.

  16. @ tobi “das einfach deshalb, weil was auch immer herauskommt bei einer diskussion, ein Abgehen sein müsste von maximalforderungen wie “alle tolomeischen namen gehören weg” – wenn diese namen auch als unrecht (‘kolonialistisch’) entstanden sind, sind sie 90 jahre später zugleich so gewöhnliche und unverzichtbare bestandteile des südtiroler alltags wie die Bezeichnungen für oben und unten und links und rechts.”

    das ist sehr harter tobak…auch nach 90 Jahren kann man Unrecht ungeschehen machen, wenn man Zusammenleben, Verzeihen und vielleicht auch einmal Vergessen will…

  17. Ok, ecco la mia proposta: facciamo come col monumento! Chiediamo la distruzione della Vetta, poi il problema è risolto! 😀

  18. @ fabivS: wunderbarer Vorschlag! Vielleicht lebt noch ein Bersagliere aus dem ersten Weltkrieg, der mit seinen Kollegen ein Bohr- und Sprengkommando durchführen könnte? 😀

  19. „Klockerkarkopf, dies geht zurück auf klocken d.h. pochen und kommt in ehemaligen Bergbaugebiete häufig vor“. A questo punto la traduzione più logica sarebbe „vetta del minatore“ visto che nell’alta valle Aurina e dintorni verso nord, le miniere per l’estrazione del rame fecero vivere in tutta la valle un periodo molto florido e proficuo.
    Il rame di Predoi era ritenuto il migliore d’Europa e veniva venduto soprattutto all’estero, e per assurdo si accontenterebbero anche i seguaci del Tolomei che con scalpello e martello si diletto nella stessa arte….

  20. ok, stimmt natürlich. die gesamtheit der tolomeischen namen ist nicht zur normalität geworden, unschuldig sind sie schon gar nicht. nur: der europavorschlag klingt einfach nach ausweichen. und das machen wir in südtirol ja schon sehr lange mit erfolg.
    wieso gerade europa? hat europa irgendetwas an der lage in südtirol geändert? wird es das jemals? geht es um europa als postnationales gebilde? als friedensbringer? alles etwas abstrakt, nicht? ich fürchte, nur wenige menschen verstehen, was es damit auf sich haben soll.
    nur an alto adige möchte ich nicht rütteln (trotz seiner herkunft). das einfach deshalb, weil es die selbstbezeichnung eines großen teils der bevölkerung ist. und ‘namen’ sind etwas zu persönlich, als dass sie von jemand anderem als deren trägern bestimmt oder aufgegeben können.

    wahrscheinlich ist das problem weniger worüber (namen oder disagi vari) geredet wird, als vielmehr, wer miteinander redet. würden die richtigen miteinander diskutieren, kämen auch die entscheidenden themen auf den tisch.

  21. Certo l’internazionalisazione del conflitto è la via maestra per uscire dal problema. Messner ci indicò questa strada quando fece sventolare la bandiera tibetana dal suo castello durante i giochi olimpici a Pechino.

    Lui e il Dala Laima parlano con una voce sola

    “Los von Peking”

    Certo avrebbe potuto far sventolare quela rbr. Non gli avrebbero sbattuto in galera assieme agli eroi e/o baiazzi di piazza S. Marco col loro carro armato da carnevale veneziano per attacco al unità nazionale. Ma uno che si guadagna la vita con “altisscima levisscima, purisscima ecc.” deve tenere conto anche degli introiti pubblicitari.

    I verdi sono quello che sono sempre stati. Fanno quello che gli fa commodo. Walsche o crucchi, uniti nel pensiero.

    Perciò io vi dico

    “Los von Brüssel”

    Sembra che non usciamo mai più.

  22. E chi si chiede perchè dei verdi sopratutto quelli europei non ne abbiamo proprio bisogno si guardi ed ascolti un po il loro capo:

    Piuttosto i talebani.

  23. nur an alto adige möchte ich nicht rütteln (trotz seiner herkunft). das einfach deshalb, weil es die selbstbezeichnung eines großen teils der bevölkerung ist. und ‘namen’ sind etwas zu persönlich, als dass sie von jemand anderem als deren trägern bestimmt oder aufgegeben können.

    Erstens: http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=6761

    Zweitens: Namen sind etwas Persönliches und dürfen demnach gebraucht werden. Ein Deutschschweizer darf Genf sagen, offiziell ist aber nur Genève. Ein Welschschweizer darf Bâle sagen, offiziell ist aber nur Basel. Ein Italiener darf Monaco sagen, offiziell ist aber nur München. Genauso wie heute viele Sudtirolo sagen, obwohl der Name nicht offiziell ist, dürfte in Zukunft jeder, der es möchte, Alto Adige sagen, selbst wenn der Name nicht mehr amtlich sein sollte.

  24. @ pervasion
    diese zahlen hätte ich nicht erwartet! man lernt nie aus 😉

    ich habe eigentlich an ‘alto adige’ als einen kompromiss gedacht zwischen einer nicht-identifizierung mit der provinz (selbstverständnis nur als italiener) und der kuschel-bezeichnung ‘sudtirolo’ für jene, die unser land als das ihre betrachten können mitsamt geschichte und sprachlicher vielfalt.

    aber an den namen (offiziell oder nicht) wird es nicht scheitern…

  25. Gadilu, la questione ormai è troppo complicata: ci vorrebbe una grandissima persona per risolverla con successo!!! Perciò chiediamo a Otto Scrinzi qual’è la sua proposta! 😀

  26. Pingback: Bergfreunde

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